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L'intervista

Luigi Miccio: "Parisi, Kone e la Vigor Perconti. Vi racconto..."

L'attuale tecnico della Cynthialbalonga si tuffa nel passato ricordando i momenti vissuti con i due ragazzi che, cresciuti alla Vigor Perconti, due giorni fa si sono affrontati nel campionato di Serie B

06 Gennaio 2021

Luigi Miccio

Luigi Miccio esulta con la Vigor Perconti

Nel campionato di Serie B, due giorni fa, è andato in scena un match come tanti altri. L’Empoli prima della classe ha battuto per 2-0 il Cosenza che lotta con tutte le sue forze per allontanarsi dalla zona playout. Una gara come tante altre, meno per quelle persone alle quali sono saltati agli occhi due nomi: Benjamin Lhassine Kone tra le file rossoblu e Fabiano Parisi dei toscani. Per chi questi due nomi non ricordano nulla, a rinfrescarvi la memoria ci pensa allora Luigi Miccio, attuale tecnico dell’Under 19 del Cynthialbalonga che allenò i ragazzi ai tempi degli Allievi Elite con la Vigor Perconti.

Mister, cosa ci dici di Kone e Parisi?
“La genesi di tutta questa fantastica storia ha un nome ben chiaro, vale a dire il club di Maurizio Perconti. Una società competente, tra le migliori nel panorama laziale e che ieri si è gustata un match con due talenti cresciuti proprio al Vigor Center. Il primo contatto con i primi ragazzi l’ho avuto nel 2016, appena dopo la vittoria del campionato regionale con i Giovanissimi, quando la società mi inserì sulla panchina degli Allievi. Kone era già blaugrana, mentre Fabiano Parisi lo prendemmo così… Era giugno, quindi si lavorava forte per allestire la rosa in vista della stagione alle porte. Grazie a Cosimo Giannotta eravamo riusciti ad organizzare un’amichevole con una società in provincia di Avellino. Tra i tanti ragazzi in campo si mise particolarmente in mostra un ragazzo, portava la maglia numero 10 ed era dotato di qualità tecniche sorprendenti. Giocava sulla trequarti, fisicamente era esile e mingherlino ma quando toccava il pallone era qualcosa di meraviglioso. Ricordo che ci impressionò soprattutto il suo rialzarsi di continuo ed in silenzio dopo ogni fallo subìto. Portava a spasso i nostri in giro per il campo, il pallone non glielo toglievi mai. Per ragioni burocratiche non lo potevamo tesserare subito, dovevamo aspettare novembre…”

Concentriamoci su Kone, cosa ci racconti?
“Kone arrivò in Italia dalla Costa D’Avorio solamente insieme alla madre e alla sorella, per cui con lui abbiamo lavorato dal punto di vista calcistico ma anche e soprattutto sociale e culturale. La società ed i compagni sono stati veramente il continuo della sua famiglia, tutti lo coccolavano. Parlando di campo non era altro che un talento incredibile, anche in allenamento faceva delle cose assurde. Il classico giocatore che abbina forza fisica ad una qualità tecnica entusiasmante, dalla metà campo in su era in grado di scardinare qualsiasi difesa. All’epoca giocava da attaccante centrale in un 4-3-3, ma mi chiedeva di arretrare il suo raggio d’azione per vedere più il campo. Da queste sue richieste trovammo uno schema che poi di fatto ci permise di realizzare tantissimi gol: Ben veniva incontro portandosi dietro i difensori e Fratini s’inseriva alle spalle della retroguardia andando in rete. Ogni volta che segnavamo in questo modo mi diceva «Vedi, vedi…» All'epoca diversi club professionistici erano interessati a Kone, ma a crederci più di tutti fu il Torino grazie a Federico Coppitelli che si espose in prima persona. Venne ad osservarlo durante le fase finali e nel biennio di Primavera ci lavorò molto, tanto da renderlo la mezz'ala a tutto campo che è oggi".

E di Parisi?
“L’inizio della sua storia alla Vigor Perconti ormai lo conoscete, ma la meraviglia è arrivata tutta dopo. Come detto abbiamo dovuto aspettare novembre prima di poterlo schierare effettivamente in campo. I compagni non vedevano l’ora che potesse giocare anche lui perché avevano preso coscienza delle sue grandissime qualità. Ricordo che spesso negli spogliatoi si diceva «Sì, le altre squadre sono davvero forti, ma noi abbiamo da giocarci la carta Fabiano…». E si rivelò veramente l’arma in più per la Vigor Perconti. Ha avuto un’evoluzione tattica importante: da trequartista lo abbassammo sulla linea dei centrocampisti, da mezz’ala. Poi per le fasi finali, oltre a Spadara volato alla Lazio, dovemmo rinunciare anche a Madonna che si fece male. Così adattai Parisi come mediano scoprendo un regista incredibile ed un recuperatore di palloni eccellente, nonostante quelle non fossero le sue qualità primarie, considerando anche la struttura fisica. Adesso gioca da terzino sinistro. Tra l’altro, ci tengo ad aggiungere, la storia di Fabiano dovrebbe essere da esempio anche per molti ragazzi e addetti ai lavori. Inizialmente, infatti, anche alla Vigor Perconti qualcuno era scettico. Dovevamo aspettarlo fisicamente e c’erano perplessità riguardo il suo essere all’altezza in base ai ritmi del nostro campionato. La sua esplosione ci conferma che quando un giovane ha qualità tecniche importanti va supportato e aspettato, indipendentemente dalla tenuta fisica. Il talento alla fine emerge”.

Qual è il momento che porterai sempre con te dei due ragazzi?
“Di Fabiano non dimenticherò mai il volto stravolto che aveva quando mi corse incontro per esultare per la vittoria nella finale regionale. Fu il primo a venirmi ad abbracciare, aveva una faccia bianca e distrutta dalla stanchezza, gli occhi sgranati… Un momento che porterò sempre nel mio cuore. Per quanto riguarda Kone invece… Faccio una premessa. Spesso mi capitava di andarlo a prendere a casa per portarlo agli allenamenti, per cui tante volte abbiamo condiviso il viaggio. Un giorno, eravamo su Via Prenestina, ci supera il pulmino della Tor Tre Teste. Lo guardo e gli dico «Questi sono davvero forti», ed era vero, si trattava dei 2000 di Emiliano Corsi. Ben resta in silenzio per cinque secondi poi mi fissa replicando «Non ti preoccupare mister, vinciamo noi». Fu davvero così”.

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