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Covid - Calcio: rischio 0. Chi segue il protocollo è sicuro

Abbiamo contattato 100 società di settore agonistico e attività di base del nostro territorio. Il campione preso in esame conferma la bontà delle procedure di protezione dalla difusione del Coronavirus

27 Ottobre 2020

Covid - Calcio: rischio 0.  Chi segue il protocollo è sicuro

In un Paese in cui la deriva tuttologica ha raggiunto dimensioni da livello di guardia quasi quanto la curva epidemica, una delle attività principali è ormai la rincorsa al saperne più di altri su quale sia la misura più o meno incisiva per ridurre (al debellare ci penseremo poi) il Covid-19 ed i suoi effetti.

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Questa ai piani alti si trasforma in confusione, incapacità di guardare ad ampio raggio e realizzazione di misure sommarie che assomigliano nella maggior parte dei casi a veri e propri tamponi, destinati a coprire la falla e far reggere la diga. Ma per quanto tempo? Il fatto di aver promulgato due DPCM diversi nel breve volgere di una settimana è uno dei sintomi principali della mancanza di quella che potremmo definire progettualità, con la conseguenza di, probabilmente, salvaguardare alcuni interessi a discapito di altri, oltre ovviamente a quello della salute pubblica. Il non essenziale diventa la chiave di tutto, ma cosa possa essere definito essenziale è inserito all'interno di un circuito dai confini molto labili. Lo sport, la libertà di praticarlo e l'aggregazione che crea non possono essere definiti "non essenziali" in una società dal volto sempre più egoista e dalle relazioni sociali ridotte all'osso dietro lo schermo di uno smartphone. E, dati alla mano seppur sotto forma di un campione, fare sport, nel caso in esame giocare a calcio dai 17 anni in giù, nel Lazio è un'attività sicura. Perché se è vero che la fascia di età dei contagi si è abbassata da marzo ad oggi, va al contempo considerato che nelle ultime settimane l'utilizzo del tampone (in questo caso orofaringeo) ha toccato picchi vertiginosi, investendo una moltitudine di ragazzi che, fino a qualche mese fa, di tutto ciò ne sentivano solamente parlare. I giovani si muovono, vanno a scuola, si incontrano. Non possiamo lasciar sulle loro spalle il carico dell'essere untori, socialmente pericolosi, quando si stanno solamente riappropriando di tutto quello che avevano momentaneamente perso (e che ci auguriamo non perdano di nuovo). E' ovvio che se vogliono mantenerlo devono essere i primi a mantenere un atteggiamento e dei comportamenti responsabili, e questo a prescindere se a ribadirlo sia Fedez o un loro insegnante durante l'ora di matematica. La collaborazione tra i reparti, quella che ogni allenatore degno di tale nome insegna ai loro allievi, è quindi fondamentale per far sì che il pallone continui a rotolare fluidamente su tutti i campi di calcio: nazionali, regionali, provinciali. Questa è stata (ed è) presente all'interno delle società del Lazio contattate per provare ad avere una radiografia della situazione, ed è frutto di una comunicazione tra le due sfere che abbracciano più di altre la vita di un adolescente: la scuola e la squadra. 100 club hanno risposto al nostro studio ed abbiamo constatato come gli uno, due, tre fino ad un massimo di 12 casi risultati positivi al Covid-19 siano stati intercettati e trattati a rigor di legge. Gruppi che vanno in isolamento, effettuano tamponi ed evitano il contagio all'interno di quello che viene definito "gruppo squadra" con cui si incontrano per 3-4 volte alla settimana.


Numeri alla mano

Sono 129 tra bambini e ragazzi che hanno contratto il virus su un totale di 25350 tesserati tra settore giovanile e scuola calcio con un totale di soggetti poi costretti all'isolamento domiciliare pari a 1617. Di questi nessuno è stato poi riscontrato positivo ad un successivo esame, mentre attendiamo l'esito di un tampone per 126 degli stessi.
Image titleIl risultato porta quindi a ritenere massima l'attenzione da parte delle società e dei ragazzi nelle misure di prevenzione per il controllo della circolazione del Coronavirus. Ad ulteriore conferma dell'attività di contrasto volta al preservare il bene comune è l'aumentare progressivo dei contagi riscontrati quotidianamente nel Lazio. Prendendo la progressione della settimana che va dal 15 al 22 ottobre i numeri sono praticamente raddoppiati (da un minimo di 594 nuovi positivi 1251 con un dato discretamente stabile per tre giorni consecutivi) ma sono anche strettamente legati al numero massiccio di tamponi effettuati e processati che vede il Lazio in testa su tutto il paese in questa particolare classifica (la media degli ultimi giorni supera i 21mila tamponi al giorno ndr). Insomma, all'interno di una società di calcio non si generano focolai, perché il controllo funziona e gli investimenti fatti dalle proprietà, che hanno dovuto rivedere praticamente tutto per permettere ai ragazzi di allenarsi, sono stati ingenti. Si va da spese per la sanificazione, alla ridistribuzione e ristrutturazione delle aree, quando possibile. Nel caso poi non si sia riuscito ad intervenire profondamente sulle strutture, diverse realtà hanno dato la possibilità ai ragazzi di venire già in abito da allenamento direttamente da casa, evitando così l'affollamento nello spogliatoio, oppure, sempre secondo le possibilità d'ognuno, sono riuscite a suddividere gli spazi in maniera tale da poter garantire a quei ragazzi che non si trovano nelle immediate vicinanze del campo d'allenamento di cambiarsi restando distanziati. Ultimo parallelo numerico, quello con la scuola, che nella stragrande maggioranza dei casi sotto la nostra lente di ingrandimento, è l'ambiente in cui il virus viene contratto e poi rischia di venire diffuso, ma finora non è successo, tra coni e cinesini. Prendendo il dato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale della Regione Lazio sappiamo che su 69.757 test sierologici (che per quanto conosciamo attestano anche eventuali positività passate ndr) il totale dei casi positivi riscontrati sono stati, al 21 ottobre, 1.993, di cui 1.670 tra gli studenti in prevalenza nelle scuole secondarie superiori, quelle che frequentano in buona percentuale i calciatori coinvolti dalla nostra indagine. Assodato che non tutti i quasi 1700 giochino a calcio, e che il nostro è pur sempre un campione, ecco che i conti tornano.

Segnali negativi

Se, dunque, il sistema calcio del Lazio sembra aver trovato una via per poter proseguire, continuando a mantenere sempre massima l'attenzione, un feedback negativo arriva da chi in questa situazione, riesce, o perlomeno ci prova, a trarne vantaggio per i propri interessi di classifica. Ci sono arrivate diverse segnalazioni di club che, con la scusa di un gruppo in isolamento abbiano chiesto il rinvio in realtà per la mancata disponibilità di pezzi pregiati. Ammesso e non concesso che lo siano e ribadendo che attualmente ciò che più importa, ancor più che in passato, sono lo sport e lo stare insieme, invitiamo gli organi preposti a vigilare.

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