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L'intervista

Michele Sansotta "Ho scelto il Certosa perché..."

L'ex Santa Maria delle Mole ha avuto un ottimo impatto in neroverde, nonostante lo stop per il Covid

24 Novembre 2020

Michele Sansotta "Ho scelto il Certosa perché...

Nell'ampio rinnovamento che ha investito il Certosa, al suo secondo anno nel torneo cadetto, Michele Sansotta rappresenta una delle migliori intuizioni del club neroverde. Le sue indiscusse qualità già ampiamente dimostrate con il Santa Maria delle Mole, ne hanno fatto uno dei perni della formazione di Roberto Alberghini. Che il colpo fosse quello giusto lo si è capito subito alla prima uscita stagionale, in Coppa, contro l'Ostiantica, quando con un gran gol su punizione che permise alla formazione di via di Centocelle di acciuffare i rigori, che poi sorrisero alla squadra di Cerrai. Col passare del tempo in campionato sono arrivati 6 punti, figli di due vittorie e due sconfitte, con Sansotta sempre protagonista. "Ho fatto la scelta di venire a giocare al Certosa per diversi motivi, dopo due anni importanti al Santa Maria delle Mole. In azzurro si era creato un grande gruppo fuori e dentro dal campo, poi la società ha fatto le sue scelte ed io le mie. Sarei rimasto volentieri, proprio perché mi trovavo bene, ma giocando sia nel professionismo (Viterbese e Perugia) che nei dilettanti ho sempre fatto scelte di cuore, in club dove sentivo di potermi affezionare, e questo è successo anche al Certosa. Non ho bisogno di andare solamente in formazioni che puntano al successo. Ho trovato dei ragazzi che già conoscevo, come Alberghini, Liotti, Pasquetto e Modesti con cui ho giocato a Santa Maria delle Mole, oppure Lanatà che è mio cugino. Si è creata una buona squadra e non era affatto semplice riuscire a farlo. Una squadra che stava ottenendo anche dei discreti risultati, poi purtroppo ci siamo dovuti fermare". Uno stop che ha vissuto da calciatore che da positivo al Covid-19 "Sono stato contagiato ed ho vissuto 25 giorni d'inferno, non tanto sul lato della salute, perché non ho avuto delle problematiche particolari, ma perché vivi come se fossi in carcere, un appestato. Per questo dico che sulla ripartenza bisogna essere cauti e fare delle scelte precise e consapevoli, anche se poi giocherei anche di notte, questo è chiaro. Ho sentito più volte l'idea di poter chiudere la stagione disputando soltanto l'andata ed anche altre possibilità. Io credo invece che e si vuole ripartire nel vero senso della parola i controlli devono essere fatti nel vero senso della parola. Quando arrivavamo al campo ognuno aveva la mascherina, si entrava divisi, si stava attentissimi negli spazi comuni, ma poi durante la partita è normale che ci sia contatto e tutto quello che uno ha fatto in precedenza può diventare inutile. Io infatti penso di aver contratto il virus durante una di queste occasioni. Bisogna fare dei controlli seri per portare avanti un campionato. Io ho l'esempio di mio fratello che gioca all'Aprilia. Fanno un tampone a settimana per capire quale sia la situazione e poi giocare. Ecco, questa impostazione penso sia fattibile, sicuramente assomiglia meno ad una pantomima che abbiamo visto nelle giornate precedenti. Attendo poi la distribuzione del vaccino. Credo che una buona distribuzione potrebbe dare a tutti, non solo al calcio, maggiore tranquillità. A quel punto, davvero, non smetterei mai di giocare". 

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