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L'intervista

Bergamini: "Doveroso candidarmi, il futsal mi ha dato tanto"

L'ex portiere e leggenda del calcio a 5 spiega i motivi ed i programmi della sua candidatura alla presidenza della Divisione

29 Dicembre 2020

Luca Bergamini

Luca Bergamini

Nel 2018 è stato insignito del titolo di “Legends”, ossia il riconoscimento per essere stato uno dei pionieri e dei più grandi giocatori della storia del Calcio a 5 italiano. Un portiere che, con la sua abilità nel calciare e non solo tra i pali, ha letteralmente rivoluzionato questo sport, conquistando nella sua prestigiosa carriera anche quattro scudetti e due Coppe Italia. A distanza di circa trent’anni dalla sua ultima gara ufficiale, Luca Bergamini ha deciso di scendere nuovamente in campo, anche se senza indossare i suoi amati guanti, e di candidarsi alla carica di presidente della Divisione Calcio a 5. Di provare a dirigere il movimento del futsal con la stessa personalità con la quale guidava in campo i suoi compagni. Anche se è stato lontano dal mondo del futsal, Luca Bergamini può contare su una professionalità che lo ha portato in questi trent’anni a lavorare nello sport professionistico, sempre in ambito di organizzazione e management e sempre su palcoscenici importanti, non solo nazionali ma anche internazionali. Un percorso che non farà da solo. Nei giorni scorsi, infatti, il candidato ha anche presentato la sua squadra, le figure che lo accompagneranno nel caso in cui dovesse vincere le elezioni. Nomi di esperienza e che ben conoscono il mondo del calcio a 5: Donato Giovanni Allegrini, Stefano Castiglia, Andrea Farabini, Umberto Ferrini, Stefano Salviati, Antonio Scocca, Leonardo Todaro ed Alfredo Zaccardi.

Dottor Bergamini, perché ha deciso di scendere in campo e correre per la presidenza della Divisione Calcio a 5?
“Per quanto abbia cercato di sfuggire al mio destino, perché sono più di trent’anni che non gioco e non frequento il mondo del Calcio a 5, ancora oggi nei salotti mi presentano come il portiere di Calcio a 5 che ha cambiato le regole di questo sport. Insomma, è inutile cercare di sfuggire al mio destino. In questi anni ho fatto un percorso professionale distante, ma sempre in ambito dello sport prfoessionistico con mansioni che vanno dalla organizzazione di strutture aziendali al management di aziende sportive al massimo livello, sia nazionale che internazionale.  Per questo mi sembrava doveroso mettere a disposizione le mie esperienze in un mondo che mi ha dato tantissimo in termini di umanità, opportunità ma anche di riconoscibilità sociale. In un momento di grande difficoltà, come quello che stiamo vivendo, mettere a disposizione la mia esperienza e la mia storia a beneficio della Divisione Calcio a 5 mi sembra un gesto doveroso, di coscienza e che faccio con grande spirito laico ma religioso”.

Da quando scendeva in campo sono passati tanti anni e sono cambiate molte cose. Che movimento del futsal ritrova?
“La situazione che ho riscontrato dall’esterno, ma comunque da persona che vive il mondo dello sport da sempre, è che c’è una grande concentrazione sui comportamenti umani rispetto alle cose da fare. Nella mia esperienza, quando ti concentri sugli uomini perdi tantissimo tempo ed ottieni molti risultati. Ad un certo punto è prevalsa la dinamica politica rispetto rispetto a quella del fare. In realtà di cose da portare avanti bene ce ne sono tantissime. Si tratta di rimettere in moto una managerialità indispensabile per rilanciare la Divisione, che deve recuperare una sua identità forte, che è di natura sociale, ed esaltare quelli che sono gli asset delle società delle serie maggiori, senza però trascurare tutta l’attività di base, che è fondamentale perché la forza del movimento del Calcio a 5 è nel numero dei suoi praticanti”.

Oltre ad un discorso economico e politico, il futsal ha bisogno anche di un forte rilancio della sua immagine.
“Assolutamente si, perchè il rilancio dell’immagine va nella direzione dell’utilizzo delle tecnologie e dell’innovazione e di tutto quelli che sono gli strumenti con cui oggi gli sport riescono a toccare la maggior parte delle persone. Ad esempio mi riferisco piattaforme OTT o di crowfunding per sostenere l’attività dilettantistica, di base o delle società che svolgono molto spesso operano in remissione. Il crowdfunding è una iniziativa importante che arriva dallo sport americano e che è molto ben riproducibile, soprattutto in un momento storico in cui c’è una grnade sofferenza economica. Prima di fare un progetto di marketing, però, dobbiamo preoccuparci di ideare un prodotto che sia in linea con le esigenze dell’advertising e della comunicazione delle grandi aziende. Il virtual advertising è una frontiera che va assolutamente cavalcata ed è altrettanto fondamentale la creazione di un canale della Divisione, una necessità per avere una comunicazione più efficace e professionale senza abbandonarla alle televisioni di turno”.

L’11 gennaio si terrà l’assemblea elettiva. Quale sarà la prima cosa che farà in caso di vittoria?“
Partiremo dal Job description, ossia chi fa cosa, poi penseremo all’organizzazione del lavoro e instaureremo  un contatto continuo con tutte le società. Importante sarà anche una riorganizzazione della struttura in termini manageriali e, dal giorno dopo, iniziare a lavorare alla creazione ed al rafforzamento del prodotto in modo da poterci proporre a tutte quelle aziende che possano sostenere assieme a noi il nostro percorso”.

Molto importante è anche il rapporto con le varie istituzioni politiche e sportive. Un rapporto al centro della scena in questi lunghi mesi di dibattiti dovuti all’emergenza sanitaria.
“Esattamente. In questi mesi si è verificato anche un problema di collocamento e di credibilità nei confronti delle istituzioni sportive che sono i nostri stakeholder principali. Oggi ti devi interfacciare in maniera credibile e forte con FIGC, LND, Sport e Salute e CONI. Bisogna anche avere la capacità di incidere con il Ministero dell’Istruzione del’lUniversità e della Ricerca per l’introduzione ed il rafforzamento del Calcio a 5 all’interno delle scuole, un aspetto che rappresenta un altro punto davvero fondamentale da portare avanti. Tutte queste attività saranno codificate con dei flussi formativi e con un rigore organizzativo che consentiranno a tutti di sentirsi parte integrante della Divisione Calcio a 5. Non dobbiamo mai dimenticare che le Federazioni Sportive sono dei “service” a disposizione di tutte le società. Chi si occupa di gestirle, lo deve fare sempre mantenendo chiaro in mente questo spirito”.

E’ chiaro che in questo momento bisogna fare i conti con una realtà complicata legata all’emergenza Covid. Come si potrà ripartire anche sotto questo punto di vista?
“Se avessi le soluzioni, probabilmente oggi sarei il Presidente del Consiglio (ride ndr). E’ veramente difficile pensare all’evoluzione del virus e a ciò che potrà accadere nei prossimi mesi. Ciò che è certo è che le società non possono avere ulteriori carichi di responsabilità economica nel sostentamento delle proprie attività rispetto all’incidenza del virus. E’ vero anche è che il Calcio a 5 è uno sport al chiuso e di contatto, ma ho visto altri sport, sempre al chiuso e di contatto, che sono comunque andati avanti. Penso che in questo periodo si è sofferta anche la mancanza di una rappresentanza politica forte da parte della Divisione Calcio a 5”.

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