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L'intervista

Reggina, Folorunsho: "Sono cresciuto di testa, alla Lazio non ero maturo"

Il centrocampista classe 1998 si è raccontato a 360°: dagli inizi alla Vigor Perconti fino all'attuale esperienza in quel di Reggio Calabria

24 Febbraio 2021

Michael Folorunsho

Folorunsho esulta (Foto ©️Reggina Calcio/Lillo D'Ascola)

Vigor Perconti, Tor Sapienza e Savio prima di spiccare il volo verso il professionismo. Michael Folorunsho è a tutti gli effetti un prodotto della nostra regione che adesso sta finalmente esprimendo tutte le sue qualità. Il centrocampista classe 1998 nelle ultime partite ha letteralmente trascinato la Reggina nel campionato di Serie B, e se il team del tecnico Marco Baroni si è risollevato dalla zona calda della classifica, il merito è anche di Folorunsho. Nel derby contro il Cosenza di una settimana fa, ad esempio, nel giro di tredici minuti si è prima guadagnato un calcio di rigore, trasformato da Menez, e poi ha messo a segno la seconda rete per i suoi. L’ennesima ottima prestazione che certifica un vero e proprio magic moment per l’ex Lazio.  


Partiamo dagli inizi: sei cresciuto tra Vigor Perconti, Tor Sapienza e Savio… Che esperienze sono state? 

“Ho iniziato a giocare a calcio alla Vigor Perconti ma dopo un po’ di tempo ho deciso di lascare il calcio. C’erano alcune cose che non mi piacevano, nonostante fossi un bambino mi rendevo conto di determinate vicende che non mi andavano a genio; così ho deciso di fermarmi momentaneamente. Poi ho ricominciato al Tor Sapienza fino ad arrivare nel Savio di Paolo Fiorentini. Con la casacca blues sono migliorato moltissimo, tra l’altro giocando da sotto età, tanto da guadagnarmi le attenzioni della Lazio. A fine stagione è arrivata la chiamata da parte del club biancoceleste. Sono partito per il ritiro con l’Under 17, ho fatto bene e hanno deciso di tesserarmi”. 

La Lazio è stata la società che ti ha fatto crescere e ti ha permesso anche di assaporare la prima squadra con la convocazione per la Coppa Italia contro l’Inter, nel 2017. Cosa ci racconti di quegli anni? Che rapporto hai avuto con Simone Inzaghi? Ti aspettavi qualche occasione in prima squadra? 

“Il momento più bello è stato senza alcun dubbio la trasferta di San Siro con la prima squadra. Ricordo che si fece male Biglia e convocarono me. Condividere lo spogliatoio con campioni del calibro di Klose e Felipe Anderson è stata un’emozione che non dimenticherò mai. In generale, comunque, anche tra Under 17 e Primavera ho provato grandi sensazioni, dalle finali ai derby, ho avuto l’onore di giocare partite importanti. Con mister Simone Inzaghi ho avuto sin da subito un rapporto molto bello. Gli piacevo come giocatore e parlavamo spesso; mi diceva che avevo potenziale ma che lo sfruttavo male. Ci siamo continuati a sentire anche dopo la sua promozione in prima squadra, è stato davvero un allenatore importante, ha sempre creduto in me sin dai tempi della Primavera. È sempre complicato fare subito il salto dal vivaio alla prima squadra, devi essere bravo ma anche fortunato, magari riesci a trovare spazio nella sfortuna di un altro giocatore che si infortuna. All’epoca non avevo ancora la testa da giocatore, quando arrivi a quei livelli devi farti trovare pronto e maturo, purtroppo non lo ero”. 

Una volta terminato il percorso nel settore giovanile sei stato passato alla Virtus Francavilla, poi acquistato dal Napoli e girato in prestito al Bari. Quest’estate un altro prestito, alla Reggina, dove stai facendo grandissime cose… Raccontaci i periodi passati girando l’Italia, sicuramente non semplicissimi per un ragazzo giovane come te. Quanto è complicato affermarsi subito dopo essere uscito dal vivaio? 

“In Italia si usa tanto mandare i giovani a farsi le ossa in categorie più basse e credo che sia giusto così. Alcuni giocatori che escono dal vivaio riescono ad affermarsi subito in prima squadra ma è un salto che dipende da vari fattori. Per quello che è il mio punto di vista penso sia veramente utile giocare, accumulare minuti ed esperienza in prime squadre, anche se magari in Serie C. Lì inizi a capire che si fa sul serio, assapori il vero calcio. La società ha degli obiettivi prefissati, quando sei costretto a fare punti per una salvezza devi fare di tutto per conquistarli. Anche il fattore tifosi non è da sottovalutare, se non dai il massimo ti bacchettano. Tutto ciò rientra nell’assumersi delle responsabilità, è questo che ti fa crescere come uomo e come calciatore. In tre anni di Serie C sono maturato tantissimo, in particolar modo nella parentesi Virtus Francavilla; da una stagione all’altra sono diventato un giocatore ed una persona completamente diversi rispetto a poco tempo prima”. 

Veniamo al presente: a Reggio Calabria sembra che tu abbia trovato la dimensione ideale. Appena arrivato, ti aspettavi un exploit del genere?  

“A Bari, insieme alla società, abbiamo deciso di fare questa esperienza;  mister Toscano mi aveva chiamato dicendomi che ero un giocatore importante. Avevo molta voglia di giocare e dimostrare, sapevo che non sarei partito avanti nelle gerarchie, anzi, ma a me piacciono le sfide. Ho lavorato davvero molto ed in questo momento fortunatamente ne sto raccogliendo i frutti, tutto sta andando per il verso giusto e mi auguro che possa continuare così”. 

Non siete partiti con il piede giusto, ma ora state scalando posizioni importanti. Anche grazie ai tuoi gol la formazione granata si è risollevata dalla zona calda della classifica, qual è il vostro obiettivo stagionale?  

“Inizialmente c’era aria di frustrazione nello spogliatoio, siamo consapevoli di essere una buona squadra con giocatori importanti; nonostante ciò, fino a qualche tempo fa non riuscivamo a fare risultato, anche se le prestazioni erano comunque buone. Giocavamo bene ma raccoglievamo pochi punti. Da gruppo unito e coeso quale siamo, abbiamo parlato, ci siamo confrontati cercando di risolvere le problematiche che si frapponevano al nostro cammino. Adesso siamo finalmente in un momento positivo, ci viene tutto molto più facile e gli ultimi risultati lo dimostrano. La strada è sicuramente quella giusta ma non dobbiamo accontentarci”. 

Sei un calciatore professionista ma comunque giovane. Spesso, purtroppo, si ha come l’impressione che invece di proteggere i calciatori più piccoli, questi vengano presi di mira al primo comportamento leggermente sopra le righe…  

“Penso che nello sport e maggior ragione nel calcio, l’età conti relativamente in questo caso. Non esistono giovani, non esistono vecchi, ci sono dei calciatori e delle squadre che devono raggiungere determinati obiettivi. A volte purtroppo si tende a criticare eccessivamente alla prima sirena d’allarme quando qualcosa non va. D’altro canto siamo professionisti e non possiamo far altro che accettare certi meccanismi. È un discorso che varia da persona a persona, in base al tipo di uomo che sei, ma bisogna avere la maturità di accettare le critiche senza farne questioni personali. Anzi, magari sono proprio quelle che ti spronano a fare meglio e quindi ti migliorano. Mi sento però di aggiungere anche che forse troppo spesso si dimentica che dietro il calciatore c’è l’uomo, una persona normale, un comune mortale che in quanto tale va rispettato”. 

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