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Nuova chiusura? Così distruggete lo sport e i giovani

Da ieri sera si rincorrono le voci di un possibile lockdown per il calcio targato LND e per il Settore Giovanile e Scolastico. Spadafora prova a mediare, ma la scelta stavolta lascia più che perplessi

12 Ottobre 2020

Nuova chiusura? Così distruggete lo sport e i giovani

Da ieri sera la preoccupazione aumenta minuto dopo minuto. L'indiscrezione rilanciata dalla Gazzetta dello Sport su un possibile nuovo stop per il calcio giovanile e dilettantistico fa tremare un movimento già messo a dura prova dalle limitazioni dovute alla pandemia. Sono preoccupati i club, che potrebbero subire un contraccolpo economico irreparabile, i genitori, che hanno già potuto comprendere nelle scorse settimane i danni che questa drastica scelta crea ai propri figli, e i ragazzi stessi, terrorizzati dall'idea di dover nuovamente interrompere la loro passione.


Noi lo comprendiamo questo terrore, da mesi viene ripetuto loro che sono la fascia di età meno suscettibile al contagio e ai sintomi da Coronavirus, eppure sono i primi ad essere presi di mira. Lo sport e la scuola, la scuola e lo sport, come se non fosse chiaro a tutti che il 77% dei contagi – stima non nostra, ma del Cts, ripresentata a più riprese dai media nazionali – avvengono in situazioni familiari. Non sul campo di calcio, non in aula, ma a casa. Testimonianza che i protocolli studiati per favorire la ripresa delle competizioni LND non sono così malaccio, mentre magari andrebbe rivisto qualcosa sul contatto tra giovani e più anziani, che si trovano ogni giorno ammassati senza distizione di anzianità su metro, treni e bus, senza regolamentazioni sugli incontri privati e appare incredibile che nessuno muova un dito per risolvere una situazione paradossale e si continui a puntare il dito sullo sport. Senza considerare che in ballo ci sono anche gli investimenti appena effettuati da chi gestisce i centri sportivi per ristrutturazioni e migliorie, migliaia di posti di lavoro e un indotto che ne produce altrettanti.


Il caso di Napoli – Genoa, inoltre, con solo due positivi tra le fila partenopee dopo il match “incriminato”

(ammesso e non concesso che si siano infettati in campo visto il trend delle ultime settimane in Campania),

rappresenta un precedente importantissimo nella possibilità di trasmissione durante un evento sportivo di uno sport di squadra. Davvero lo sport è così pericoloso? Davvero dobbiamo provare ancora una volta le fasce di età meno colpite della loro vita, seppur regolamentata da protocolli rigidissimi? Davvero nessuno ha pensato che quel 77% stimato dal Cts sia la prima criticità da risolvere e non il calcetto, il basket o la pallavolo o le altre discipline di gruppo? Ventidue ragazzi su un campo possono rappresentare un veicolo di contagio più dannoso di un mercato rionale – chi scrive vive sopra Porta Portese – capace di raccogliere migliaia di persone, nell'assoluta inosservanza delle regole, dalla media età decisamente più alta dei 30 anni delle prime squadre o dei 14 dei Giovanissimi? La risposta alle domande retoriche a volte sembra scontata, invece...


Vincenzo Spadafora, sempre secondo GdS, sta mediando per salvare almeno le competizioni ufficiali sacrificando sull'altare le discipline di squadra amatoriali. Una scelta comunque incomprensibile, per tutte le ragioni già elencate sopra, ma il tentativo del Ministro va apprezzato. Perché a poche ore al nuovo DPCM il calcio è nuovamente il capro espiatorio, senza alcuna logica, preso di mira dagli stessi esperti che non lo individuano come grave crepa nel sistema di prevenzione. Perché fermarlo, stavolta, potrebbe risultare fatale per un movimento che con molta fatica si è rialzato dall'ultimo lockdown e con grande sforzo e dignità sta provando a ripartire. Non affossatelo.

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