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L'intervista

R11, Giovanni Cervone: "Mi diverto ad allenare i giovani"

L'ex portiere della Roma guiderà i numeri uni della società pontina

05 Novembre 2020

R11, Giovanni Cervone: "Mi diverto ad allenare i giovani"

Giovanni Cervone, preparerà i portieri dell'R11 Latina

L’R11 Simonetta di Roberto Simonetta e Fabio Boschi continua con il suo progetto di creare un settore giovanile che in pochi anni possa crescere e diventare un vero e proprio punto di riferimento. Per farlo la società pontina ha scelto di puntare su allenatori di grande qualità uniti all’esperienza di Roberto Simonetta che coordina la struttura e dialoga con numerose società professionistiche tra cui l’Atalanta, che oggi è uno dei club legati alla società del capoluogo pontino. I giovani portieri della società pontina hanno la possibilità di allenarsi con Giovanni Cervone, un’icona del calcio italiano degli anni Novanta con 534 presenze tra Serie A, Serie B, Coppe Europee, Coppa Italia e Supercoppa.


Ambiente pulito

«Punto di riferimento è un parolone, piuttosto la mia presenza deve essere uno stimolo per tutti i giovani portieri che vengono a lavorare perché trovandosi davanti un portiere così, anche se degli anni passati, sono invogliati a fare bene a imparare - spiega Cervone, che nella struttura è affiancato anche dallo staff composto da: Valentino Mironti, Ivan Vita, Massimo Cosimi, Stefano Silvi, Massimo Collinvitti, Vitaliano Caccioatti ed Elena Giuliani - Sto qui da un paio di mesi, ho trovato un ambiente sano e pulito dove si può lavorare perché finora qui a Latina non avevo mai trovato qualcosa di questo genere, Roberto Simonetta s’è messo a fianco dei ragazzi altrettanto bravi che stanno facendo un buon lavoro».


R11, gli obiettivi

« In campo mi diverto a insegnare proprio come prima mi divertivo a giocare e quindi mi auguro di far uscire qualche bel portiere. Il mio obiettivo è aiutare i ragazzi a muovere i primi passi perché, per loro, iniziare bene è un grande vantaggio, c’è tanta voglia di imparare, sono sempre presenti e raramente saltano gli allenamenti. Io cercherò di dare le basi e questo non è semplice perché ci vuole passione e pazienza visto che i bambini vanno gestiti, alcuni giorni hanno anche il diritto di poter stare più tranquilli e bisogna avere la capacità di capire queste situazioni».


A sinistra Fabio Boschi e Roberto Simonetta, alla guida della scuola calcio

Covid e giovani

«Con il Covid-19 chi paga di più sono proprio i bambini, sono sconcertati anche perché vedono le problematiche anche nei più grandi, c’è anche chi ora tra i genitori è in apprensione per il lavoro, è una situazione balorda dove i ragazzi vanno salvaguardati e per questo dovrebbero poter stare in campo pur rispettando le regole anche perché non siamo su un pullman ma in un campo aperto, si può fare allenamento in sicurezza con il lavoro individuale, non credo sia giusto togliere anche questo divertimento ma chiaramente nel rispetto delle regole. Devono comunque stare tranquilli perché questo finirà».


Rapporto con Latina

«Mi sono trovato a Latina quasi per sbaglio, un mio lontano parente era un commerciante di Borgo San Donato e da piccolo venivo spesso da queste parti con i miei genitori quando ero piccolo, poi mia sorella ha sposato uno del posto e ho cominciato ancora di più a frequentare la zona. Quando sono venuto a Roma a giocare s’è creato il problema della vivibilità e così nel 1992 ho comprato una casa qui e mi sono trasferito a viverci. Il rapporto con la città? Onestamente non sono mai riuscito a integrarmi nel vero senso della parola, abito qui ma in giro ci sto poco, ho aperto qualche attività e anche buttato un sacco di soldi (sorride, ndr) però sono esperienze. Ho qualche amico e alcune persone con cui mi vedo ma niente di più. A livello calcistico professionale poi non ho mai sentito nessuno anche quando la società di Latina era in serie B, però forse erano talmente bravi che hanno preferito fare a meno della mia esperienza, non c’è problema».


