Dopo 26 anni il Ferentino torna a giocarsi una finale di Coppa Italia di Eccellenza. Sarà invece la prima volta in questa categoria per mister Cristiano DiLoreto che, nonostante la sua esperienza e comunque tanti successi nei Dilettanti, non ha mai avuto l'onore di arrivare a contendersi questo trofeo. Il tecnico analizza il percorso dei suoi, dalle emozioni al triplice fischio della semifinale alle responsabilità di difendere e rafforzare il blasone della società gigliata.
Il finale contro il Monti Prenestini è stato intenso e discusso. Cosa ha provato a qualificazione raggiunta? "La gioia vera è arrivata dopo un pò. Proprio all'ultimo secondo, in realtà un minuto dopo lo scadere del recupero concesso, c'è stato l'episodio che ha scatenato un pò di disordine ma mi metto nei panni dei loro giocatori, da fuori sembrava che c'era qualcosa per cui era giusto contestarla. Ma non mi è piaciuto il post partita in cui sembrava che noi avessimo rubato la partita, non tenendo in considerazione che all'andata ci è stato annullato un gol regolare e per il quale non abbiamo detto nulla. Quindi, lì per lì non sono riuscito a gioire a 360°, ma quando mi sono reso conto di quello che era stato fatto sono stato contentissimo, soprattutto per i ragazzi che stanno facendo qualcosa di incredibile. Da dicembre in poi abbiamo voltato pagina anche in campionato e portato avanti il percorso in Coppa. Vincerla sarebbe per i ragazzi la chiusura di un cerchio iniziato dalla miracolosa salvezza di due anni fa".
Si aspettava di arrivare fino in fondo? "La Coppa ha un percorso tortuoso, giocare ogni tre giorni non è semplice soprattutto se non si ha una rosa ampissima. Parlando con i ragazzi dopo il primo turno gli ho detto che bisognava rispettarla e provare ad arrivare in fondo perché voleva dire ripagare tutti i sacrifici fatti. In ogni partita abbiamo dato il massimo, da parte mia schierando sempre la miglior formazione del momento senza pensare al turnover. Ci abbiamo puntato".
Qual è stato il momento chiave del vostro cammino? "Il ritorno con il Roma City. Già all'andata avevamo fatto una gara importante, con la voglia giusta. Al ritorno siamo andati sotto ed eravamo obbligati a vincere. Lì ho visto una determinazione e una ferocia tali da capire che saremmo potuti arrivare fino in fondo".
A contendervi il trofeo ci sarà la Boreale. E' l'avversaria che si aspettava? "Non sono sorpreso, hanno profili importanti e stanno facendo bene anche in campionato. E' una squadra equilibrata e quadrata, mi sono fatto un'idea importante. Mi preoccupa il cammino che hanno fatto in Coppa eliminando le prime tre del nostro girone, più lo scoglio Sterparo. Hanno fatto un percorso incredibile e meritano di stare in finale".
Che finale sarà? "Mi aspetto una partita con un pò di tensione all'inizio, poi spero che si sciolga e che la gente che sarà presente allo stadio si diverta".
A livello di singoli chi potrebbe deciderla? "Mi aspetto che il gruppo squadra, a partire dai vari Cardinali, Cardoso ecc. facciano ciò che stiamo preparando. Penso che se alla fine a spuntarla sarà il Ferentino sarà merito di tutto il lavoro che c'è dietro".
Quale sarà la vostra forza? "Quello che hanno passato i ragazzi in questi due anni. Ho incontrato un gruppo che sta facendo di tutto per togliersi una grande soddisfazione. Come detto anche prima, spero che il cerchio possa chiudersi a nostro favore".
Giocare ad Anagni, a livello di territorialità, potrebbe essere un fattore a voi favorevole? "E' vero che siamo ad 8 chilometri e quindi che forse è più facile che vengano più tifosi del Ferentino piuttosto che della Boreale, ma comunque giocheremo in un paese con cui c'è grande rivalità sportiva, quindi gli spettatori del posto tiferanno probabilmente loro. In ogni caso, quando si scende in campo tutto questo diventa secondario".
Per lei che risultato sarebbe vincere questa Coppa? "Personalmente sarebbe il mio primo trofeo in Eccellenza. In dieci anni sono arrivato al massimo in semifinale e terzo in campionato. Ormai a ridosso delle 500 panchine in questa categoria penso di meritare un traguardo del genere. Spero di condividerlo con questo gruppo di ragazzi e con questo staff. Sarebbe fantastico, non vorrei svegliarmi giovedì mattina senza aver vinto".
Il Ferentino torna in finale dopo 26 anni. Quanta responsabilità c'è in questo? "Ci dà la consapevolezza di giocare per un paese che tanti anni fa era sulla bocca di tutti. Spero che i risultati che stiamo facendo negli ultimi mesi coinvolgano sempre più gente. Per noi è importante trasmettere soprattutto l'attaccamento alla maglia e far capire che stiamo giocando per loro, questa è la responsabilità che abbiamo. Vincere questo trofeo potrebbe cambiare le cose per il Ferentino".
PENNA A SFERA EDIZIONI - SOCIETÀ COOPERATIVA
Via Appia Pignatelli, 235, 00178 Roma
tel. 06 89277529
fax. 06 64011904
C.F. e P.IVA: 12861621006
Numero REA: 1405885
Iscrizione al Registro delle Imprese di Roma n° 12861621006
gazzettaregionale.it è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma n.126 del 16/05/2014
la testata fruisce dei contributi diretti editoria L. 198/2016 e d.lgs 70/2017 (ex L. 250/90)