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Caos: per Spadafora non si gioca, per le Federazioni sì!

Il ministro dello sport ha parlato a "L'aria che tira" in onda su La Sette tornando sul tema dello sport di contatto: "Una squadra in questo momento non può giocare"

20 Ottobre 2020

Caos: per Spadafora non si gioca, per le Federazioni sì!

Il ministro Vincenzo Spadafora (©Ansa)

Due rette parallele che non si incontrano mai, verrebbe quasi da dire, o forse anche di più: due rette parallele che non si incontrano mai e che sembrerebbero andare in direzioni opposte. Sempre più caotica infatti appare la cesura che si sta venendo concettualmente a creare tra federazioni e governo in tema sportivo. Un feroce, liquido e imprevedibile batti e ribatti a distanza che sta avendo il macroscopico effetto di creare confusione a più non posso. Una confusione che da mesi fa brancolare nel buio atleti e rispettive famiglie e che ora sta contagiando anche lo stesso apparato federale. Si sono rincorse e si stanno rincorrendo in queste ore voci, comunicati e note diffuse da diversi organi federali, come la Federazione Italiana Pallavolo, la Federazione Italiana Pallacanestro, la Federazione italiana Rugby, per citarne alcune: l'attività continua, questa la voce corale, salvo alcune eccezioni per determinate categorie. E anche guardando al calcio, quell'ormai famoso "Dalle informazioni parziali che abbiamo" con cui inizia il suo comunicato successivo alla conferenza stampa di domenica sul Dpcm, del presidente Cosimo Sibilia pesa come un macigno. Un macigno straordinariamente eloquente del surreale groviglio in cui ci si è invischiati. Noi di Gazzetta Regionale non siamo rimasti zitti. Abbiamo dato la nostra interpretazione, basandoci semplicemente sulle parole enunciate dal presidente Conte: stop all'attività di base che, secondo la definizione FIGC, è la scuola calcio. Ma, da quanto sembra, la situazione non è così cristallina per tutti.


L'ultimo intervento di Spadafora

A rendere, dispiace dirlo, la situazione ancora più fumosa e imperscrutabile è proprio la figura che in molti fra noi aspettavano fiduciosi si pronunciasse sul tema, chiarendo l'ermetica conferenza stampa di domenica: Vincenzo Spadafora. Il ministro dello sport oggi, martedì 20 ottobre, ospite a "L'Aria che Tira" in onda su La Sette, ha risposto ad alcune domande postegli da Myrta Merlino sul tema sport da contatto a livello giovanile, incrementando, se possibile il livello di confusione, andando contro, a parole, alle intenzioni già apertamente manifestate dalle federazioni sportive, liquidando così la questione: "Per quanto riguarda gli sport da contatto è ovvio che lì, rispetto ad altre discipline, il rischio è maggiore, quindi dobbiamo consentire l'attività fisica e di allenamento, ma individualmente. Quindi una squadra può andare ad allenarsi ma non può giocare". Una dichiarazione enorme, questa del ministro dello sport, che contrappone immediatamente il dilettantismo al professionismo, ancora una volta: "Parliamo del calcio di Serie A che è un mondo a sé oltreché un'industria straordinariamente importante per il nostro paese, e poi parliamo dello sport di base o delle scuole calcio, della Lega Pro, del dilettantismo che è un altro mondo, che ha anche una valenza culturale enorme, con cui forse qualche affinità in più ce l'ho già". Ad ogni modo il ministro ribadisce il suo impegno nel far valere il diritto degli sportivi in questo periodo. "Se ci fossimo trovati in una situazione in cui dovessimo chiudere tutto il paese io sarei stato il primo probabilmente a chiudere la chiusura dello sport. Non mi andava l'idea che fosse solo lo sport a pagare in questo momento di criticità. Dobbiamo essere più rigorosi, va bene, ma se in questo momento sei persone possono stare davanti a un tavolo al ristorante, non vedo perché con dei protocolli sicuri non possano andare anche in palestre e piscine".

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