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l'intervista

DF Academy, Florio: "Il centro chiuso rivoluziona il modo di lavorare"

Il presidente del club di Santa Maria delle Mole: "Così è dura andare avanti, dobbiamo preoccuparci più di quello che succede fuori che dentro al campo"

11 Novembre 2020

DF Academy, Florio: "Il centro chiuso rivoluziona il modo di lavorare"

DF Academy, il presidente Francesco Florio

Il calcio giovanile e dilettante è in ginocchio. Mai come ora tutto il movimento sta attraversando un momento di profonda difficoltà cercando di barcamenarsi tra sospensioni, protocolli da rispettare ed emergenza sanitaria. A combattere c'è anche la DF Academy, società a cui da voce il presidente Francesco Florio: “Ci troviamo in una situazione paradossale. Il nostro centro sportivo ha tutto, piscina coperta e scoperta, bar, palestra, tutto chiuso, non esiste neanche più la segreteria”. Una condizione che espone il club a non poche difficoltà: “Allo stato attuale delle cose, con l'interno del centro chiuso, di fatto non abbiamo la possibilità di usare neanche la nostra segreteria. Siamo costretti a stare fuori, ora il lavoro non è più relativo prevalentemente sul campo come prima abbiamo dovuto riorganizzarlo completamente. Oltre a fare calcio dobbiamo fare manutenzione, abbiamo le chiavi delle luci e degli spogliatoi che pur non facendoli usare per le docce teniamo aperti per qualsiasi eventualità. Oltre a questo c'è pure il fatto che essendo chiuso il centro, di fatto dobbiamo andare a prendere i ragazzi nel parcheggio per poi accompagnarli ai campi. Abbiamo cambiato completamente il nostro modo di lavorare, ora gli allenatori si dividono tra il campo e registrare ingressi, prendere le temperature, curare nel dettaglio la fase in cui i bambini arrivano al parcheggio e vanno accompagnati nei campi in sicurezza e ben distanziati. Ora come ora paradossalmente un allenatore lavora più fuori dal campo che dentro”. Difficoltà che si ripercuotono inevitabilmente anche sui più piccoli: “Dipenderà tutto da come saranno gli ultimi tre mesi della stagione. Se da febbraio si tornerà alla normalità, anche con le partite, allora sono sicuro che i bambini dimenticheranno alla svelta questi tre mesi invernali. Se al contrario continuerà questa situazione allora prevedo un abbandono di massa. Alcuni reggono solo perchè pensano che sia una situazione temporanea, più o meno lunga ma pur sempre temporanea. Se la stagione dovesse finire così allora credo che saranno in tanti a chiudere perchè se ai bambini togli la possibilità di far partite, di giocare a calcio allora saranno loro stessi a dire ai loro genitori di voler restare a casa perchè agli allenamenti dopo un po' non si divertirà più”. Parole che chiariscono al meglio la criticità della situazione. Per le società impegni a cui adempiere e mole di lavoro sono aumentati esponenzialmente. Basti pensare a tutte le misure che vanno adottate, giustamente per carità, nel rispetto del protocollo e che di fatto porta le società a ridisegnare completamente accessi e distribuzione del personale nei propri impianti. Dentro al campo poi le cose non sono certo migliori visto che, sospensione da digerire a parte, c'è da fare i conti con delle forme di allenamento completamente nuove. Mai come ora a fare la differenza sarà la capacità degli allenatori nel creare esercitazioni e giochi sempre nuovi per provare a tenere alti gli stimoli con la consapevolezza però che potrebbe non bastare: “Ovviamente meglio così che chiusi ma è dura – chiude poi Florio - noi abbiamo già fatto passare il concetto in questa situazione si andrà oltre questo mese. Nella scuola calcio sembrano averlo accettato, sul breve ho più problemi con l'agonistica. Allenarsi esclusivamente per il proprio benessere fisico, senza agonismo, è un concetto difficile da digerire per un ragazzo di quell'età. Ripeto, se a febbraio si riparte e si riescono a fare almeno 3 mesi di attività piena noi società saremo salve, altrimenti...”.

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