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l'intervista

Giampiero Guarracino "Sono tornato. E dopo il Covid rivorrei il mio calcio"

Il direttore sportivo del Real Testaccio sibillino: "Ora che finalmente sono state assegnate le poltrone spero che ora tutti lavorino per far ripartire il calcio"

25 Marzo 2021

Giampiero Guarracino

Il ds del Real Testaccio Giampiero Guarracino

La grinta è quella di sempre. Anzi, a sentirlo parlare sembra addirittura ringiovanito. Dopo una lunga convalescenza dovuta a motivi di salute, Giampiero Guarracino è tornato in pista. Uno stop forzato, durante il quale ha avuto la possibilità “di tracciare un solco. Di capire cosa, e soprattutto chi, è davvero importante nella mia vita”. Fare il punto e ripartire con lo stessa voglia di sempre, con lo stesso ambizioso obiettivo: portare il Real Testaccio ai vertici del calcio giovanile. Un percorso interrotto dalla pandemia sul più bello, con quattro categorie regionali conquistate e le prime promozioni in Elite nel mirino. Nonostante questo, però, il “Guarra” non ha perso il suo spirito, la sua voglia di lottare per raggiungere nuovi traguardi e svezzare nuovi talenti. Con la speranza che presto il calcio giovanile, il suo mondo, torni alla normalità.

Prima di tutto, come stai direttore?

"È stato un momento difficile, ho avuto gravi difficoltà allo stomaco, ma per fortuna grazie ai medici del San Carlo Nancy sono riuscito addirittura ad evitare l'operazione. Il peggio è passato, mi sento ringiovanito di 15 anni e non vedo l'ora di rientrare"

Il calcio ti è mancato?

"Poco, nel senso che dopo aver ritrovato le prime forze ho ricominciato ad aggiornami quotidianamente. Stare fermo non è nella mia natura e il telefono era la mia unica valvola di sfogo visto che nessuno poteva venire a trovarmi per le restrizioni. Quello che mi è mancato sono le amicizie e il rapporto diretto con giocatori e genitori. Questi mesi di riflessione mi hanno permesso di apprezzare ancor di più il contatto umano. Tutto ciò, naturalmente, con grande nostalgia del gioco, ma non tutto è dovuto al Covid".

A cos'altro?

"La pandemia è senza dubbio la causa scatenante e non lo metto in dubbio, ma ho notato una grande disorganizzazione. Prima di tutto da chi ci governa, ma d'altronde siamo noi che scegliamo i parlamentari, poi il resto è solo una conseguenza. Nei palazzi federali tutti sembrano scansare le responsabilità, tutti tacciono e aspettano. Purtroppo si è pensato più alle guerre personali, ai giochi di potere e alle poltrone. Solo dopo alla ripartenza"

Uno stop estremamente dannoso per le giovanili.

"Due anni che hanno causato una grande delusione nei ragazzi. Quello che in alto non comprendono è che ne risentirà anche il calcio nazionale, non pensassero i signori della Serie A che i giocatori nascono come i funghi. I calciatori vanno coltivati, allenati e portati a certi livelli, questa assenza di programmi farà sì che si dovrà ricominciare da zero. Si accorgeranno tra qualche anno di quanto sarà costata questa pausa forzata"

Intanto continua l'avventura al Real Testaccio.

"Il Real Testaccio una scelta che rifarei. L'entusiasmo di D'Antoni è contagioso, il mio obiettivo resta quello di fare portare questo club ai vertici delle giovanili e ci riuscirò, ne sono certo. Non è stato difficile intraprendere questa avventura, anche perché ho vinto talmente tanto che ripartire da zero mi ha dato nuovi stimoli. E pensare che c'è chi su un titolo regionale ci costruisce una carriera intera...".

Una società in crescita.

"Una società prima di tutto totalmente cambiata a livello mentale e di regole e come al solito il lavoro alla fine paga. Posso solo ringraziare per come sono stato accolto, mi sento in famiglia. Al di là di questo sono le persone a fare la differenza, uomini che stimo come il presidente D'Antoni e il nostro direttore generale Fabio Di Marco"

Due persone molto importanti per la tua vita, non solo sportiva.

"Qui non c'entra nulla il calcio, parliamo di amicizia. Il presidente mi piace perché è schietto, sincero, parla chiaramente e sa quello che vuole. Oltre ad avere una passione per lo sport e per il suo quartiere unica. Di Fabio che devo dire, per me è un fratello. Siamo insieme da trent'anni, abbiamo gioito, sofferto e pianto insieme. Lo considero parte della mia famiglia e non per modo di dire".

In questi mesi difficili, ci raccontavi che hai avuto modo di tracciare un solco, fare il punto della situazione: in che senso?

"Quando sei in un momento di difficoltà come quello che ho passato io, vedi tutto sotto una luce diversa. Riesci a comprendere cosa e chi è importante nella tua vita, chi sono i tuoi amici e chi le persone che ti accompagnano lungo il tuo cammino per convenienza. Diciamo che ho rispolverato il vero significato di amicizia".

 I calciatori vanno coltivati, allenati e portati a certi livelli, questa assenza di programmi farà sì che si dovrà ricominciare da zero

E i tuoi ragazzi?

"Ho sentito un grande affetto da tutti loro. Sono giovani straordinari, che continuano ad allenarsi con serietà e senza fiatare, seguendo sempre le norme igienico sanitarie e vi posso assicurare che per un adolescente non è semplice. Speriamo che si riesca presto a riprendere, soprattutto per loro".

Quali sono le tue sensazioni sulla ripresa?

"Spero che grazie alla campagna vaccinale a settembre si possa riprendere a pieno regime. Ora che le poltrone sono state assegnate spero che dalla FIGC in giù tutti tornino a lavorare per capire come salvaguardare lo sport. Serve programmazione, perché non è possibile che per far proseguire il calcio nazionale sia stato bloccato quello che rappresenta il polmone del movimento, hanno fermato i calciatori del futuro senza dare indicazioni. Inutile continuare a sbraitare contro la presidenza regionale, chi comanda il calcio in Italia deve creare una programmazione adeguata per farci ripartire il prima possibile. Altrimenti rischia di essere troppo tardi"

A proposito di presidenza regionale, hai seguito le elezioni del CR Lazio? Che idea ti sei fatto?

"Sono rimasto meravigliato, vi dico la verità, ma vi spiego in che senso. Partiamo da un presupposto: Luigi Lardone è un grande professionista e lo apprezzo anche come persona. È napoletano, e anche io lo sono per metà, e sa come guidare un club. Detto questo, purtroppo per lui, è stato accompagnato in questa avventura dalle persone sbagliate, poco credibili nell'ambiente, che lo hanno condotto alla Waterloo di gennaio. Al posto suo non l'avrei mai fatto, almeno non in questo momento. Sono state sbagliate le tempistiche e le persone, sono meravigliato che si sia lasciato convincere"

Cosa lascia questa pandemia?

"La consapevolezza che dobbiamo fare tutti un passo indietro, vorrei che questo periodo ci lasciasse in dote un nuovo modo di rapportarsi tra noi. Lasciamo perdere fregare il calciatore, succede, quello fa parte del costume diciamo. Bisogna però ritrovare la genuinità del dilettantismo, servono più sorrisi, più tranquillità, bisogna dare un freno all'agonismo esasperato che non porta a niente. Tanto parliamoci chiaro, se sei un giocatore sei un giocatore, se non lo sei non lo sei. Inoltre vorrei smettere di incontrare alcuni spacciatori di illusioni, questi sciacalli che per poche centinaia di euro infondono false speranze nei ragazzi e nelle loro famiglie e spero che i genitori, che ormai hanno un'età per comprendere, smettano di farsi prendere in giro. Questo mi pacerebbe ritrovare dopo la pandemia. Il calcio quello vero, quello che amo".

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