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L'intervista

Ledesma: "Il gol nel derby un ricordo unico. Impressionato dal Milan e da Klose"

L'intervista dell'ex giocatore biancoceleste ed ora tecnico della Luiss rilasciata su Instagram: "Ho scelto di allenare questa squadra perché c'è un progetto importante, mi diverto molto anche con la mia Academy. Lazio fuori dalla Champions? Rosa non all'altezza"

03 Aprile 2021

Ledesma

Il tecnico della Luiss, Cristian Ledesma (Foto ©Torrisi)

L’ex centrocampista e colonna della Lazio Cristian Ledesma ha rilasciato un’intervista in diretta Instagram alla pagina Footcall (@foot_call_). Uno sguardo sul suo passato in biancoceleste, sul presente che trascorre fra Eccellenza e piccoli calciatori, e sul futuro da allenatore.

L’11 Aprile si riprenderà con il campionato d’Eccellenza e sarai alla guida della Luiss. Nelle prime quattro giornate avete raccolto solo due punti. Quali sono state le tue prime impressioni?

"Per quanto riguarda l’inizio di campionato, di negativo ci sono stati solo i risultati. Io da allenatore devo guardare anche altri aspetti. Ho visto che i ragazzi hanno risposto bene all’impatto con un campionato che non ci aspettavamo, per il quale non ci eravamo preparati (la Luiss SSD è stata ripescata in Eccellenza, n.d.r.). Abbiamo affrontato tre squadre che puntano alla vittoria del campionato, e abbiamo avuto anche qualche ragazzo contagiato dal virus. L’idea, quando ripartirà il campionato, è quella di prenderla come una grande opportunità e un privilegio, e di non buttare tutto il lavoro fatto in questi mesi. Vogliamo ridare ai giocatori quello che vogliono: scendere in campo, giocare e divertirsi. Perché il calcio è bello per questo".

Hai anche aperto una scuola calcio, la Ledesma Academy. Come è nata questa iniziativa e come sta procedendo?

"Era un sogno che avevo quando ancora giocavo. E’ nato soprattutto vedendo i miglioramenti di mio figlio nei primi anni di scuola calcio. Non che sia diventato un grandissimo prospetto (ride, n.d.r.). Ha capito come porsi e come stare dentro un gruppo. Mi ha fatto scattare la voglia di provare la sensazione di dare qualcosa a un bambino e vederne la crescita, non solo sotto l’aspetto tecnico. Alla Ledesma Academy abbiamo il compito di fare diventare i bambini e le bambine degli ottimi sportivi, dei ragazzi che sanno cosa vuol dire stare dentro un gruppo".

Che differenza c’è tra allenare in Ec- cellenza e allenare i bambini?
"Sono due cose sicuramente diverse. Alla Ledesma Academy alleno i più piccoli, perché è quello che volevo fare. E’ completamento diverso, però l’idea dello sport, di ciò che uno ha vissuto e imparato, è sempre la stessa".

Quale delle due ti dà più soddisfazione?
"Non ho una preferenza. Porto avanti la scuola calcio come direttore, decido con il mio staff cosa vogliamo trasmettere ai ragazzi e come portare avanti il progetto. Ci siamo circondati di collaboratori fantastici, da chi ci aiuta in magazzino, alla nostra psicologa, al nostro dietista... Abbiamo creato una famiglia. In Eccellenza mi sto formando come allenatore. Sto completando il corso UEFA A che mi permetterà di allenare i professionisti. Mi sta piacendo fare l’allenatore e so che è questo il mio futuro".

Ti piacerebbe allenare in un campionato importante, magari in Serie A?
"Ti rispondo sinceramente, ho un grandissimo rispetto per la Luiss perché è una società diversa. Ho rifiutato squadre di categorie più alte perché credevo fortemente in questo progetto. Adesso mi sto formando come allenatore. E’ ovvio che se in futuro arriverà un’opportunità in categorie più alte, magari in un settore giovanile importante, ci penserò seriamente. In Serie A è difficile dire quale squadra mi piacerebbe allenare. Sicuramente ce n’è una che non posso allenare.... (ride, n.d.r.). Ho grande rispetto per il calcio, quindi prima di tutto mi voglio formare. Allenare la Lazio, più che un obiettivo sarebbe un sogno. Mi piacerebbe tantissimo tornare per poter restituire un po’ di quello che mi è stato dato. Però, ripeto, prima voglio diventare un allenatore. Ci arriverò piano piano".

