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l'intervista

Vilella: "Elezioni? Bisogna parlare più di calcio, no a divisioni e populismi"

Il presidente della Romulea: "Non intendo avanzare la mia candidatura, ma condividere i contenuti come movimento"

15 Dicembre 2020

Vilella: "Elezioni? Bisogna parlare più di calcio, no a divisioni e populismi"

Nicola Vilella, presidente della Romulea ©Romulea

Oggi lo conosciamo tutti come il Presidente della Romulea, volto del tricolore conquistato dalla sua Juniores, l’ultimo messo in palio prima dell’arrivo della pandemia. In realtà la sua carriera si poggia su una lunga gavetta che ha attraversato dal 2004 tutti i livelli dirigenziali, dal ruolo di accompagnatore alla massima carica, e risale fino al 1968, quando la sua famiglia, il nonno per l’esattezza, divenne proprietaria del club. Cinquant’anni di tradizione sportiva, anche se la sua scalata non è stata solo a tinte amaranto oro, nel 2011 diventa allenatore e manager sportivo del CONI, l’anno dopo si forma come “Collaboratore della Gestione Sportiva” per poi essere abilitato tramite il corso di Coverciano alla direzione. Nel 2017 diviene membro del Consiglio Direttivo Nazionale dell’ADISE (primo in assoluto del movimento dilettantistico), l’ultimo traguardo quest’anno con la laurea in Scienza Motorie ad indirizzo specifico sul calcio. Nicola Vilella è un giovane di 34 anni, ma la forza delle sue idee è quella di un dirigente esperto e la sua voce è più che mai autorevole nel panorama regionale.


Che momento stiamo vivendo?

“Oggi le società sportive hanno come obiettivo quello di sopravvivere cercando di mantenere il contatto con l’utenza in attesa della ripartenza, ma per comprendere come supereremo questa fase bisognerà aspettare ancora qualche mese”.


Quanto incide il Covid nel quadro politico-sportivo?

“La pandemia ha avuto un effetto devastante e ha avuto la forza di mettere a nudo un sistema che già era in affanno. Adesso bisogna anche tenere in considerazione l’inevitabile incombere della riforma dello sport, con i suoi rischi e le sue opportunità, serviranno preparazione e lungimiranza. Questo scenario impone una riflessione comune e, in periodo pre-elettivo, l’adozione di una strategia che non si limiti ad una mera “campagna elettorale” strumentalizzando il periodo cupo che stiamo vivendo, ma divenga azione condivisa non solo del futuro gruppo dirigente del Comitato ma di tutto il tessuto del calcio dilettantistico laziale: dalle società, ai dirigenti, ai tecnici, fino agli atleti”.


Entrando nel merito del Lazio?

“Tutto il calcio è a un bivio. Credo che in questo momento non sia opportuno innescare una confusa e chiassosa competizione basata solo su tifoserie e cordate, ambizioni personali, interessi di classe e desideri di rivalsa. Occorre porre al primo posto la messa in sicurezza del calcio come sport popolare, forte della sua economia circolare, dei valori unici e irripetibili che legano ognuna delle nostre società sportive, piccole o grandi che siano, alla sua comunità e al suo territorio”.


I programmi proposti dai candidati secondo te sono validi?

“Non siamo abituati a vivere una campagna elettorale, credo che da un certo punto di vista possa offrire nuovi stimoli, certamente ho letto di intenzioni interessanti da parte dei candidati ma in realtà mi aspettavo che si parlasse più di calcio visto che è l’attività che ci riguarda maggiormente. Si è parlato di futuro e di programmazione senza riferimenti al settore giovanile. Mi aspettavo inoltre prese di posizione in difesa delle società, relativamente alla tutela degli investimenti sportivi, visto che il mondo dilettante e giovanile si basa su volontariato e ognuno di noi investe tempo e risorse proprie”.


Sembrano parole di chi vorrebbe dire la sua...

