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l'intervista

Calcio Popolare Unito: la Terza Categoria fa sentire la sua voce

I due capofila, Costa e Bruschi, ci svelano il programma del movimento. Dal CR Lazio già pronto un tavolo per ascoltare le 48 società firmatarie

02 Dicembre 2020

Calcio Popolare Unito: la Terza Categoria fa sentire la sua voce

Calcio Popolare Unito, i 2 capofila Valerio Costa, presidente della Borgata Tor Sapienza, e Stefano Bruschi, numero 1 del Cerveteri Football Club

Quello della Terza Categoria è un mondo a parte. Una realtà che incarna lo spirito dilettantistico nella sua forma più vera. In un tempo in cui i cosiddetti Dilettanti sono andati ad infilarsi sempre più le scarpe dei “professionisti”, tra doppie sedute e rifiniture pre partita, in Terza Categoria c'è ancora spazio per il calcio vissuto in maniera spensierata, magari anche tra qualche chilo di troppo e una birra con i compagni dopo gli allenamenti. L'emergenza Covid-19 ha però toccato tutti, nessuno escluso, aprendo le porte ad uno scenario in cui la Terza Categoria ha visto improvvisamente offuscarsi il proprio futuro. La categoria ha però risposto con forza e soprattutto lo ha fatto unendosi, diventando anche esempio per chi magari si fregia di maggiore blasone. E' nato così il movimento Calcio Popolare Unito che, ad oggi, coinvolge 48 società su 58 e che ha portato le proprie preoccupazioni direttamente sulla scrivania del CR Lazio. A dar voce al gruppo sono Valerio Costa, presidente della Borgata Tor Sapienza, e Stefano Bruschi, numero 1 del Cerveteri Football Club, che svelano scenari e obiettivi di un movimento che affonda le proprie radici nei campi di terra di Roma e provincia.

Lo scenario Prima di entrare nel vivo, occorre fare un passo indietro. Come se la passava la Terza Categoria? Male ovviamente, come del resto sta accadendo per tutto il calcio dilettantistico, soprattutto perchè qui tutte le realtà vivono un'esistenza estremamente legata e vincolata al quartiere d'origine. “Qui nessuno viene pagato per giocare anzi, spesso siamo a farlo per poter inseguire la nostra passione – racconta Valerio Costa – gli sponsor, se così vogliamo chiamarli, sono amici del bar o del ristorante del quartiere o talvolta addirittura gli stessi ragazzi che si autofinanziano versando delle quote. Inutile dire come vanno le cose in un momento come questo. Tra tutte le società di Terza Categoria probabilmente una o due avranno un campo di proprietà, tutte le altre sono in affitto. Pagare il campo è impensabile, non ci arriviamo proprio e per questo, io così come praticamente tutti gli altri presidenti, abbiamo scelto di fermarci perchè magari questi due mesi li recupereremo più avanti o addirittura l'anno prossimo quando magari si potrà tornare all'attività normale”. Situazione non semplice da affrontare soprattutto se ci si sbilancia nel pensare ad un ipotetico futuro: “Se le cose non cambiano rischiano di ucciderci come movimento sociale e popolare. La Terza Categoria è importante proprio per questo motivo, per dare speranza ai ragazzi fornendo loro il mezzo del calcio per emergere da realtà complicate o per creare legami oltre l'aspetto sportivo soprattutto nelle piccole realtà”.


Il movimento L'aspetto che colpisce più di ogni altro è stata la capacità che ciascuna delle società ha mostrato nell'unirsi a questo movimento. Nessun egoismo però, dato più unico che raro nella giungla del calcio dilettantistico nostrano, quanto piuttosto la volontà di far fronte comune di fronte all'emergenza. Costa ci racconta come tutto è iniziato: “E' nato tutto la mattina seguente l'annuncio dello stop della Terza Categoria perchè attività Provinciale cosa che non era stata prevista per la Prima e la Seconda Categoria. Ho chiamato qualche presidente che conoscevo e da lì è partito un passa parola incredibile, nel giro di un paio d'ore eravamo già 35 nel gruppo whatsapp e il pomeriggio ero negli uffici del segretario del CR Lazio. Ad oggi siamo 48 società di Terza Categoria e sono orgoglioso di poter affermare che siamo tutti uniti, nessuno vuole portare acqua al proprio mulino ma piuttosto impegnarsi per il bene comune”.


Criticità e richieste Entrando nello specifico, la linea del movimento “Calcio Popolare Unito” segue dei punti ben precisi. A spiegarci tutto nel dettaglio è Stefano Bruschi: “Abbiamo inviato questo documento per aprire un confronto costruttivo con le istituzioni. L'obiettivo è esclusivamente quello di salvaguardare i diritti della Terza Categoria e dei nostri tesserati. Vogliamo confrontarci e, perchè no, proporre anche eventuali soluzioni ad una crisi che comporterà ripercussioni sullo sport amatoriale anche per gli anni futuri. Dobbiamo muoverci per far sì che lo sport non muoia, basta leggere i comunicati dove si vede come alcune società di Seconda Categoria abbiano già rinunciato al campionato”. Ma quali sono le richieste del movimento? Bruschi risponde sicuro: “Date certe, la moratoria dei tesseramenti, ipotesi di svolgimento del campionato per finire stagione e di parametrare il costo del campionato all'effettivo svolgimento dello stesso. Vogliamo poi analizzare gli interventi fatti, perchè ci sono stati ed è importante dirlo. Però purtroppo sono stati esigui, basti pensare che coprono appena il 5% delle spese sostenute da una società di Terza Categoria”.


Risposta lampo Il Comitato non ha perso tempo e, in un momento in cui i problemi da affrontare non sono certo pochi e tutt'altro che semplici da risolvere, non è cosa da trascurare, anzi. Il CR Lazio, con il presidente Melchiorre Zarelli, ha infatti dimostrato prontezza d'intervento aprendo subito le porte ad un confronto per capire di comune accordo con le stesse società dove è meglio intervenire. “Una volta capito che rappresentavo una parte importante della categoria e compreso la nostra volontà di essere propositivi e non di voler portare delle imposizioni, non hanno avuto problemi nell'ascoltarmi subito. Ci hanno preso in grande considerazione e questo è sicuramente l'aspetto più importante. Lo stesso presidente Zarelli – aggiunge poi Costa – si è mosso in prima persona contattando un nostro referente e dicendosi pronto a confrontarsi per trovare le soluzioni più idonee. Parlare per risolvere i problemi è la cosa migliore per salvaguardare la Terza Categoria non solo come movimento sportivo ma soprattutto sociale e di questo non possiamo che essere felici”.  

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