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L'editoriale

La sfida quotidiana dell’essere donna e raccontare il calcio

La nostra Giulia Bellocchi e la sua testimonianza dopo i fatti che hanno coinvolto la collega Greta Beccaglia nel post gara di Empoli - Fiorentina

29 Novembre 2021

©Vamos Sport Production

Editoriale: donne nel giornalismo sportivo (Foto ©Vamos Sport Production)

In questi giorni si è ripresentata una nuova polemica su un tema, in realtà, molto vecchio. Mi riferisco alle donne nel giornalismo sportivo. Che la presenza sia diventata un'abitudine nelle testate e sugli schermi televisivi non significa che l'obiettivo sia stato raggiunto. Il riconoscimento della professionalità e della competenza femminile in un settore prettamente maschile (e maschilista) è lontano dall'essere centrato. L'episodio in questione si riferisce alla giornalista sportiva Greta Beccaglia, molestata in diretta televisiva dopo la partita tra Empoli e Fiorentina: "Quello che mi ha fatto più male? L'indifferenza intorno a me, tutti vedevano ma nessuno diceva niente -esordisce l’inviata-martedì tornerò a lavorare fuori dallo stadio, devo continuare altrimenti le cose non cambieranno mai davvero". Tu tifoso, frustato per la sconfitta della tua squadra del cuore, perché hai fatto un gesto del genere? Se il giornalista fosse stato uomo, cosa sarebbe successo? Assolutamente nulla. Da donna e da giornalista che opera nello stesso settore sono vicina alla collega. Questo episodio conferma che nonostante tutte le iniziative prese a favore delle donne, ci troviamo ancora a convivere con scene del genere.

La donna non fa distinzione tra cosa da maschio e cosa da femmina, se vuole imparare impara. Gli uomini invece difendono la differenza, è più comodo

Quanto accaduto è la dimostrazione che ancora oggi le donne del calcio sono sdoganate! Entrare nel mondo dello sport e "pretendere" anche di poter raccontare una partita significa attraversare per qualche anno (e non solo) una fase di commenti sottotraccia. Nel mio caso, al primo posto per diverso tempo è stata la faccia sorpresa nel vedere che a raccontare la gara della giornata fosse una ragazza. In generale ho capito che se sei donna e vuoi fare una cosa da uomo, perché ancora ci sono "i mestieri da uomo", devi dimostrare continuamente un qualcosa in più che ti metta in risalto ma, se ogni giorno non rinnovi e imponi la tua presenza, tutto il duro lavoro si annulla. Questo sarà sempre un contesto tanto caro al maschio e sarà difficile fargli rinunciare al suo pezzettino di piacere personale nel parlare con i suoi amici e dire che la partita la capisce solo lui. Gli uomini dovrebbero godersi il match a prescindere da chi lo racconta. Quelli che sono appassionati di questo sport lo amano a prescindere da tutto. Il calcio è di chi lo ama. La donna non fa distinzione tra cose da maschio e cose da femmina, se vuole imparare impara. Gli uomini invece difendono la differenza, è più comodo. In conclusione, è sempre la donna (o l'uomo) a definire nel tempo la propria immagine in un mondo in cui i preconcetti sono essenzialmente pilastri. E se la categoria donna deve accontentarsi, nonostante una evidente superiorità di essere trattata in forma paritaria, deve allo stesso modo imparare a valorizzare in primis sé stessa, ognuna per quanto di propria competenza. Quello che sarebbe giusto e doveroso fare è contribuire a far sparire definitivamente questi pregiudizi e condividere semplicemente questa grande passione.

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