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l'intervista

Marrocco: "L'emergenza ci obbliga allo stop, ripartiamo in sicurezza"

Il Presidente dell'Arce dice la sua sul momento del calcio dilettantistico e sulla chiusura temporanea dei centri sportivi

02 Dicembre 2020

Alessandro Marrocco

Marrocco, il Presidente dell'Arce (Foto ©Arce)

Possiamo considerare l'Arce come una vera e propria società modello nel panorama calcistico regionale. Il club di patron Marrocco ha generato nella città e tra i tifosi gialloblù tantissimo entusiasmo, partendo da lontano fino a giocarsi quasi i play off di Eccellenza due stagioni fa. Il giovane presidente ha voluto inoltre alzare l'asticella, rinnovando totalmente l'impianto sportivo Lino De Santis costruendo un gioiellino su misura della propria società. Una "nuova casa" che di fatto è stata però sfruttata pochissimo tra l'anno scorso (terminato a marzo) e quest'anno, con la stagione che si è fermata nuovamente dopo soltanto un mese. Potrebbe essere questo un grande punto a sfavore per un club che nelle ultime annate ha investito tantissimo per regalare a giocatori, staff e tifosi un piccolo teatro dei sogni? Analizziamo la questione con lo stesso numero uno gialloblù, con Alessandro Marrocco che molto lucidamente espone il suo punto di vista. "Ero assolutamente convinto che si sarebbe ripresentato il problema Coronavirus e addirittura ero contrario a far ripartire subito il campionato, ma purtroppo non siamo stati interpellati e non abbiamo avuto nessuna voce in capitolo. Ero contrario a riprendere e convinto che il virus sarebbe tornato insieme a tutto ciò che ne sta comportando. Avrei preferito aspettare, stiamo parlando di un gioco. Sarebbe stata la soluzione più idonea". L'impianto del De Santis è stato chiuso immediatamente già dopo i primi Dpcm, con anche tutte quelle attività collaterali che ne gravitano all'interno. Ma questo non preoccupa più di tanto il presidente arcese: "Fortunatamente per me non è il business principale ed ho chiuso tutto. E' vero che abbiamo investito tanto e spero di recuperare qualcosa il prima possibile, però personalmente vivo il calcio come un divertimento, una passione. Le passioni spesso costano, c'è dispendio economico ma dall'altra parte non stai con la calcolatrice. Perciò ho preferito chiudere tutto, il calcio per me rimane un divertimento. Il business principale sono gli ascensori ed altro. Il calcio resta un divertimento ma ad essere sincero non mi stavo neanche più divertendo, per cui sono contento di aver chiuso". Si è dibattuto in quest'ultimo periodo molto anche sul tema dell'abbandono sportivo con diversi ragazzi che, in un contesto così incerto e attività sempre più spezzettate, preferiscono magari dedicarsi ad altro. Anche in questo senso Marrocco ha le idee ben chiare: "Secondo me il tema dell'abbandono non è un problema per i ragazzi. Resto convinto che debbano capire prima di tutto l'importanza della scuola, dello studio, del lavoro. Questo è un divertimento, ripeto, per il 90% che praticano questo sport è un gioco. Oggi i ragazzi hanno tantissimi altri divertimenti. Il problema più importante è la scuola e il lavoro per i più grandi. Sono queste le problematiche che poi portano realmente ad una decrescita del ragazzo o ad aspetti caratteriali particolari. Il calcio non deve essere visto come un fattore principale per una persona". Qual è dunque il futuro che ci si aspetta? "Innanzitutto mi auguro che non facciano un'altra leggerezza ripartendo a gennaio se la pandemia sarà ancora in corso e magari si rischia invece l'arrivo di una terza ondata. In tutto questo noi abbiamo pagato le iscrizioni, i tesseramenti, tutto il resto. Perciò mi aspetto che si riprenda soltanto quando tutto sarà realmente finito. Ad oggi hanno parlato allenatori, giocatori ma non ancora i presidenti. Spero che prima o poi anche noi prenderemo la parola, che siamo quelli più interessati. Questo è un gioco che va avanti secondo le nostre possibilità e per la nostra passione, quindi sarebbe opportuno interpellarci e capire come la pensiamo". 

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