Cerca

l'editoriale

Giornalisti che minacciano e insultano quando il loro dovere è garantire pluralismo e imparzialità

14 Dicembre 2020

Giornalisti che minacciano e insultano quando il loro dovere  è garantire pluralismo e imparzialità

Viviamo un momento di altissima tensione sociale, frustrati dalla pandemia. Si vive con la paura e tanta rabbia nella speranza che si torni alla normalità quanto prima. Il subbuglio viene alimentato da un’informazione poco attenta, poco prudente, che continua, consapevolmente, a tutelare il proprio business, preferendolo al rispetto dei doveri che questa professione impone. E' l’epoca della digitalizzazione e dei Social, un tourbillon di notizie più rapide e meno accurate, uno scambio di informazioni immediato che ha avuto come effetto più grave quello di piegare il giornalismo alle nuove dinamiche della comunicazione, con buona parte delle testate che ha accettato il compromesso al ribasso della qualità, sposando il concetto del subito anche a costo di sacrificare il valore del prodotto editoriale, anche a rischio di sacrificare la verità. E sembra non importare un granché delle ripercussioni sui cittadini di questa nuova dimensione superficiale del giornalismo, che ha avuto una conseguenza inevitabile: la perdita di credibilità e dell’interesse del lettore.

Entrati nel vivo della campagna elettorale del mondo sportivo, la nostra prima preoccupazione è stata quella di ricostruire il quadro delle dinamiche che si stanno innescando, non solo nel Lazio. Ricerche, telefonate, appuntamenti: ore e ore spese per ricomporre la realtà dei fatti, prima di pubblicare e offrirlo alle persone, tutelando il loro sacrosanto diritto a farsi un’opinione, propria, completa e corretta. Una premessa dovuta per spiegare meglio il nostro dissenso dallo scenario che si sta configurando nel mondo dell’informazione laziale a seguito del duello elettorale tra l’attuale Presidente del Comitato Regionale Melchiorre Zarelli e l’aspirante successore Luigi Lardone. In queste poche settimane abbiamo assistito a continue violazioni dei doveri del giornalista e a una mancanza grave di etica professionale. Minacce alle istituzioni, volgari commenti alle comunicazioni ufficiali, il tutto condito dall’inesistenza di imparzialità e di pluralismo, valori sacri e inviolabili per chi svolge questo mestiere, che ha dato vita a un modus operandi passibile di sanzioni dagli organi preposti. Non siamo certo noi a dirlo, ma la Carta dei Doveri, il testo per eccellenza. Vi ci portiamo dentro con alcuni passaggi

"Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse [...] e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici.

Tradotto, un giornalista non può definire “vecchi” (condizioni fisiche, ndr) i maggiori esponenti del calcio laziale e invitarli ad andare “tutti a casa” accusandoli di aver commesso degli illeciti e minacciandoli che in caso contrario "ci sono anche delle carte, non le vorremmo mai usare, ma all’occasione potrebbero essere anche usate". Questo non è giornalismo, perché “la responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. II giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri". Un giornalista non può intimidire provando a condizionare l’esito di elezioni, un giornalista denuncia e basta perché è "responsabile del proprio lavoro verso i cittadini". Sotto le comunicazioni sulla pagina Facebook della LND Lazio, ci siamo imbattuti in commenti faziosi da parte di colleghi, non certo utili a costruire un’informazione obiettiva e imparziale, fondamentale per il requisito cardine del giornalismo, la verità, e per uno Stato che voglia definirsi democratico. E poco importa che sia un profilo privato piuttosto che la pubblicazione di un articolo su una piattaforma della testata, perché un giornalista è sempre responsabile di quello che dice, non può affiancarsi all’esternatore occasionale da social network. Una professione che racchiude in sé una delle più importanti libertà riconosciute dalla Costituzione, tanto bella quanto complicata. Perché con il proprio pensiero si diffondono idee e si condiziona l’opinione pubblica, con tutte le conseguenze del caso. L’invito pertanto a rispettare le persone e la nostra professione, evitando di affossarla ulteriormente fino a spogliarla di ogni significato.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE