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l'intervista

La ripartenza dell'Abruzzo: a tu per tu con Daniele Ortolano

Il presidente del Comitato Regionale fotografa la situazione del panorama abruzzese e fa il punto per quanto riguarda la ripartenza

02 Dicembre 2020

CR Abruzzo Ortolano

CR Abruzzo, il presidente Daniele Ortolano (Foto ©LndAbruzzo)

“Eravamo ripartiti spinti da una grandissima voglia di giocare, alimentata anche dalla mancanza di emozioni e di calcio nei mesi primaverili”. Esordisce così Daniele Ortolano, presidente del Comitato Regionale Abruzzo, nel fotografare la situazione del suo movimento. L’imperfetto è d’obbligo, perché la situazione ben presto è cambiata, come in tutto il Paese, e adesso c'è preoccupazione in vista della seconda parte di stagione.

Slancio frenato Dopo la crisi di marzo, per l’inizio della nuova annata il clima era quello giusto: “Addirittura avevamo avuto un notevole balzo in avanti in termini di iscrizioni, non tanto come società ma soprattutto come numero di squadre: per esempio abbiamo registrato un incremento di circa 20 compagini per la categoria Juniores, un dato eclatante per noi - prosegue - Siamo invece ripartiti con delle grosse problematiche: con i 20 club iscritti in Eccellenza abbiamo svolto diverse video conferenze per cercare di programmare la stagione in maniera più blanda per quanto riguarda numero di gare e trasferte. Gli avevamo proposto di dividersi in due gironi da 10, ma le società hanno preferito il gruppo unico con gare di andata e ritorno: abbiamo compreso subito che sarebbe stata un’impresa concluderlo, ma siamo stati tutti stimolati dal fatto che quest’anno abbiamo piazze storiche del calcio italiano come L’Aquila, Avezzano, Chieti, Lanciano - spiega il massimo dirigente - Nelle altre categorie, invece, avevamo programmato gironi più piccoli: in Promozione tre da 14, Prima e Seconda addirittura con gruppi da 10 o 11, cercando di farle partire un po’ più avanti. L’Eccellenza è cominciata il 20 settembre, la Promozione un mese dopo, quindi a metà novembre avevamo già disputato 8 turni di campionato e qualcuno di Coppa grazie a qualche infrasettimanale, ma purtroppo da ottobre il contagio è esploso ed è iniziata l’escalation di partite rinviate e da lì abbiamo iniziato a soffrire e ci siamo bloccati; nello stesso tempo in molti club delle Categorie inferiori e del settore giovanile è montata la paura dell’incremento dei casi: Prima e giovanili Regionali hanno disputato un paio di giornate, Seconda e Provinciali al contrario hanno preferito aspettare”.

Le esigenze Questa la situazione attuale, con il Comitato che si spende in difesa delle sue realtà: “Ora siamo in attesa del nuovo Dpcm: se per le altre categorie siamo ottimisti di poter chiudere i campionati anche qualora si riprenda a febbraio, posticipando magari la fine di essi a giugno, con le squadre di Eccellenza e Promozione invece c’è confronto continuo, visto che riscontriamo problematiche grosse. Prevale ancora l’intenzione tra i club di voler fare andata e ritorno, anche perché si sono creati distacchi di classifica che comportano una scarsa fiducia in diverse società nei confronti dell’ipotesi di fare solo partite d’andata più playoff e playout allargati. Potremo fare riflessioni solo nel momento in cui davvero ripartiranno gli allenamenti a dicembre - continua il presidente - Il secondo veri bisogno della nostra Eccellenza è quella di un protocollo un po’ più rigido, in cui le società siano messe in condizione di fare i tamponi, anche quelli rapidi, su larga scala, allineandosi a quanto in Lega si sta prevedendo per la Serie D. Servono poi ristori per questi club che hanno speso davvero tanto, tra adeguamenti all’impianto e controlli anti-Covid sui tesserati. Dico sempre che quello di Eccellenza è un campionato che può ripartire ma solo con determinate basi, l’ho scritto anche a Sibilia, soprattutto perché quest’anno abbiamo delle piazze blasonate che possono essere da esempio per il resto delle squadre”.

Effetto Covid La nostra Redazione ha proposto tre inchieste sull’impatto degli ultimi decreti coinvolgendo un campione di 100 club laziali: è emerso che il tasso di contagi nei centri sportivi è pari solo allo 0.5%, che sono oltre 5 i milioni spesi dalle società per adempiere al protocollo anti-Covid, con il 50% in media di introiti in meno e che, infine, il 15% dei bambini sta lasciando la scuola calcio. Non c’erano davvero altre soluzioni, al di là della chiusura dei campionati, per far fronte all’emergenza sanitaria? “Il problema purtroppo è grande nell’ambito delle spese. Questo è un dramma, anche perché le società, soprattutto quelle più blasonate seguite da molta gente, hanno perso l’introito principale con la sospensione delle partite, dopo aver investito molti soldi nella messa in sicurezza del centro sportivo. Credo che la Lega Nazionale Dilettanti debba impegnarsi a tutela delle società, magari facendo dei tamponi rapidi ogni 15-20 giorni ad alcuni gruppi squadra. Oppure ci vogliono dei ristori forti: abbiamo chiesto aiuto anche alla Regione, nell’ambito dell’attività che svolgiamo, speriamo che ci vengano concessi per dare un minimo di sicurezza alle nostre società. È una situazione brutta, delicata da cui non si riesce ad uscire - conclude Daniele Ortolano - Per quanto riguarda il settore giovanile, devo dire che inizialmente abbiamo riscontrato la stessa quantità delle iscrizioni, discorso diverso per la scuola calcio dove c’è stato un calo importante: la speranza è che a febbraio-marzo ci sia uno spiraglio di luce e che tutte queste attività possano riprendere, per poi terminare anche più tardi”.

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