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l'intervista

Massimo Testa: "Calcio giovanile bloccato, nessuno si è preoccupato di sostenerlo"

Il presidente del Tor di Quinto ha le idee chiare: "Il CR Lazio non è stato supportato da FIGC o LND, di responsabilità ce ne stanno tante e vanno distribuite"

19 Maggio 2021

Tor di Quinto Testa

Massimo Testa, presidente del Tor di Quinto (Foto ©Paolo Lori)

Massimo Testa, presidente del Tor di Quinto, analizza a 360o l’ultimo difficilissimo anno e mezzo del calcio giovanile. Si parte dal ritorno in campo: "Organizzeremo un torneo Under 19 dal 7 giugno, insieme a diverse società. Da quel che so il Comitato sta cercando di imbastire qualcosa per Under 17 e 15, per la Juniores ci muoveremo da soli. Se non si fa qualcosa per i ragazzi, tutta questa situazione diventa davvero grave grave. Da un anno e mezzo siamo in stallo, migliaia di giovani sono fermi e prevedo grossi problemi a livello tecnico". Per quali fasce d’età i danni più grandi? "2007 e 2008 più di tutti, che arrivano dall’attività di base per fare il biennio Giovanissimi e sono ancora a abituati a giocare a 9, senza mai essersi confrontati a 11. Anche i 2006, che hanno saltato di netto l’anno degli Allievi o i 18enni che andranno nelle prime squadre. La situazione non è delle più rosee, troppi ragazzi sono stati completamente fermi in un momento importante della loro crescita. In questo periodo serve unità tra le società e saggezza da parte di chi decide, non si creda che in un anno si rimette a posto la situazione. Quella del calcio giovanile laziale era una macchina oleata da decenni e che adesso si è totalmente fermata. Un intero settore bloccato e nessuno dall’alto si è preoccupato dello sport giovanile o ha creato qualche opportunità per chi ne fa parte. È stato un momentaccio per tutti, immagino anche per i dirigenti federali". Come agirebbe Massimo Testa dall’alto della sua esperienza? "Ragionerei sulla composizione dei campionati, scegliendo società che danno un po’ più di garanzie senza fare di tutta l’erba un fascio. Anche perché centinaia di ragazzi hanno lasciato, soprattutto quelli che qualitativamente spiccano un po’ meno, quelli che ‘accompagnano’ una squadra negli anni, completandola: chi non è particolarmente dotato o motivato ha trovato altre forme di divertimento, preferendole agli allenamenti. È questa la battaglia che va combattuta adesso". Ne conseguirà un abbassamento della qualità media nelle competizioni: "I campionati saranno scadenti. A breve poi ripartirà tutta la giungla delle chiamate ai ragazzini per portarli da una squadra all’altra, si rimetteranno in moto i tanti ‘soloni’ di questo panorama per prendere questo o quel giocatore. Ma cosa vuoi prendere dopo che i ragazzi sono stati fermi un anno e mezzo? Andremo un po’ tutti a caso nell’allestimento delle squadre". Il presidente del Tor di Quinto si è detto però d’accordo con le restrizioni imposte: "Sono fermamente convinto che la Regione Lazio ed il Governo abbiano fatto benissimo ad adottare le misure scelte, altrimenti sarebbe stata una tragedia. Non sono un leghista o un negazionista, di quelli che vogliono aprire tutto a tutti i costi: ci sono cose più importanti del guadagno, come la salute. Le Autorità hanno fatto molto bene, contenendo la diffusione dei contagi - spiega - Noi siamo andati avanti normalmente, seguendo tutti i protocolli sanitari, allineati alle disposizioni del Governo. Ci sono mancate tanto le partite, è innegabile: su questo è opportuno capire perché con il calcio c’è stata tale rigidità, mentre altre discipline come pallavolo, pallacanestro e pallamano, che giocano al chiuso, hanno ricominciato a giocare". Il motivo, però, per Testa è chiaro: "Il calcio non è uno sport semplice, tantomeno un settore unito. In esso tutti si credono sapienti o grandi decisori, ognuno tira l’acqua al suo mulino, nelle altre discipline ci sono meno dinamiche complicate e c’è molta meno pressione o attenzione. Gestire e mettere in moto un palazzetto, poi, è ben diverso rispetto a farlo con un impianto con due campi di calcio". Infine due battute sul futuro: "Il nostro grande obiettivo per il 2021/22 è fare una prima squadra, anche in Eccellenza. Ci stiamo muovendo. Vogliamo fare attività calcistica dilettantistica in maniera più completa ed impegnativa l’anno prossimo. La ripartenza sarà dura, tante società sono sparite, si fa persino fatica a trovare i dirigenti accompagnatori per le squadre, è una cosa di cui non parla nessuno. Sulle date so che Zarelli sta lavorando duramente: anche il CR Lazio ha avuto gravi difficoltà, non è stato supportato da nessuno, FIGC o LND: di responsabilità ce ne stanno tante e vanno distribuite a partire dall’alto".

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