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L'intervista

L'arbitro Jacopo Martinoli: "Masterchef? Che esperienza! Ora mi concentro sul campo"

Il fischietto della sezione di Ostia Lido ha preso parte al noto programma culinario: "Un viaggio meraviglioso, adesso sono concentrato per tornare ad arbitrare"

21 Gennaio 2022

L'arbitro Martinoli

L'arbitro Jacopo Martinoli

Dalla carriera di arbitro a quella di chef: Jacopo Martinoli, giovane fischietto della sezione di Ostia Lido, si è raccontato tra sogni di campo e di cucina. A dicembre è stato purtroppo eliminato alla fine dello Skill Test di Masterchef, l'ultima prova prima di entrare a far parte della Masterclass del programma. L'eliminazione è arrivata dopo una lunga serie di prove brillantemente superate a suon di piccoli trucchi del mestiere insegnati da nonna Michela. Dopo il sogno culinario, è pronto a tornare in campo armato di fischietto. 

Perché hai deciso di intraprendere il percorso da arbitro? 
"Il mio percorso da arbitro è iniziato tutto grazie a due colleghi di Ostia che sono venuti a scuola mia illustrandomi il corso e il cammino che avrei dovuto intraprendere. Ho deciso subito di provare. Mi piace il calcio, ma come giocatore non sarei mai arrivato chissà dove, per la voglia di restare in campo mi sono lanciato in questa sfida. E se inizialmente era appunto una sfida, con il passare del tempo mi sono appassionato più di quanto potessi immaginare. Il merito è stato anche e soprattutto dei designatori e di tutta la sezione che oramai è come una seconda famiglia".

Com'è nata la passione per la cucina?
"La passione per la cucina è nata in modo spontaneo molto tempo fa. Cucinare mi rilassa, ti aiuta a tirare fuori il meglio di te nei piatti che poi fai assaggiare ad amici o parenti. Mia nonna ha giocato un ruolo fondamentale, quando ero bambino la aiutavo facendo piccole cose mentre lei preparava. Poi ho iniziato a sfidarla, ma la nonna è sempre la nonna (ride, ndr)".

Cosa ha significato per te arrivare tra i primi 30 di Masterchef?
"Masterchef è stata una bellissima esperienza, formativa sotto tutti i punti di vista. Francamente non credevo di entrare nei primi 30 di Italia. Un mio amico mi ha convinto a mandare la candidatura e pian piano ho superato le varie prove intermedie. Aver superato ognuna di quelle è stato un grande traguardo raggiunto, figuriamoci poi cucinare per i giudici. Mi aspettavo i terribili tre "no", invece ho superato anche la prima prova con loro con due "si" su tre. Un'emozione incredibile, mi vengono ancora i brividi a ripensarci. Sono stato eliminato allo Skill Test, l'ultimo scoglio prima di entrare nella Masterclass. Non ho rimpianti, è stato un percorso entusiasmante. Arrivare nei primi trenta mi ha dato quella spinta necessaria in ogni ambito della vita. Ne approfitto per ringraziare tutte le persone che lavorano dietro le quinte, professionisti meravigliosi, sempre disponibili al massimo con noi concorrenti. 

Cosa ne pensi del ruolo dell'arbitro nel calcio dilettantistico e giovanile di oggi? Ti è mai capitato di essere aggredito o insultato? Se sì, come hai reagito?
"Il ruolo dell’arbitro sia nel calcio dilettantistico che giovanile è fondamentale anche perché senza di noi le partite non si cominciano . Fortunatamente non sono stato mai aggredito ma vedere scene dove colleghi vengono aggrediti per una partita di calcio è vergognoso anche perché possiamo sbagliare sia noi che i calciatori con un passaggio. Sbagliare è umano. La figura dell’arbitro purtroppo non è ben vista secondo me chi fa l’arbitro è perche si vuole mettere in gioco e tiene la grinta perche gestire in un terreno di gioco 40 persone non è per niente facile.

Qual è il tuo sogno? Che obiettivi ti sei posto tra cucina e fischietto?
"Ovviamente il desiderio è quello di arrivare il più in alto possibile sia come arbitro che come chef. L'obiettivo è fare sempre meglio partita dopo partita, piatto dopo piatto. Non bisogna pensare troppo al futuro, piuttosto concentrarsi sul presente e dare il massimo quando si è chiamati un causa".

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