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Viaggio nella storia: come è nata l'Eccellenza

La vittoria in Consiglio del numero uno della LND Elio Giulivi, il “colpo” da due gironi dell’allora presidente del CR Lazio Raffaele Cipollone e i primi format

14 Luglio 2020

Viaggio nella storia: come è nata l'Eccellenza

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Come è nata l’Eccellenza? Il personaggio che l’ha portata a compimento e che le ha dato risalto risponde al nome di Elio Giulivi: autoritario e convincente, nel 1987 prende il testimone alla guida della Lega Nazionale Dilettanti e si ritrova a gestire la novità Eccellenza. Coglie la palla al balzo, la protegge e la fa crescere come una figlia, dando nel tempo importanza al movimento regionale come mai era successo in precedenza. La nuova categoria gode subito di grande considerazione, perché dà risalto a centri periferici, a paesi che fino a quel momento al calcio mai nessuno aveva ricollegato.  

Ma perché Eccellenza? “Si voleva scegliere un nome che spiccasse. Che desse l’idea di un qualcosa di superiore a tutto quello che esisteva allora”, queste le parole dello stesso Elio Giulivi. Subito due gironi, 26 raggruppamenti suddivisi su tutto il territorio italiano, 18 regioni. Impossibile e sbagliato fare ripartizioni eque: la Lega prende decisioni che fanno partire accese discussioni con protagonisti i Presidenti dei vari Comitati. Ognuno ovviamente tira acqua al proprio mulino in fase di spartizione cercando di trarre il massimo per il movimento di cui è a capo. All’epoca a comandare quello del Lazio è Raffaele Cipollone, sulla poltrona della nostra regione dopo esserne stato commissario, che piazza subito il colpo riuscendo ad assicurarsi due gironi. C’è chi è risentito, chi invece non può lamentarsi come la Lombardia, unica a presentarsi ai nastri di partenza con tre gruppi, visto il grande numero di club iscritti rispetto alle altre regioni. Inserire una categoria tra Serie D e Promozione non è un’operazione facile e delle tre prime in classifica dell’attuale campionato cadetto, solo due potranno compiere il salto di categoria in Interregionale.


La grande festa del Flaminio Girone all’italiana. A sfidarsi ci sono Fregene, Marino e Villalba Ocres Moca: un mini torneo che rappresenta l’anno zero del calcio regionale. Uno stadio da Serie A che accoglie dopo tanti anni i Dilettanti e con essi numerosi tifosi al seguito. Il Marino è quella che esce meglio dalla doppia sfida, il Villalba perde l’ultima che manda i castellani in estasi, ma festeggia in virtù di una migliore media reti che condannerebbe così il Fregene. La festa è interrotta quando arriva la notizia ufficiale: non contano i gol di scarto, serve un altro match di spareggio. Si rigioca sempre al Flaminio ed è la partita dei brividi, della paura: ai supplementari ci pensa Italo Rocchetti e stavolta sì: è festa davvero. Il Villalba è in Interregionale, mentre il Fregene non viene neanche ripescato ritrovandosi nella nuova Eccellenza dopo la doppia delusione del mancato salto in Serie D.

La creazione  I gironi della categoria appena nata vengono formati per la stagione con le classificate dal secondo al nono posto dei tre gruppi di Promozione (oltre al Fregene) nella stagione 1990/1991: Nuova Fabrica, Tanas Primavalle, Aureliana, Santa Marinella, Isola Sacra Fiumicino, Monteromano, Romana Gas e Viterbo Calcio dal girone A; Guidonia, La Rustica, Tor Lupara, Montelibretti, Monterotondo, Monterotondo Scalo, Nuova Vis Subiaco, Passo Corese e Ornaro dal girone B; Ceccano, Aprilia, Albano, Macir Cisterna, Stella Azzurra Porrino, Nuova Itri, Sporting Pontecorvo e Palestrina dal girone C. Ad esse vanno ad aggiungersi le sei retrocesse dall’Interregionale: Pro Cisterna, Cynthia, Vjs Velletri, Fondi, Vis Sezze e Almas Roma. Il quadro è completato, la storia ha inizio.

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