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L'intervista

Spes Artiglio, Maragliulo: "Non lasciamo i ragazzi per strada"

Il direttore sportivo del club di Via Boemondo ha sottolineato la funzione sociale del calcio, oltre che quella prettamente sportiva

09 Dicembre 2020

Michele Maragliulo in campo

Michele Maragliulo, ds della Spes Artiglio

Un uomo di calcio e soprattutto di campo. Ma anche un uomo e basta, con la U maiuscola. Perché? Perché ha dimostrato, come se ce ne fosse bisogno, di volere davvero il bene dei ragazzi, nel rettangolo verde ed in particolar modo fuori. Michele Maragliulo, direttore sportivo della Spes Artiglio, esordisce senza peli sulla lingua, come sempre, mettendo a nudo debolezze e ideali: "Per chi lavora nel settore giovanile il calcio non può essere solo ed esclusivamente un business. Rispetto sempre le decisioni e le idee altrui, ma mi permetto, in questo caso, di non condividerle. Mi riferisco ai tanti centri sportivi che sono stati chiusi perché in difficoltà, capisco le problematiche, ma voglio sottolineare che la nostra è un’attività sociale, oltre che sportiva. Il fatto di tenere aperto il centro sportivo e proseguire gli allenamenti permette ai ragazzi di non finire in mezzo alla strada. Mi capirà chi per strada ci è cresciuto veramente, a prendere delle direzioni sbagliate è un attimo e se dovesse succedere a qualche mio giocatore mi sentirei colpevole, come se avessi creato io il problema. Non è un caso se finora non abbiamo ricevuto rinunce; per questo devo ringraziare la proprietà, la famiglia Esposito, gli allenatori Autorino, Migani, Rubino, Carniella ed i loro rispettivi staff per il lavoro certosino che stanno portando avanti, nonostante tutto. Il fatto di non aver perso nemmeno un tesserato mi riempie di orgoglio e rappresenta la vittoria più bella che si possa ottenere". Il ds del club di Via Boemondo prosegue raccontando cos’è cambiato in casa Spes Artiglio: "Non molliamo e cerchiamo di andare avanti tenendo sempre alto il morale dei ragazzi, stimolandoli il più possibile. Non nascondo che ogni giorno fronteggiamo diverse difficoltà, ma per la salute dei nostri giocatori e delle loro famiglie questo ed altro. Rispettiamo i protocolli nel modo più assoluto con ingresso ed uscita scaglionati, termo-scanner in diverse zone del centro sportivo, distanziamento sociale e mascherina; oltre agli spogliatoi sanificati che però adesso non sono utilizzabili. Andando incontro all’inverno sono preoccupato di questo aspetto ma noi non possiamo veramente farci nulla, con il resto della società cerchiamo di pensare alle migliori soluzioni per il futuro ma siamo in balia delle circostanze e viviamo alla giornata non avendo date certe. Vedo difficile che un bambino venga ad allenarsi e poi sudato vada a casa senza farsi la doccia". Michele Maragliulo ha infine concluso esprimendo le proprie sensazioni su un’eventuale ripresa dei campionati: "Io sono per la terapia d’urto, meglio una lunga sosta fin quando il problema Covid non sarà del tutto abbattuto, piuttosto che continuare a singhiozzo aprendo e chiudendo senza mai arrivare a dama. Dobbiamo rimettere in campo i ragazzi ma senza alcun rischio; ripartiremo con una voglia incredibile e sarà bellissimo. Sottolineo ancora una volta però che le società dilettantistiche hanno un ruolo di primaria importanza nella crescita di un ragazzo. Se anche questa stagione verrà conclusa senza la possibilità di tornare a giocare, noi addetti ai lavori non dobbiamo comunque mollare. Mettiamoci nei panni di questi giovani che da mesi sono limitati nei rapporti umani tra l’attività sportiva che non va come deve e la DAD nelle scuole. Un ragazzo dovrebbe sempre avere un obiettivo da raggiungere, che sia la gara della domenica o la partita di fine allenamento, al momento invece si vede negato tutto. È normale che qualcuno si chieda se valga ancora la pena andare a giocare a pallone. I nostri atteggiamenti devono far capire loro che, sì, ne vale ancora la pena"

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