Giovanni Cervone con la maglia della Roma

Capitolo AS Roma

«Con i miei ex compagni della Roma ci siamo trovati anche a mangiare qualcosa insieme, specie quando c’erano eventi (prima del Covid, ndr) mentre a Trigoria ormai non c’è praticamente più nessuno di quelli che c’erano quando giocavo io l’ultimo è stato Tempestilli ma poi è andato via anche lui e i rapporti sono finiti con gli americani poi è stata dura anche se con questo nuovo presidente mi auguro che le cose vadano un po’ meglio, dal primo impatto mi sembra una persona in gamba, un tipo deciso e credo sia proprio la persona giusta per i tifosi e per la Roma. Sento Giannini, Nela, Chierico, Piacentini, Moriero, Cappioli, con loro mi sono visto anche allo stadio a vedere le partite, anche con Di Carlo seppur non abbiamo giocato insieme, sono tutti ragazzi che poi quando incontro di nuovo è come se l’avessimo fatto da sempre».


Ora parlo da papà

«I ragazzi devono venire al campo con la voglia di imparare, non si devono accontentare perché è vero che sono all’inizio e vengono per divertirsi, non devono diventare tutti professionisti ma è bello che diano soddisfazione ai loro genitori che spendono fanno dei sacrifici per loro, parlo da papà di tre figli anche io e mi auguro che i giovani possano capire e venire al campo con la giusta mentalità facendo anche lavori che non piacciono per andare avanti: serve rispetto e integrazione con gli altri, non devono imparare solo la parte sportiva ma anche come si vive fuori dal campo.


Giovani di oggi e di ieri

«Non può esserci nessun paragone tra la mia infanzia coni giovani portieri di oggi, ho quasi 60 anni e all’età loro vivevo a Napoli e giocavo in mezzo alla strada, per giocare a calcio spesso ci accordavamo e saltavamo la scuola per ritrovarci a giocare: eravamo una decina di ragazzi, su campi di periferia nel mio paese mettendo sassi per terra per fare i pali e giocavamo cinque contro cinque, quella era la nostra realtà all’epoca e così s’imparava. Oggi i ragazzi hanno la fortuna di stare in un ambiente pulito e protetto mentre noi, se tornavamo a casa sani e salvi era già una vittoria (ride, ndr), per questo hanno anche la possibilità di avere degli istruttori e questo è un grande vantaggio, mi auguro che lo capiscano».


Non riesco a contare fino a 10

«Nella mia carriera ho fatto tantissimi errori, decisioni a volte sbagliate, non rimpiango nulla perché tutte le decisioni che ho preso in passato pensando che all’epoca andava fatto. Porto con me il mio passato con grande orgoglio, nonostante io non abbia raggiunto livelli eccezionali mi ritengo un buon portiere e ho fatto molto molto bene non avendo aiuti da nessuno anzi ho sempre lottato contro i presidenti e se ricordate la mia esperienza a Roma in ogni inizio campionato partivo sempre da escluso, ero un sopportato e non ero mai nei piani della società, poi però con la forza del mio carattere lavoravo e nel momento giusto riuscivo a rientrare per far rimangiare quello che era stato detto, ho sempre fatto la guerra con tutti e ora pago le conseguenze perché ho le porte chiuse da tutte le parti perché quando giocavo non mi sono mai piegato, non l’ho fatto all’epoca e non lo farò mai. Lo stesso vorrei che facessero i miei ragazzi ma magari comportandosi meglio perché in certi casi a volte ho esagerato poiché ho un carattere che non mi permette mai di contare fino a dieci».


Poi la curva mi ha capito

«Ricordi belli? Ricordo con amore e passione il rapporto che ho avuto con la gente a Roma, non è stato sempre idilliaco perché ho avuto dei grossi problemi, però poi quando ci siamo capiti con tutti i tifosi della Curva Sud è stato bellissimo e ancora oggi, a distanza di tempo, quando torno da quelle parti ho ancora attestazioni di stima e affetto, c’è un rapporto molto bello perché capisci che ti hanno voluto bene e questo fa capire che hai fatto il tuo dovere e mi hanno accettato e sostenuto perché hanno capito l’uomo che ero».

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