Cerca

coronavirus

Ruggieri: "Situazione grave in USA, ma meno restrizioni"

Giro del mondo nell'era Covid con testimonianze dall'estero. Il classe '95 ha giocato diversi anni nel Lazio, ora è negli Stati Uniti: "Qui il fattore economico influisce molto"

10 Novembre 2020

Ruggieri: "Situazione grave in USA, ma meno restrizioni"

Matteo Ruggieri è una vecchia conoscenza del nostro calcio regionale. Tanti anni nel panorama tra settore giovanile e Dilettanti, poi il grande salto per vivere il sogno americano, tra sport e studio.


Un passo indietro

Ruggieri, qui ai tempi del Missouri

Ma come finisce oltreoceano un ragazzo romano? Il comune denominatore è la passione per il calcio: "In Italia ho fatto il settore giovanile all’Axa, adesso Totti Soccer School, e all'Almas Roma, poi sono passato alle prime squadre ed ho giocato in Eccellenza con Borussia Montecelio e Civitavecchia, in Promozione con il Pro Roma ed in Prima Categoria con la Virtus Divino Amore – esordisce – A quel punto, nell'agosto 20I7, sono partito alla volta degli Stati Uniti: il mio primo anno in America l'ho trascorso sudiando e giocando a pallone in Oklahoma, presso il Bacone College, mentre il secondo e terzo in Missouri al Missouri Valley College. Con questa università ho raggiunto le finali nazionali per due anni consecutivi e mi sono laureato in Business and Management. Ora ho cambiato di nuovo, sto facendo un master a Kansas City presso la Rockhurst University". Un cambio di vista grazie a College Life Italia, un'avventura già indimenticabile: "Emozioni forti, riconosco che mi è stata offerta e ho colto una splendida opportunità. Ricordo ancora quando sono atterrato all’aeroporto di Tulsa, tre anni fa: mi sono sentito spaesato, del resto era il primo viaggio intercontinentale della mia vita e ben sapevo che nessuno avrebbe potuto darmi una mano in caso di bisogno – racconta - Ho dovuto da subito tirarmi su le maniche, ma sono stato fin dal primo giorno accolto benissimo. Non bisogna avere paura: quando arrivi, tutti sanno perfettamente che tipo di disagi uno può sentire a primo impatto. Ora mi sento cresciuto molto rispetto a quando sono partito, sotto l’aspetto mentale, della consapevolezza di chi sono e cosa voglio".


Uno scenario inimmaginabile

Matteo Ruggieri in azione in allenamento

Tornando all'attualità, Matteo racconta come ha vissuto l'evoluzione della pandemia: "Il Covid-19 piano piano sta prendendo piede sempre di più anche se non ce ne rendiamo conto realmente. L’evoluzione della pandemia l’ho vissuta con un po’ di preoccupazione perché non sapevo cosa potesse succedere e sicuramente non pensavo si potesse arrivare a tanto, ad un numero così alto di morti". Anche perché gli USA sono il Paese più colpito al mondo in termini di contagi e decessi: "La situazione attuale negli USA è grave, ma a differenza di altri Stati europei ci sono meno restrizioni, dinamica tale per cui l’economia nazionale non ha risentito pesantemente degli effetti del Covid-19 – continua il classe 1995 - Qui a Kansas City abbiamo l’obbligo di indossare la mascherina nel college e nelle classi, se sono lezioni in presenza, ma molte attività stanno andando avanti senza chiusure". Una panoramica ben diversa dal lockdown primaverile, che Matteo è riuscito però a trascorrere in Italia: "La quarantena non l’ho vissuta male perché nel momento in cui è scoppiata la pandemia ho avuto la possibilità di tornare in Italia e stare con la mia famiglia. Il fatto di rimanere a casa tutto quel tempo durante il lockdown non mi ha impedito di continuare ad allenarmi costantemente e concentrarmi sullo studio allo stesso tempo, diciamo che mi sono dato da fare cercando di restare motivato. Nel corso di questa pandemia, comunque, lo staff College Life Italia ci è sempre stato vicino dandoci rassicurazione e supporto anche quando magari pensavamo di non poter più tornare negli Stati Uniti per un determinato periodo causa Covid. Ed è comunque grazie a loro che abbiamo avuto la possibilità di fare questa magnifica esperienza negli USA".


Sport, sanità e futuro

Durante una partita

Dopo mesi trascorsi in casa, non c'è dubbio che uno sportivo viva con frenesia l'attesa della possibilità di riprendere a fare sport. Ma quando questa arriva, si riprende con più voglia o con più paura per la possibilità di contagio? Ruggieri non ci pensa due volte, anche se i sentimenti e le aspettative si devono poi scontrare con la realtà: "Dopo oltre cinque mesi senza giocare, un po’ per via del Covid un po’ perché il campionato in America si svolge da settembre a novembre, avevo assolutamente voglia di tornare sul campo ad allenarmi con la squadra. Solo che ora qui in America hanno deciso di sospendere qualsiasi competizione per il fall semester, ovvero per questa fase di autunno e inverno: c’è alta probabilità tuttavia che venga tutto ristabilito durante la spring season, in primavera, ed è quello che spero". Da vedere quindi se lo sport riuscirà a tornare alla normalità nei prossimi mesi. Per quanto riguarda il settore sanitario, invece: "Il sistema è sicuramente sotto sforzo, ma il lato positivo della sanità americana è che i tamponi rinofaringei sono gratuiti e soprattutto grazie ai drive-through si limitano code e perdite di tempo così più persone hanno la possibilità di essere testate. In generale – rimarca - la quotidianità qui in America è del tutto regolare, sempre con norme da rispettare, ma come ho detto prima il fattore economico influisce notevolmente sulla volontà dei cittadini di continuare con la loro vita di tutti i giorni". Andare sempre avanti, in conclusione, cercando di non mollare: "Se dovessi esprimere un desiderio in questo momento o lanciare un messaggio per tutti i giovani, mi sentirei di dire di continuare aredere sempre nei propri sogni, nonostante le difficoltà che la vita presenta – conclude Matteo Ruggieri - Se si hanno obiettivi, bosogna cercare sempre di perseguirli, a qualsiasi costo".

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE