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l'intervista

Simone Botarelli: "Calcio giovanile totalmente dimenticato, è drammatico"

Il direttore sportivo del Calcio Tuscia analizza gli ultimi sviluppi del movimento: "Dalle Istituzioni avrei voluto più trasparenza e presenza"

30 Marzo 2021

Calcio Tuscia Botarelli

Calcio Tuscia, il direttore sportivo Simone Botarelli (Foto ©GazReg)

"Abbiamo cercato di non far perdere la voglia ai ragazzi e di non farli allontanare dal mondo del calcio". Esordisce senza mezzi termini Simone Botarelli, direttore sportivo del Calcio Tuscia, una delle principali società di settore giovanile nell’area viterbese, nell’inquadrare le difficoltà dell’ultimo anno di (non) attività sportiva: "Purtroppo la situazione è stata drammatica, tra didattica a distanza per la scuola e sport giovanile dilettantistico portato avanti settimanalmente senza contatto e soprattutto senza poter raggiungere concretamente l’obiettivo finale della preparazione, ovvero la partita. Molti ragazzi, alla fine, hanno avuto voglia di fare altro, se non proprio di non venire più al campo, amareggiati - racconta - Fortunatamente nessuno dei nostri alla fine ha deciso di mollare, ma le presenza agli allenamenti non sono state sempre numerose. È mancata quella motivazione, data dalla competizione, di cui ha bisogno ogni atleta. Noi invece non ci siamo sentiti tutelati da chi ci doveva appoggiare: in questa situazione di pandemia, purtroppo, qualcosa viene sempre meno". Dalle Istituzioni sportive serviva più vicinanza, non tanto da quelle regionali quanto da quelle nazionali, che alle prime dovevano fornire indicazioni precise e fondi per sostenere le tantissime piccole realtà che sul territorio fanno funzione sociale: "C’è stata la percezione di un continuo scarico di responsabilità. Noi società aspettavamo il CR Lazio, che guardava la Lega Nazionale Dilettanti, che a sua volta aspettava la FIGC che a sua volta doveva attendere i pareri del Comitato tecnico scientifico e le decisioni del Ministero dello Sport. E alla fine i ragazzi aspettavano di sapere qualcosa da noi: e sono loro che ci hanno rimesso, che hanno perso le stimolo, con le famiglie che hanno cercato di tutelarli il più possibile - spiega il dirigente - Noi non siamo a Roma, dove c’è un campo per ogni quartiere: qua ci sono realtà di paese e magari le famiglie devono fare spostamenti più lunghi e complicati per portare il figlio a giocare da un comune all’altro. E con tutte queste dinamiche, alla fine succede che si decide di lasciar perdere, che non vale la pena. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di proteggere e motivare i ragazzi: dalla Federazione però avrei voluto più trasparenza, più presenza e più risposte ai club, perché spesso sono mancate". E forse si poteva concedere qualcosa di più, ma il ds non si sbilancia: "Quando dalle Autorità viene detto di non usare gli spogliatoi, di seguire un determinato protocollo e di fare allenamenti individuali, ad una società non resta che obbedire. Certo, devo esser sincero, ad un certo punto è normale che queste dinamiche annoiano i giocatori e influiscono su di loro psicologicamente. Si doveva ragionare meglio e pensare che in questo modo sarebbe venuta a mancare la componente fondamentale che rende il calcio, ma in realtà qualunque sport, affascinante, e cioè il confronto, la sfida - prosegue il dirigente gialloblù - Stiamo vivendo ormai da un anno questa difficile situazione e non potevamo fare altro che affrontarla nel modo in cui ci è stato detto. Speriamo ovviamente che nel prossimo futuro ci possano essere miglioramenti tali da poter permettere ai ragazzi di tornare in campo in maniera normale". Nel frattempo qualcosa cambierà, ma è troppo poco: "Sono dell’opinione che se uno sport viene fermato, dev’esser fatto per tutti. Perché fanno rigiocare l’Eccellenza e non la Promozione o le altre Categorie? Il calcio giovanile, poi, è stato completamente dimenticato, totalmente messo da parte - chiude Botarelli - Noi come Calcio Tuscia stiamo provando a programmare la prossima stagione e non ci faremo trovare impreparati. Logicamente tutto è legato all’evolversi della pandemia, che tutti ci auguriamo vada a scemare: attendiamo il miglioramento della situazione sanitaria e noi saremo pronti per accogliere nuovamente i nostri ragazzi a pieno regime e per affrontare i campionati, nell’attesa di sapere cosa decideranno riguardo le categorie. Si deve tornare al più presto a parlare a 360 gradi di calcio giovanile".

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