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L'intervista

Sansa, D'Andrea: "Il programma è ridotto ma garantito. Così però è dura"

Il massimo dirigente dei rossoblù fa il punto della situazione durante l'emergenza Coronavirus

10 Dicembre 2020

Fabrizio D'Andrea

Presidente del Sansa

Tra le varie realtà a cui la nostra redazione ha voluto dar voce in questo difficile momento, il Sansa è una di quelle che si sta impegnando al massimo per far si che questa seconda ondata non fermi ancora una volta la passione e la dedizione per il calcio. Il presidente Fabrizio D’Andrea ci ha raccontato come la società rossoblù sta affrontando questo nuovo stop: “L’attività al momento, per quanto ridotta, si può garantire. Noi cerchiamo come tutti di conciliare al massimo il rispetto dei protocolli e il bisogno di creare stimoli per i nostri ragazzi, anche se non è facile. Nel farli allenare senza pallone viene meno quello che è l’obiettivo primario di questo sport. Vogliamo risolvere il problema grazie all’esperienza dei tecnici e del preparatore atletico che ha creato un programma molto ben definito che va a stimolare tutta la parte fisica in attesa che ci si possa permettere poi di confrontarci anche con l’avversario. I ragazzi stanno perdendo proprio lo stimolo, perché quello che ti dà la partita domenicale è il vero fine per cui sacrificarsi durante la settimana negli allenamenti. Mancando questo appuntamento fisso dobbiamo necessariamente contare sulla serietà dei tesserati”. Il nuovo stop del calcio dilettantistico e giovanile è un duro colpo sia per le società, le quali si trovano legate da vincoli e decisioni governative da seguire e rispettare, sia per gli atleti stessi che ne risentiranno, soprattutto fisicamente, quando potranno tornare in campo la domenica: “È difficile prendere posizione rispetto alle decisioni del Governo e nemmeno possiamo essere così ipocriti di pensare solo a quello che è il nostro interesse principale, il calcio. La situazione è difficile per noi, né di più né di meno rispetto agli altri settori dell’economia. Uno stop del genere è come quello estivo. Per i ragazzi riniziare sarà difficile allo stesso modo. Se l’attività si riprendesse anche nei primi giorni del prossimo anno avremmo comunque bisogno di due o tre settimane di preparazione fisica come se ricominciassimo dopo la stagione estiva. Questo è quello che mi hanno detto i miei preparatori di cui mi fido molto”. Non solo problemi legati al puro aspetto calcistico, la pandemia ha portato tutte le società a doversi organizzare in tempi brevissimi e a sostenere ingenti spese, il tutto mentre il numero dei ragazzi iscritti decresceva e tutt’ora decresce in modo sostanziale: “Abbiamo delle collaboratrici che si occupano delle pulizie - spiega il presidente Fabrizio D'Andrea - Abbiamo ridotto l’impegno del centro sportivo al cinquanta per cento così che ogni squadra si possa allenare individualmente in campo e che tra un allenamento e l’altro il contatto sia ridotto al minimo. Per quanto riguarda il materiale necessario per il rispetto dei protocolli, la spesa sostenuta è tra i due-tre mila euro a livello di sanificatori, termo scanner, gel. La nostra scuola calcio ha avuto una perdita tra il trenta o quaranta per cento, a livello di iscritti e di proventi, sia per l’obbligo di riconoscere il voucher alle famiglie per ovvi motivi di serietà, sia perché molte persone hanno voluto prendersi del tempo. Ho dei figli anch’io - conclude D'Andrea - e sono assolutamente tra quei genitori che capiscono quanto l’attività sportiva sia fondamentale per la crescita dell’individuo. Mi rendo però conto che in questo momento molti possano pensare più all’economia della famiglia piuttosto che all’iscrizione al centro sportivo. Se tale scelta è solo momentanea e finalizzata a ridurre i costi la comprendo, ma comprendo meno un genitore che crede che un ragazzo possa vivere bene senza il proprio sport e la propria passione”.

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