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l'intervista

La ripartenza del Piemonte VdA: a tu per tu con Christian Mossino

Il presidente del Comitato Regionale si esprime in difesa delle società sportive e commenta quella che sarà la seconda parte di stagione

25 Novembre 2020

CR Piemonte VDA Mossino

CR Piemonte VDA, il presidente Christian Mossino (Foto ©Armellino)

Una ripartenza inaspettatamente positiva, dopo le vicissitudini della scorsa primavera, franta ora dalla seconda ondata di Coronavirus, a cui seguono però un’intensa speranza ed un forte desiderio di ricominciare più forti di prima. Christian Mossino, presidente del Comitato Regionale Piemonte e Val d’Aosta, dà voce al suo movimento e ne fotografa l’attuale dimensione.

Presente e futuro "Eravamo ripartiti con grande slancio, nella speranza, come tutti, che si potesse disputare l’intera stagione in maniera tranquilla. La voglia da parte delle società era veramente molta, tanto che nelle pre-iscrizioni nessuna è mancata ma soprattutto, quando poi si è passati alle iscrizioni vere e proprie, abbiamo avuto 35 club nuovi, un dato che da anni non si registrava - esordisce - Quindi, nel periodo Covid, abbiamo avuto addirittura un incremento delle realtà iscritte proprio perché si percepiva il forte desiderio, nel calcio come in tutti gli altri aspetti della vita, di ricominciare. Poi è successo quel che è successo". Tutti ai box e riunioni continue su come affrontare il 2020-21. CR Veneto e Lombardia tracciano una prima via: ripartire dal 7 febbraio con gare di sola andata più post season; in Toscana si potrebbe chiudere normalmente. "Nessun club mi ha mai chiesto di fermare tutto per paura di non riuscire a portare avanti l’attività, più che altro c’era preoccupazione. È ingiusto non trovare il modo di far giocare migliaia di ragazzi per un lungo periodo, siamo qui per garantire un servizio sociale: ovviamente lo si deve fare in sicurezza, però la stragrande maggioranza delle società è determinata a portare avanti la stagione più per la loro funzione sociale, appunto, che per un discorso economico". C’è apprensione verso il prossimo futuro: "Se il Dpcm dal 4 dicembre permetterà di fare attività, ci sarà un periodo di preparazione con i recuperi a gennaio in modo tale da far ripartire a fine gennaio-febbraio i campionati in pari - prosegue il massimo dirigente - Ma dipende da come evolverà la situazione: se un nuovo decreto prorogherà ulteriormente il fermo, il tutto si dovrà rivalutare. Faremo i conti per preventivare gare di andata e ritorno, è un’eventualità da vagliare e perseguire; in caso di impossibilità occorrerà allora trovare un’opzione diversa, ma certamente non quella di chiudere tutto. Già abbiamo deciso di rinunciare alle attività nazionali e al Torneo delle Regioni, però trovare il modo di ultimare l’annata sportiva è un’aspettativa che va messa in conto. Anche se chi comanda in questo momento è il Covid, sicuramente non noi".

Al fianco dei club Mossino espone poi chiaramente quel è stata la posizione del suo Comitato: "Compatibilmente con quello che permette di fare la pandemia, noi abbiamo sempre lavorato nell’interesse del sistema, tenendo conto delle esigenze delle società. Oltre alla richiesta alla LND di arrivare oltre giugno per chiudere la stagione ed a quella di posticipare il termine dei tesseramenti più avanti rispetto a dicembre, quello che il CR Piemonte VdA ha fatto sul territorio è stato sensibilizzare la Regione e le altre Istituzioni, adesso come in primavera, nei confronti delle tantissime realtà che operano e investono nel calcio dilettantistico. Ho chiesto a Sibilia di farsi portavoce presso il Governo del fatto che è inaccettabile che non si considerino con rilevanze le società sportive, le quali hanno una funzione sociale fondamentale - spiega il numero 1 del calcio piemontese - La nostra posizione è quella di farci sentire e sensibilizzare il più possibile nei confronti delle numerosissime realtà che compongono questo panorama e che in questo momento hanno bisogno di supporto ed aiuto: come Comitato abbiamo già destinato oltre 200 mila euro ai club e ne destineremo altri, in più continueremo a spenderci nelle occasioni di rappresentanza affinché possano avere altri ricevimenti. Le teniamo informate sull’evoluzione della situazione, ma la voglia è quella di continuare a fare attività, soprattutto per quanto riguarda il settore giovanile".

Sport da tutelare La nostra Redazione ha recentemente evidenziato come, su un campione di 100 società laziali, il tasso contagi nei centri sportivi sia pari solo allo 0.5% con i club che denunciano il 50% in media di introiti in meno ed il 15% di bambini che lascia la scuola calcio: "Credo che il campione da voi analizzato nel Lazio possa dare risultati simili anche nelle altre Regioni, comprese quindi Piemonte e Val d’Aosta. Ci sono famiglie e ragazzi che magari ancora non hanno completato il tesseramento presso una società, club che non hanno incassato le quote d’iscrizione avendo adesso come unica certezza il dilemma du quando si potrà ripartire - chiude il presidente Mossino - I contagi poi: certamente non è il calcio o lo sport più in generale il problema, semmai la scuola o i mezzi di trasporto pubblici, insomma altri settori che hanno portato il Covid nel calcio, non il contrario di certo. Senza voler demonizzare altri settori, per carità, ma non siamo noi la fonte di contagio, questo è sicuro: lo dico perché so bene di come le società si siano attrezzate, a spese loro, per adeguarsi ai protocolli emanati e mettere in sicurezza la propria attività giorno dopo giorno. Ed è inaccettabile che il Governo non si renda conto dell’enorme lavoro svolto dal mondo dilettantistico".

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