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L’INTERVISTA

Alessio Bianchi: "Il sogno della Valle ed il futuro da ds"

Parola all’ex Valle del Tevere e Palestrina che si racconta ripercorrendo il suo passato in proiezione di un futuro da protagonista

19 Novembre 2020

Alessio Bianchi: "Il sogno della Valle ed il futuro da ds"

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Dopo aver dedicato un’intera carriera al calcio giocato, Alessio Bianchi attende l’occasione giusta che gli permetta di proseguire a fare il direttore sportivo proprio come avvenne nella lunga esperienza alla Valle del Tevere. Si è chiusa la sua parentesi al Palestrina ed ora attende la giusta chiamata per fare quello che già fece in passato, il ds.


Buongiorno direttore, come va? Sappiamo che mister Scaricamazza è andato alla Monti Cimini, hai preferito attendere perché vuoi tornare a lavorare nel ruolo in cui hai operato in questi anni?

"Mi sarebbe piaciuto andare ai Monti Cimini con Scaricamazza però per problemi lavorativi, stando accanto ai miei cugini che hanno rilevato adesso l'azienda familiare, non sono potuto andare. Mi sarebbe piaciuto comunque continuare a fare il mio lavoro da direttore sportivo, che ultimamente non c'è più stato modo di fare poiché la Valle non esiste più".


Quali sono i ricordi ed i traguardi più importanti ottenuti con la Valle del Tevere? Perché in questo sport si dimentica così facilmente? Quali sono i tuoi obiettivi per il prossimo futuro?

"Il primo traguardo importante l'abbiamo raggiunto nel 2015/2016 in cui abbiamo vinto un campionato di Promozione, quello fu il primo anno in cui io feci il direttore/giocatore, giocai anche. Quella è stata un'enorme soddisfazione perché in un anno di operato sono stato subito protagonista insieme al mister Scaricamazza di vincere questo campionato che da anni non si era riuscito a vincere, avevamo perso due play-off attaccati credo, forse tre. Quindi è stato un ottimo traguardo. Il secondo anno, primo anno di Eccellenza, abbiamo perso la semifinale dei play-off nazionali contro il Budoni, andata 2-2 in Sardegna e poi abbiamo perso 0-1 in casa negli ultimi 10 minuti. Anche per quello il secondo anno è stato un ottimo traguardo perché il primo anno in Eccellenza contro piazze come Civitavecchia, l'SFF o Fiumicino che poi ha vinto il campionato, arrivare a giocartela alla pari e poi arrivare fare i play-off contro una squadra che è il Budoni che ha fatto solo D, per un paesino come Forano credo che sia stata un'enorme soddisfazione. Il terzo anno è stato un anno per riprogrammare e poi il quarto anno abbiamo di nuovo perso la finale dei play-off. Questo quarto anno abbiamo avuto dei problemi societari che tutti sanno con il nostro Presidente, siamo stati primi in classifica e nonostante questo abbiamo anche fatto una semifinale di Coppa Italia persa con il Cynthia. Ah dimenticavo, l'anno dei play-off di Budoni abbiamo perso una finale di Coppa Italia e abbiamo fatto anche una semifinale persa ai rigori contro l'Uni Pomezia quindi siamo stati in gioco per due competizioni nel primo anno di Eccellenza. La stessa cosa succede il quarto anno, quindi 2018/2019. Considerando i problemi con il nostro Presidente, abbiamo fatto un campionato molto importante perché siamo stati primi fino a dicembre e abbiamo raggiunto una semifinale di Coppa Italia, dopodiché dopo dicembre abbiamo dovuto un po' indebolirci perché non sapevamo come portare avanti la situazione. Nonostante tutto siamo arrivati a fare le finali dei play-off. Abbiamo vinto la semifinale a Fucecchio 0-1 e poi abbiamo vinto in casa contro il Fucecchio 1-0,  poi abbiamo perso la finale a Bologna, a Progresso dove eravamo un pochino stremati da un'annata travagliata, abbiamo perso 1-3 là in nove uomini e dopodiché abbiamo vinto il ritorno in casa 2-1 con un miracolo del portiere all'ultimo su Passiatore, senza il quale potevamo andare a fare i supplementari. Questi sono stati i traguardi migliori. Io credo che in quattro anni sono state soddisfazioni enormi per me e per il Mister che comunque sia ha la stessa età mia, dai 36 ai quarant'anni abbiamo fatto la storia di un paesino che non c'era. Di questo ringrazio molto il presidente e il mister Scaricamazza che mi hanno dato questa opportunità. Per questo se io avessi l'occasione vorrei continuare a fare questo lavoro, sempre quando avrò risolto questi problemi lavorativi individuali. Il fatto che ci si dimentica facilmente, io credo dipenda dal fatto che in questo calcio nostro laziale ci sia poca intenzione di investire su figure come allenatori e direttori e quant'altro. Magari si preferisce prendere un qualcuno che possa dare una mano sotto altri punti di vista e magari prendere due o tre giocatori in più invece di investire su uno staff e programmare un progetto duraturo di due o tre anni. Qui purtroppo ci si fa prendere un po' troppo la mano, si smontano squadre in continuazione e quindi succede che cambiano direttori e allenatori senza motivo o comunque sia senza neanche notare il lavoro fatto negli anni passati, senza vedere la progettualità che c'è dietro. Questo succede anche quando c'è poca competenza da chi giudica. Questo è il mio pensiero, però questo è il nostro calcio e speriamo che primo poi cambi in qualcosa".


Quale è il tuo pensiero sullo stop al calcio regionale? Secondo te è possibile riprendere in sicurezza o bisogna cambiare qualcosa?

"Io credo che la cosa più drammatica di questa situazione sia per quanto riguarda i giovani, perché i giovani non stanno giocando e loro sono il futuro del nostro calcio. È vero che le società investono anche sui grandi, quindi sappiamo tutti quanto costa mantenere un campionato di Eccellenza o Promozione, però io credo che la cosa più grave sia non far giocare a calcio i giovani. È vero che il rischio è maggiore, perchè i giovani hanno meno coscienza nel mantenere le regole però è pure vero che senza giovani anche il calcio dei grandi non va avanti. Per cui io spero che il più presto possibile, con le dovute attenzioni, ricominci tutto quanto. Soprattutto il calcio dei giovani. Anche a malincuore perché noi facciamo parte del calcio dei grandi. Diciamo che senza giovani non si può andare avanti, io credo che dobbiamo ripartire da loro e poi far ripartire tutto quanto anche con i grandi, con le dovute maniere e attenzioni".

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