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L'intervista

Setteville, Bianculli: "L'emergenza ha minato le mie motivazioni"

Parola al capitano: "Alla nostra età e soprattutto in questa categoria si deve scegliere se continuare o meno nei dilettanti"

10 Dicembre 2020

bianculli

Capitano del Setteville

Pausa di riflessione. No, non ci riferiamo assolutamente alla storia fra due amanti in crisi bensì al rapporto fondato sulla passione pura tra un ragazzo e lo sport che ama di più al mondo, messo a dura prova dalle conseguenze scatenate dal Coronavirus: parliamo di Manuel Bianculli, capitano del Setteville Case Rosse, che sta sfruttando questo periodo di inattività per valutare seriamente e scegliere cosa ne sarà del suo futuro calcistico. "Questa emergenza ha minato le mie certezze e fatto scendere drasticamente le motivazioni - esordisce il centrocampista giallo-blu - sono arrivato alla mia quarta stagione con questi colori e, anche se sono una mezzala, il mio idolo è sempre stato Messi sebbene per affinità tecniche dovrei prendere più spunto da un giocatore altrettanto fantastico come Modric. Da questa stagione sono stato incaricato di indossare la fascia e, essendo super tifoso romanista, non posso che ammirare la figura di riferimento che è stato Totti per compagni, tifosi e città. Ho sempre ritenuto il calcio lo sport più bello del mondo, ma quando è stato indetto questo nuovo stop ho rivissuto i fantasmi del lockdown e gli stimoli di conseguenza sono stai messi in discussione. Tutto ciò, unito al fatto che fortunatamente sto lavorando molto in questo periodo, mi sta facendo andare sempre meno al centro sportivo per gli allenamenti e quindi ho deciso di prendermi del tempo per me e valutare bene il da farsi, cercando di capire cosa voglio realmente fare da 'grande' ; il mio è un sentimento comune anche fra i miei compagni, anche loro infatti hanno manifestato le mie stesse perplessità perché comunque, arrivati alla nostra età e soprattutto in questa categoria, si deve scegliere ugualmente se continuare o meno con la nostra carriera nei dilettanti, il punto è che il Covid ha semplicemente accelerato questo processo. Essendo capitano penso di avere delle responsabilità e perciò ho sempre preferito non rivelare questa mia indecisione ai miei compagni, perché non volevo influenzarli negativamente o demoralizzarli quindi mi sono tenuto tutto dentro finora. Sinceramente, seppur con ovvio dispiacere, sono stato subito d'accordo con questo stop: penso che le persone avrebbero visto sotto una cattiva luce il proseguimento del nostro settore mentre al contempo attività come quelle dei bar e dei ristoranti invece rimanevano ferme al palo. Non credo che, se mai ricevessimo il via libera dal governo, le mie motivazioni potrebbero ritornare: si sentono tante supposizioni in giro in questo momento in merito ad una possibile ripartenza ed una delle più assurde secondo me sarebbe quella di farci tornare in campo bloccando però promozioni, retrocessioni e tutto il resto. A questo punto avrebbe più senso non farci giocare proprio più per questa stagione e basta, perché personalmente mi piace competere per qualcosa quando scendo in campo, altrimenti sarebbe come giocare al campetto con i propri amici: spero proprio che non opteranno per questa soluzione, la quale non farebbe altro che far diminuire ulteriormente la voglia di tutti noi. In ogni caso, a prescindere dal calcio, sono abbastanza preoccupato per la situazione in generale: vedo che le persone sono stufe delle limitazioni imposte ed il loro rispetto delle regole sta scendendo sempre di più, il che potrebbe nuocere gravemente in ottica curva dei contagi."

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