“Non è nelle mie intenzioni avanzare una candidatura, sarebbe più utile condividere i contenuti proponendo come movimento una sorta di “Patto di responsabilità”, con la funzione di unire tutti coloro che alle proprie ambizioni personali antepongono la salvaguardia e il rilancio del calcio dilettantistico a partire dalla trasformazione del suo principale punto di riferimento, il Comitato Regionale del Lazio, che deve diventare un centro di rappresentanza a sostegno delle società, di promozione, di orientamento e formazione, offrendo opportunità e servizi facilmente accessibili e valorizzando di conseguenza le società affiliate”.


Cosa intendi con trasformazione?

“La vera sfida sarà uscire dalla crisi e ritrovare identità ed efficacia nel momento più difficile, programmando veramente il futuro insieme. Non è tempo di divisioni, ma di un cambiamento progressivo che unisca al know-how e all’esperienza il dinamismo e la freschezza di idee nuove, nel solco della tradizione sportiva delle migliori energie del calcio giovanile e dilettante laziale. Onestamente vedo un grande rischio con un salto nel buio”.


Queste idee come possono diventare realtà?

“Sicuramente si deve ragionare su una rotazione degli incarichi, evitando consolidamento di situazioni di potere negli anni, e su una consistente apertura nei confronti delle società, alle quali deve essere garantita una partecipazione attiva tramite i propri rappresentanti che conoscono, a volte meglio del palazzo, le dinamiche e le esigenze del territorio. Il Comitato dovrebbe valutare la fattibilità delle proposte avanzate ed eventualmente declinarle. È stata indicata nei programmi del Presidente Zarelli la costituzione di una o più Consulte, mi trovano d’accordo, purché venga data loro la possibilità di incidere sulle materie di competenza”.


Si sta parlando tanto del sostegno ai club, che ne pensi?

“Ritengo sia indispensabile e sono d’accordo con quanto viene proposto in queste settimane dai due candidati, ma si corre il rischio di essere poco concreti e un po’ troppo populisti. Quando si parla di sostegno ai club bisogna definire bene cosa si intende. Sicuramente è urgente costruire una struttura di supporto e consulenza in grado di affiancare le società sportive nell’accesso ai fondi e nella partecipazione ai bandi, più in generale migliorare la capacità delle società di fundraising di tipo pubblico o privato”.


Non è sufficiente?

“No. Per esempio credo che attualmente l’attività formativa in favore dei club sia discontinua. Il sistema sportivo è costantemente in evoluzione, cresce il processo di digitalizzazione, il mutamento degli organi di informazione, dei canali di comunicazione e dei mezzi tecnologici. Se a questo aggiungiamo il momento straordinario dettato dalla pandemia, sembra evidente come sia ormai indispensabile una preparazione dei dirigenti sportivi in tal senso, dato che saranno chiamati a svolgere per conto delle società gli adempimenti amministrativi e sportivi del settore. Per questo ritengo necessario che venga proposto anche in Consiglio di Lega l’implemento del programma formativo dei “collaboratori della gestione sportiva” prevedendo lezioni e focus specifici. Ma è solo un aspetto...”


Altro?

“Di progetti su cui lavorare ce ne sono tantissimi. Penso alla possibilità di stipulare accordi quadro con società private, enti ed organizzazioni volti ad agevolare lo svolgimento delle attività ordinarie da parte delle ASD e SSD del territorio, così come programmarne nuove, con agevolazioni tangibili e riscontrabili sulle forniture energetiche, sull’assistenza e prestazioni sanitarie, sulle apparecchiature elettroniche obbligatorie per il soccorso, sulle forniture per attrezzature sportive e promozionali. Altro punto necessario riguarda il reperimento di risorse umane, si potrebbero definire convenzioni con le Università pubbliche di Roma e del Lazio volte ad assicurare l’accesso agevolato per i dirigenti delle società affiliate al Comitato per l’iscrizione e la frequenza, anche online, a corsi e master in ambito sportivo. Ma posso portare anche altri esempi”.


Prego.

“Perché non effettuare l’accreditamento per il servizio civile universale a livello regionale in modo da consentire alle società affiliate di poter accedere ai fondi per l’attivazione di tirocini retribuiti da destinare a giovani dirigenti da inserire negli organigrammi? Oppure la possibilità di dar vita ad accordi non onerosi con i Tribunali competenti per ciascun ambito territoriale del Lazio per consentire ai club di avvalersi gratuitamente di unità lavorative per attività di supporto come le piccole manutenzioni, la guardiania, le pulizie, la segreteria, attraverso l’istituto della messa alla prova”.