Come commenti la stagione un po’ altalenante della Lazio?
"Direi che è un anno difficile per tutte le squadre. In classifica si è creata una spaccatura fra la Lazio e tutte le squadre che si trovano al di sotto, ci sono quasi dieci punti di differenza. Il campionato quest’anno è difficile. Se la Juve, che ha la rosa migliore, non riesce ad essere continua, cosa possiamo chiedere agli altri? La Lazio è stata discontinua, ma come tante squadre ha pagato le assenze e i momenti difficili di alcuni giocatori".

Secondo te, visti gli errori tecnici individuali, la Lazio avrebbe potuto fare di più con il Bayern Monaco?

"Gli errori te li fa commettere una squadra che è tra le più forti al mondo, che pressa in un modo quasi perfetto. Si può sempre fare di più, ma la Lazio si è presentata con una rosa non adeguata per competere contro queste squadre".

Si può dire che il centrocampo della Lazio sia uno dei più forti d’Europa?

"E’ tosta. Non per togliere nulla a questi tre giocatori che sono bravissimi e hanno esperienza, soprattutto Leiva che ha un’esperienza internazionale. Abbiamo visto soprattutto in queste ultime settimane che negli altri paesi a livello tecnico e a livello fisico hanno qualcosa in più. Il calcio italiano è diverso rispetto a quello di dieci anni fa. Loro stanno facendo bene (Luis Alberto, Leiva, Milinkovic, n.d.r.), soprattutto l’anno scorso, perché hanno fatto girare il centrocampo a meraviglia. Sono forti, ma non li metterei a quel livello visti i giocatori che ci sono negli altri campionati".

Cosa manca al calcio italiano per raggiungere il livello degli altri paesi?
"Mi trovo d’accordo con qualche articolo che ho letto, in cui si diceva che a livello economico siamo indietro rispetto ad altre realtà. Questo è un fattore importantissimo perché non ti permette di comprare i top player. Se non compri la qualità fai fatica, soprattutto se non riesci a crescere sotto l’aspetto dei settori giovanili. Penso che si debba lavorare meglio, a partire dal valorizzare lo sport nelle scuole. Ho due figli, so cosa si fa durante l’attività motoria nelle scuole e posso dire che c’è una carenza. Molti dicono che manca il calcio di strada, ma su questo non possiamo fare niente. Il mondo è cambiato, si è evoluto e
ci sono nuove situazioni. Secondo me va riportato lo sport nelle scuole, tutti gli sport, non solo il calcio. Questo è un modo per far sì che i nostri giovani vengano fuori in un modo diverso".

Negli altri campionati europei vediamo esordire giocatori a sedici anni, mentre in Italia i più talentuosi, come Barella e Zaniolo, hanno esordito a vent’anni. Secondo te quale dei due modi è più giusto?

"Non ci sono allenatori che vanno contro i propri interessi. Se un giocatore è forte lo fanno giocare. Hai nominato alcuni talenti italiani che stanno venendo fuori, ma ci vuole tempo. Anche in Argentina a sedici anni hai già due stagioni alle spalle, poi però vieni venduto in Europa e il calcio argentino non cresce. Ma in Italia c’è un problema di fondo, nelle scuole".

Il 10 dicembre 2006 hai segnato il tuo primo goal con la Lazio, contro la Roma. Cosa ricordi di quel momento?

"Ho ricordi unici. E’ difficile spiegare cosa ho sentito, cosa scorre nel corpo quando fai una cosa del genere. Già ero emozionato perché era il primo derby, ne avevo solo sentito parlare in televisione. Oltre a tutte queste emozioni sono riuscito anche a segnare. Non potevo chiedere di più: è quello che sogni da bambino, più dei soldi, le case e le belle macchine. Per questo amiamo il calcio"

Nel 2010 sei stato messo fuori rosa dalla Lazio, ed è stato probabilmente il momento più brutto della tua storia con questa squadra. Ci puoi raccontare quel periodo?

"In quel momento è nato qualcosa di diverso tra me e il tifoso della Lazio. Ho capito cosa significa ricevere l’affetto dei tuoi tifosi. La domenica guardavo le partite da casa, ma nonostante ciò continuavo a ricevere il loro affetto. Mi volevano bene non perché segnavo o giocavo bene, mi sostenevano a prescindere".

Qual è il giocatore più forte che hai affrontato?
"Il Milan di Ancelotti. Non un giocatore in particolare. Perché andavi a giocare contro di loro e in panchina trovavi Rui Costa e Seedorf, non due calciatori qualunque. Era una squadra di altissimo livello".

E tra i tuoi compagni di squadra?

"Miroslav Klose. Era un campione, un top player. Non è un caso che abbia stabilito il record di goal in un mondiale. Anche Matuzalem aveva un talento incredibile. Lo dico sempre, era un giocatore da Barcellona come livello".

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