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l'intervista

La ripartenza in Liguria. Ivaldi "C'è tempo, anche dopo il 30 giugno"

Il presidente del Comitato Regionale annuncia le tappe per tornare in campo, dalle prime squadre al settore giovanile

25 Novembre 2020

Giulio Ivaldi

Il presidente del Comitato Regionale Liguria Giulio Ivaldi (Foto ©LNDLiguria)

Il movimento ligure dimostra di essere in buona salute. Non è una metafora per scacciare via i cattivi pensieri dettati da questi mesi scanditi da bollettini sulla pandemia, ma è un dato di fatto. Tra Levante e Ponente le squadre non soltanto non sono diminuite ma anzi, sono aumentate, segno questo della grande vitalità che c'è attorno al calcio dilettantistico e di come questo sia una grande valvola di sfogo per la società, oltre che ad una possibilità concreta per creare aggregazione. In tutta sicurezza, tra l'altro, dato che anche in Liguria, così come raccolto attraverso la nostra ricerca nel Lazio, i casi di diffusione del Coronavirus all'interno dei vari club sono pressoché inesistenti. Un sintomo, anche in questo caso, dell'impegno delle varie realtà nel proporre attività sportiva in tutta sicurezza ai loro tesserati. La sfida che adesso è sul tavolo dei vari comitati regionali è quella di far ripartire una macchina ingolfata dai troppi stop and go, tornando a scandire le settimane dei diversi appassionati. Il Comitato Regionale della Liguria si è allineato alle decisioni della LND e, facendo parte del gruppo Area Nord, ha già impostato una road map da seguire.

La frenata e la ripartenza In Liguria il calcio giovanile, soprattutto, si sviluppa su base provinciale, con le gare dei vari raggruppamenti utili per poi creare le finali regionali "La stagione è iniziata, non in tutte le province con le stesse date - esordisce il presidente Giulio Ivaldi - poi purtroppo abbiamo dovuto interrompere i campionati dopo le decisioni governative. La nostra posizione è assolutamente in linea con quella espressa dalla LND ed abbiamo condiviso con gli altri presidenti della nostra area delle tappe per poter riprendere a giocare. Dopo la scadenza del 3 dicembre abbiamo chiesto di poter far ripartire l'attività anche se a porte chiuse, perché in questi giorni seppur ci siano disposizioni che consentano l'allenamento in forma individuale, molte società non hanno accesso ai loro impianti per problematiche legati agli spogliatoi. Questo accade principalmente alle zone dell'entroterra, e quindi abbiamo casi di entità diversa con società che stanno proseguendo ad allenarsi ed altre che invece hanno scelto di fermarsi".

Le tappe La riorganizzazione del calcio ligure parte da una serie di incontri, rigorosamente in videoconferenza, con tutte le realtà che lo popolano "Stiamo attuando delle riunioni categoria, per categoria, che andremo a concludere la prossima settimana per sentire tutte le indicazioni che ci vogliono dare le società. Al momento dobbiamo recuperare circa 130 gare dall'Eccellenza alle categorie inferiori e l'idea è quella di partire con queste partite dalla metà di dicembre e di riprendere completamente l'attività a partire dal 3 gennaio, in modo tale da poter avere poi davanti un calendario che ci offra la possibilità di andare a concludere interamente la stagione senza pensare a delle formule diverse. In questa visione sarà molto importante capire quale sarà la diffusione e la somministrazione del vaccino sul territorio, perché ovviamente si potrebbe giocare con maggiore tranquillità. Se il tempo non dovesse poi bastare per portare fino al termine la stagione, potremmo inserire anche qualche turno infrasettimanale. Fortunatamente, fatta eccezione per la Promozione, abbiamo dei campionati con un numero non enorme di società, l'Eccellenza ad esempio ci preoccupava particolarmente, ma siamo riusciti a riformarli in modo tale da poter ricavare il tempo necessario per giocare fino al 30 giugno od oppure chiedere una deroga per terminare la stagione nelle prime due settimane di luglio. Per il settore giovanile, invece, i tempi saranno diversi con una ripresa che ipotizziamo dopo la metà di gennaio".

Poca criticità Il rapporto tra federazione locale e club è solido, stando alle parole di Ivali "Sappiamo perfettamente che una decisione, qualunque essa sia, non porterà mai al 100% dell'accoglimento, accade nella vita sociale, figuriamoci nello sport. Non abbiamo avuto in questo periodo particolari problemi con le società, quel che più è aumentato è un senso diffuso di paura psicologica, nonostante il calcio abbia dimostrato nei fatti di essere uno sport sicuro. La paura è aumentata adesso perché rispetto ai mesi del lockdown c'è qualche difficoltà in più legata al lavoro. Le principali difficoltà, ribadisco, sono sul lato logistico con alcuni club che non hanno possibilità di poter ospitare i loro atleti. Questo accade soprattutto in formazioni dell'entroterra che poi con il clima freddo che arriverà nelle prossime settimane non possono permettersi di mandare qualcuno a casa senza la possibilità di una doccia, perché poi si ammalerebbero comunque con i problemi stagionali. In generale la risposta del movimento è stata fin qui molto buona e rispetto alle 210 società che avevamo nella scorsa stagione quest'anno ne abbiamo 225. Da qui in avanti, dunque, ci vorrà senso di responsabilità da parte di tutti, per continuare a giocare. Ci vorrà calma e rispetto delle regole ed evitare di parlare prima di avere delle certezze su cui basarsi". 

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