Come accennavi in apertura ora ci sarà da affrontare la riforma dello sport.

“Il Comitato oltre a svolgere l’attività ordinaria, che non è certamente semplice e non va sottovalutata soprattutto in un periodo di crisi come questo, dovrà prepararsi a gestire in piena efficienza l’impatto che i decreti attuativi della riforma dello sport avranno su società e Comitato stesso, rispondendo altresì ai nuovi compiti previsti. Tra i più significativi c’è la modifica della struttura del registro nazionale delle società sportive che prevede nuovi adempimenti in materia contabile e di bilancio, proporrei quindi che sia individuato un delegato per la formazione e l’aggiornamento professionale e predisposto un piano biennale di formazione permanente del personale del Comitato regionale. Inoltre, nell’ambito di questo piano, che siano sistematizzate e rese fruibili gratuitamente, mediante gli opportuni accordi con Sport e Salute, le attività formative online afferenti alla Scuola dello Sport del CONI”.


Si deve investire sulle persone.

“Nello specifico sulla nuova classe dirigente, che deve essere formata sotto tanti aspetti, da quello sportivo, carte federali, tesseramenti e giustizia sportiva, fino all’impiantistica, la normativa fiscale e tributaria, la sicurezza, la normativa sanitaria e antidoping, la comunicazione, il reperimento di risorse pubbliche e private. La recente riforma sullo sport ha individuato l’istituzione dello Sport Manager come figura cardine del nuovo ordinamento sportivo eppure la formazione è carente. I dirigenti sportivi devono essere preparati agli adempimenti del settore. Nel nostro piccolo dal primo luglio ad oggi, tra dilettanti e giovanili, il comitato Lazio ha pubblicato circa 230 comunicati ufficiali, quasi 10 a settimana, eppure il ruolo del segretario sportivo nelle società è ricoperto da dopolavoristi, mentre si rende sempre più evidente la necessità di inquadrare questa e le altre figure sportive apicali quali lavoratori a tutti gli effetti, con relativi oneri ed onori”.


E sulla struttura organizzatrice?

“Sarebbe fondamentale promuovere la piena conoscenza e dare compiuta applicazione al Codice Etico della Lega Nazionale Dilettanti e al relativo modello organizzativo di gestione e controllo dei rischi di commissione di reati e illeciti. Documenti del tutto sconosciuti alle ASD e alle SSD nonché dell’organismo preposto alla relativa vigilanza e segnalazione da parte di soggetti terzi. Per queste ragioni il Comitato, integrando in via volontaria quanto già previsto a livello nazionale si dovrebbe dotare di un proprio organo di vigilanza, composto da personalità indipendenti, e di un canale accessibile anche online in grado di consentire a chiunque, nei limiti e con le modalità previste dalla LND, di segnalare fattispecie ed episodi sanzionati dalla normativa”.


Noi ci riproviamo, sicuro che non ti candidi?

“(Sorride, ndr). Ribadisco il no, anche se questo “Patto di responsabilità” spero possa far parte di un programma e sono già disposto ad approfondire e argomentare meglio quanto detto in questa chiacchierata. In realtà penso agli insegnamenti di mio nonno e di mio padre, a quanto fatto nel nostro piccolo per la Romulea, penso ai sacrifici di generazioni di dirigenti, di appassionati e atleti per far nascere, crescere e sviluppare l’associazionismo sportivo nei propri territori - quartieri, borgate o comuni che siano - e credo che in questo momento dobbiamo anteporre la salvaguardia di questo patrimonio sportivo, allo stesso tempo patrimonio sociale e anche economico per tante persone, ad ambizioni e divisioni. Fino all’ultimo mi batterò, insieme a tutti coloro che vorranno condividere queste idee ed aderire al “Patto”, perché l’Assemblea del Comitato non si esaurisca in una deludente conta dei voti ma si concentri invece sull’analisi dei problemi e soprattutto sull’individuazione di soluzioni concrete, efficaci e condivise”.

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