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l'intervista

Marco Ardone racconta l'impresa dell'Itri "Un applauso a tutti i ragazzi"

Il tecnico biancazzurro, dopo la conquista della salvezza senza play out, rivive la stagione

03 Maggio 2022

Festa Itri

Festa Itri: i biancazzurri hanno centrato la salvezza

L’Itri ha compiuto l’impresa di mantenere la categoria, senza nemmeno passare per i playout. Una stagione favolosa quella dei biancazzurri, portatori di un progetto che difficilmente si vede nel sud-pontino: quello di valorizzare i giovani. A partire dal tecnico, Marco Ardone. Per il quale, la prima esperienza in Eccellenza – se si toglie il mese e mezzo dello scorso campionato -, è stata indimenticabile. E soprattutto un’importante vetrina per lui e per i ragazzi, che nel corso della stagione sono cresciuti. I risultati non sono stati un caso, perché il tecnico insieme al suo staff ha sostenuto un lavoro meticoloso. Durante l’anno, l’Itri lo abbiamo apprezzato per tante capacità, definendolo famelico, chirurgico, duttile, camaleontico e con una certa attitudine al sacrificio. Per fare ciò, c’è stato un grande impegno dietro. Tutto ciò ha portato al coronamento del sogno nella trasferta di Terracina, ultima tappa di una stagione massacrante ma di spessore. Il tecnico Marco Ardone, protagonista della cavalcata, si è lasciato andare ad una lunga conversazione. “Sono abituato a fare le cose con il massimo dell’impegno, a prescindere dalla categoria – ha esordito -. Ho iniziato ad allenare dagli Under 17 Provinciali. Dopo quattro stagioni è arrivata l’occasione: la chiamata di Vincenzo Ialongo. Posso garantire che ho allenato l’Eccellenza con la medesima professionalità con cui ho guidato gli Under 17. Perché l’obiettivo è quello di lasciare nell’ambiente qualcosa d’importante, a prescindere dai risultati. Cerco di portare una certa mentalità, una cultura del lavoro, la meritocrazia. Il profilo umano viene talvolta prima di quello sportivo. Il mio sogno è quello di portare tutto questo in un contesto professionistico. Renderlo un lavoro. Che poi in realtà un lavoro non sarebbe”. La linea verde dell’Itri è stata un successo. “Cerco di fare un grande progetto con i giovani, e con tutti i giocatori che mi vengono messi a disposizione. Credo che il principale compito di un allenatore sia quello di provare ad ottenere una crescita costante dei calciatori. E, soprattutto, creare contesti sia in campo, e quindi tecnico-tattici, sia fuori, e dunque relazionali e di gruppo, che possano valorizzare al massimo le potenzialità del singolo e della squadra. Mi fa piacere che da fuori si sia percepito questo. Perché il risultato deve passare necessariamente dal miglioramento e dalle potenzialità che la squadra riesce ad esprimere”. Cosa, però, non semplice. “Spesso il risultato è tiranno. Una palla fuori invece che dentro può determinare dei risultati, anche finali. Pensiamo se domenica a Terracina avessimo subito un gol… Nulla avrebbe tolto al grande lavoro dei ragazzi, ma al contempo ci sarebbe stato tanto rammarico, perché il percorso è stato importante. E proprio il tragitto è stato quello su cui mi sono focalizzato dall’inizio. Ho cercato, nonostante l’importanza del risultato, di porre il focus sul percorso che i ragazzi stavano facendo. Quello ci avrebbe portati all’obiettivo di mantenere la categoria. Averlo fatto senza nemmeno passare per i playout, è stata la ciliegina sulla torta. Capita di commettere degli errori. Spesso quello di chiedere ai ragazzi qualcosa che non hanno. In questa esperienza a Itri ho capito che bisogna pretendere quello che hanno e fare in modo che possano esprimerlo al massimo, creando loro i giusti contesti. Credo che Mattia Saccoccio possa essere l’esempio di un ragazzo che si è distinto per educazione, professionalità, rispetto. Ma anche per la sua grande duttilità: è stato impiegato da esterno alto, basso, trequartista. Ho capito che tra le sue qualità ci sono quelle di ricoprire più ruoli e adattarsi a tutto”. Per Ardone, dopo questa esperienza, potrebbero aprirsi scenari interessanti. “Adesso, la mia priorità è riposare un po’. L’annata è stata faticosa. Si faceva bene, ma sembrava non bastasse mai. Questo ha richiesto tante energie. E mi sembra giusto prendere qualche settimana di stacco. Il mio obiettivo è crescere anno dopo anno, cercare di alzare l’asticella per continuare a mettermi alla prova e ottenere qualcosa in più. Ascolterò il presidente e la società. E sono aperto a valutare ogni opportunità che il mercato è pronto a presentare. Voglio chiudere con dei doverosi ringraziamenti per il presidente Ialongo. Che ha creduto nel progetto e in me, che ero all’esordio nella categoria. Mi ha fatto piacere che qualcuno abbia ancora il coraggio di dare una possibilità a chi non ha esperienza, al di là della propria carta d’identità. C’è bisogno anche di tanto altro. Faccio un plauso ai miei ragazzi, ai quali ho chiesto tanto. Non potevo contare su una panchina lunga, ma la mia squadra ha fatto tanti sacrifici, mettendo da parte le necessità individuali. Se abbiamo raggiunto questo risultato, il merito è in primis il loro”.

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