Cerca

l'intervista

Ponte di Nona, Mimmo Gaglio parla a ruota libera

ll presidente fa il punto della situazione: dalla mancata sicurezza all'interno dei centri sportivi fino ai DPCM e ad un possibile nuovo lockdown

11 Novembre 2020

Ponte di Nona, Mimmo Gaglio parla a ruota libera

Mimmo Gaglio ©De Cesaris

Lucido e con le idee chiare. Come sempre Mimmo Gaglio ci regala la sua analisi della situazione del calcio dilettantismo con grande perspicuità. Abbiamo discusso dello stop delle attività, di un eventuale nuovo lockdown e dei protocolli sanitari che a suo dire "non sono stati rispettati da tutti i club". Insomma, il presidente del Ponte di Nona usa tanta franchezza come sua abitudine e fa una chiosa anche su "Noi Esistiamo", il movimento nato per tutelare i club in questa situazione delicata.


Presidente, i contagi sono di nuovo in risalita e siamo arrivati all'ennesimo stop delle attività dilettantistiche.  Se l'aspettava?

"Assolutamente sì. Me lo aspettavo perchè ci avevano già avvisato. Ricordo che già a Maggio si parlava di questa seconda ondata. Non c'è nulla di nuovo. Certo, dispiace perchè si sperava di poter avere un periodo più lungo di attività ma non sono assolutamente stupito dal nuovo stop".


Mi sembra di capire che era già pronto da tempo a questa eventualità.

"Io mi aspettavo tutto. Quello che stiamo vivendo attualmente lo avevo previsto con largo anticipo. In questo senso ero stato molto prudente nell'organizzazione dello staff e meticoloso nelle misure anti-covid. Dispiace dirlo ma non tutti hanno fatto altrettanto".


Cosa intende?

"C'è stato tanto menefreghismo sui protocolli di sicurezza. L'ho provato in prima persona andando in trasferta con i miei gruppi. Ho visto tribune che non rispettavano i numeri disegnati, sono entrato in impianti dove nessuno mi esortava ad indossare la mascherina o all'uso di prodotti igienizzanti per le mani. Entravo libero, senza che qualcuno mi misurasse la febbre".


Secondo lei ce la siamo anche un po' cercata?

"Questo non lo so, ma la verità che molti se ne sono fregati dei protocolli di sicurezza".


Per ripartire le società sono state chiamate a svariati investimenti e poi questo stop ha mandato queste spese in fuso. Da imprenditore lei si è sentito beffato?

"Direi di no, ripeto non sono stupito. Anzi voglio specificare una cosa: per rispettare i protocolli non servono cifre astronomiche come qualcuno ha affermato. Bastano attenzione, buona volontà e qualche centinaia di euro. Non ci vogliono milioni come ho letto da qualcuno".Image title


Quindi secondo lei ci sono presidenti che hanno "gonfiato" le uscite anti-covid?

"Certo che sì. Puoi comprare un termoscanner con riconoscimento facciale al costo di 1500-2000 euro, è vero. Se è una spesa eccessiva però basta andare su internet e acquistare un termoscanner al costo di appena 35 euro. Con 5 euro in più puoi comprare anche la candeggina e infine spendendo 3 euro per cinque litri di gel, il gioco è fatto. Spesso sento dire che oggi il calcio è per i presidenti ricchi ma non è assolutamente così".


Le società però stanno facendo i conti con parecchie perdite. Il Ponte di Nona in che situazione versa?

"Anche noi abbiamo avuto meno iscritti. Ci eravamo orientati verso il pagamento spalmato nel corso tempo per andare incontro alle famiglie ma questo stop ha mandato tutto in fumo. Quantificare le perdite per una società come la mia è difficile. Forse questo discorso sarebbe da fare a quei club che all'interno del centro sportivo hanno un bar o un ristorante. Insomma, quelle realtà che possiedono un'entrata commerciale all'interno dell'impianto".


Prima squadra, giovanili e scuola calcio, tutti i campionati son fermi. Quale hai fatto fatica a digerirea?

"Personalmente mi dispiace molto per i ragazzi della Prima Categoria. Questa nuova squadra era un nuovo punto di partenza e ho paura che questo stop porterà molti di loro lontano dal calcio. Sto facendo il massimo per tenerli vicini. Sono preoccupato anche per i ragazzi più grandi dell'agonistica perchè tra i vari interessi che hanno potrebbero mettere da parte lo sport. Una cosa che magari succede meno nella scuola calcio dove i bambini hanno sempre voglia di giocare".


Sono permessi gli allenamenti individuali nei centri sportivi. Ho sentito  però qualche presidente dire "Questo non è calcio".

"Sono d'accordo, ma soltanto in parte.  Come Presidente, preferisco comunque tenere i ragazzi dentro al campo, all'aria aperta, piuttosto che farli stare a casa davanti alla playstation o esporli al rischio di frequentare brutte compagnie".


Siamo arrivati ad un nuovo lockdown, ma soltanto per alcune regioni. Che ne pensa?

"Io sarei stato per un lockdown completo per una quindicina di giorni. Tutto chiuso".


Eppure anche lei hai un'azienda...

"Certo, ma è peggio tenere 'mezzo aperto' per altri tre mesi. Una qualsiasi ditta può reggere una chiusura di quindici giorni. Mandare avanti un'attività con tutte queste restrizioni è deleterio".


In ambito sportivo questi DPCM non hanno convinto in pieno, specialmente per il linguaggio usato. Troppi termini mandano in confusione, c'è poca chiarezza. Che idea si è fatto?

"Manca competenza, molto semplicemente. Non si rendono conto che parlano senza conoscere. E l'incompetenza, purtroppo, porta all'indecesione la quale a sua volta genera confusione, anarchia, ansia. E con un popolo impaurito diventa tutto più complicato".


L'ultima domanda gliela faccio sul "Noi Esistiamo", questo nuovo movimento nato a tutela dei club in questo periodo così difficile. Che ne pensa?

"Mi piace quando un insieme di persone si confronta per superare delle difficoltà. Noi però facciamo parte di una Federazione, un gruppo organizzato e strutturato, che per forza di cose deve essere coinvolto in questi casi. Ho avuto anche uno scambio con di opinioni con il presidente Zarelli il quale ha aperto a qualsiasi tipo di dialogo. Questo è senza dubbio un punto di partenza".

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE