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T&T, 3ª Tavola Rotonda: parla il vincitore Andrea Cerbara

L'intervista integrale al difensore 2001 del Palestrina che ha trionfato nel terzo incontro di Talento & Tenacia

17 Febbraio 2021

T&T, 3ª Tavola Rotonda: parla il vincitore Andrea Cerbara

Dopo Buffolino e Restante, tocca ad Andrea Cerbara. Dopo Aranova e Sant’Angelo Romano, è il momento del Palestrina. Il difensore classe 2001 in forza al club arancio verde trionfa nella terza tavola rotonda della V edizione del Premio Talento&Tenacia: hanno colpito la sua sincerità e la sua razionalità nel dimostrarsi non solo un giocatore con la testa sulle spalle, ma anche un giovane uomo con idee interessanti e senza paura di esporle.

Il confronto "Sono rimasto molto colpito dalla video conferenza. Sinceramente mi aspettavo un po’ più di timidezza da parte di noi ragazzi, invece la tavola rotonda si è rivelata molto interessante e piacevole, grazie all’aiuto della commissione che ci ha fatto sentire a nostro agio e soprattutto ci ha fatto domande non banali. Noi d’altro canto non ci siamo tirati indietro, ci siamo esposti raccontando le nostre emozioni e rivelando le nostre opinioni - esordisce in questi termini raccontando le sue sensazioni sulla chiacchierata virtuale - È stato un momento molto utile, ho avuto modo di confrontarmi con altri ragazzi della mia età su temi importanti, in un periodo in cui siamo costretti per gran parte del tempo a stare dentro casa: è stato bello potersi rapportare con dei coetanei e vedere come anche loro stavano affrontando questo periodo difficile, lontano dai campi e con limitazioni varie". Un particolare momento ha colpito Andrea: "Mi sono sentito più coinvolto nel momento in cui mi è stato chiesto come riuscissi a conciliare lo studio con il calcio. Il campionato di Eccellenza toglie parecchie energie e richiede tempo, sia che un ragazzo studi o lavori: ho cercato di rispondere con onestà e franchezza, senza paura e devo dire che mi sono sentito compreso. Ho anche ricevuto dei complimenti nel momento in cui ho raccontato che continuo a giocare a calcio pur frequentando la facoltà di Ingegneria, che è molto impegnativa. Le persone che mi ascoltavano sono state eccezionali e non hanno giudicato mai le condizioni di nessuno. Mi ha impressionato la comprensione che c’è stata tra noi ragazzi ed i relatori della commissione". 

La mentalità Entrando più nel dettaglio, sono stati affrontate molte questioni, a partire dal blocco dell’attività sportiva: “Sono dispiaciuto per questo stop dei campionati, perché il calcio è il pane quotidiano di noi ragazzi. Ma in tutta onestà voglio dire che ho anche accolto volentieri questa interruzione, perché mi ha permesso di smaltire un carico di studio enorme in autunno, che non sarei stato in grado di affrontare nel modo in cui l’ho fatto se il campionato fosse proseguito”. Poi è stato il momento di raccontare i momenti più belli e brutti vissuti in campo: "Tra quelli più belli ed emozionanti non potevo non menzionare lo scudetto vinto con la Romulea nella categoria Under 19 mentre fra quelli più negativi ho ricordato i miei primi mesi di agonistica quando, appena uscito dalla scuola calcio e con una voglia matta di giocare, non fui inizialmente impiegato molto, passando in panchina praticamente tutto il girone d’andata, ma poi col tempo le cose sono cambiate - racconta Cerbara - Quei mesi mi sono serviti per reagire, per crescere caratterialmente e per capire che dovevo impegnarmi di più per farmi notare in campo e da lì in poi ho sempre giocato". 

In campo Nel rettangolo verde che giocatore è Cerbara? "Nasco come terzino destro ma con il passare degli anni sono stato spostato al centro della difesa e, devo dire la verità, penso sia stato un bene per me. Sono un giocatore molto propenso all’anticipo, al colpo di testa e mi reputo un calciatore onesto e corretto, che in campo non ricorre a scorrettezze o falli tecnici, anche quando vengo smarcato da un rivale: sarà un mio limite, ma credo che quando un avversario è più forte va riconosciuto". Capitolo Palestrina: “Mi aspettavo un ambiente completamente diverso, intendo in negativo, invece sono stato felicemente sorpreso perché la società ed i compagni mi hanno accolto a braccia aperte. Penso di esser anche stato bravo a far sì che questo accadesse - prosegue il difensore - Passando al campo, ho giocato da titolare solamente una partita su quattro (una di Coppa e tre di campionato) ma sinceramente ero abbastanza sereno, perché di certo non pretendevo di esser subito schierato titolare arrivando per la prima volta in una prima squadra da una Juniores. Certo è che il trattamento che mi ha riservato il primo mister non mi è sempre piaciuto, ma alla fine le decisioni di un allenatore vanno sempre accettate".

Presente e futuro Non poteva mancare un commento sull’attuale situazione del calcio dilettantistico: "Sono un po’ conteso sul fatto di ripartire con i campionati. È normale che tantissimi ragazzi vogliono ricominciare a giocare, lo voglio anche io, perché stare lontano dai campi per mesi è dura. Però è anche vero che se le condizioni non lo permettono, e adesso non so quanto ancora possano essere sicure, far tornare tutti in campo diventa un grande rischio. Magari non tanto per noi giovani, ma forse più per chi abbiamo intorno. Personalmente la mia più grande preoccupazione, qualora dovessi prendere il Coronavirus, non è per me ma è per i miei parenti più cari, genitori o nonni - continua il 2001 ex Romulea - In più c’è un’altra questione, quella dell’abolizione delle retrocessioni: se effettivamente si ripartirà così, ritengo che dopo 4-5 giornate diventi un campionato per pochi, sono per quelle 2-3 squadre che si contendono il primato. A quel punto tutte le altre non avranno un vero obiettivo, mancherebbe competizione, non vedo molto senso: ma al contrario resterebbe il rischio di contagio". Nel frattempo, Andrea Cerbara non perde di vista i suoi obiettivi: “"Per quanto riguarda il calcio, è inutile dire che il sogno di ogni ragazzo che gioca a pallone è quello di arrivare un giorno nel panorama professionistico, il più in alto possibile - conclude - Tutti sognano la Serie A, ma ormai, parlando in modo diretto, ammetto che non è più quello il mio obiettivo primario. Ormai mi sto concentrando molto sullo studio e penso che il mio futuro sarà caratterizzato da quello che imparerò e da come mi formerò nel corso di questi anni universitari". 

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