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L'INTERVISTA

T&T, 5ª Tavola Rotonda: parla il vincitore Nicolò Ciaraglia

L'intervista integrale al centrocampista classe 2000 del Sant'Angelo Romano che ha trionfato nel quinto incontro di Talento & Tenacia

03 Marzo 2021

Nicolò Ciaraglia ©De Cesaris

Nicolò Ciaraglia ©De Cesaris

Confrontarsi per crescere, esporre i propri pensieri senza timore per far uscire la vera tenacia. Questo è lo scopo delle tavole rotonde della V edizione del Premio Talento&Tenacia, che settimana dopo settimana continua a mettere in luce i giovani più meritevoli del panorama di Eccellenza laziale. Nel quinto dibattito in video conferenza vince Nicolò Ciaraglia, centrocampista classe 2000 del Sant’Angelo Romano.

Il premio “È stata una chiacchierata molto piacevole, abbiamo affrontato argomenti molto delicati come l’attuale situazione mondiale a causa della pandemia, il suo impatto sul mondo del calcio e dello sport dilettantistico o ancora gli effetti che questo periodo senza campionati sta avendo sui noi giovani”. Esordisce in questi termini il giovane giallorosso, che già conosceva la manifestazione organizzata da Asilo Savoia e Gazzetta Regionale: “La seguivo già da qualche anno. In particolare l’anno scorso ho guardato i video delle prove tecniche di diverse società: ricordo bene quelle sul campo del Villalba, a cui hanno partecipato diversi giocatori che conosco. Mi piaceva tantissimo il format, questa stagione ovviamente non è possibile e spero di proseguire il mio percorso nel Premio così che, se nei prossimi mesi si potrà tornare in campo, allora avrò modo anche io di fare le prove tecniche - continua - È un’occasione grandissima per noi giovani, pensando anche alla porzione del premio finale in denaro che possiamo destinare a tasse universitarie o corsi di formazione professionali. Un’opportunità notevole”. Un confronto, quello della tavola rotonda, stimolante e informale: “Interessante e divertente. Ci sono state poste domande specifiche e profonde, sia riguardo il nostro percorso calcistico sia su come stiamo affrontando questo periodo singolare e non semplice. C’era un clima di tranquillità, di dibattito positivo e mi sono sentito a mio agio nell’esprimere le mie idee. Ho trovato interessanti anche le risposte degli altri ragazzi che hanno partecipato alla tavola rotonda, abbiamo fatto considerazioni simili e mi ha fatto piacere”.

Le risposte Sullo stop ai campionati, invece, Ciaraglia ha le idee chiare: “È stato un bel colpo, duro da assorbire soprattutto per noi giovani. Però sicuramente la situazione non permette di giocare: bisogna pensare prima alla salute di tutti, a quella di chi ci sta intorno come amici e parenti. Certo, giocare a calcio manca da morire, a noi ragazzi ma anche ai giocatori più grandi. Fino a un anno fa andarsi a svagare due ore in campo, dopo il lavoro o la scuola, era la normalità: una valvola di sfogo e una passione che porteremo sempre”. La conseguenza, purtroppo, è che molti ragazzi stanno lasciando il calcio. Ma per Nicolò questa non è un’opzione: “Sono stato sempre convinto della mia scelta di giocare. Mai avuto il pensiero di lasciare il calcio, infatti spero che si possa tornare presto in campo, anche se credo che sia difficile e complicato - racconta il 2000 - Mi sto allenando praticamente tutti i giorni, non soltanto con i compagni ma anche da solo visto ho questa possibilità abitando proprio a Montecelio dove giochiamo. Posso usare il pallone, che è la cosa che ci manca di più: userei anche le mani per girare a calcio, quindi di abbandonare non se ne parla”. Un passaggio sempre importante è l’analisi delle tappe della giovane carriera dei ragazzi: “Ho sempre giocato qui in zona, prima al Guidonia anche in Promozione e poi l’anno scorso sono passato al Sant’Angelo Romano, sempre nel campionato cadetto che poi ci ha portato in Eccellenza. E quest’anno sono riuscito appunto riuscito a giocare nella massima categoria regionale, finché si è potuto. Il momento più difficile che ricordo è stato quando sono stato espulso per la prima volta in prima squadra, in Coppa a Montalto: feci due falli da ammonizione in rapida successione, molto stupidi: secondo me quello è l’episodio che mi ha fatto crescere di più”.

Dentro e fuori dal campo E con Ciaraglia il Sant’Angelo in questa V edizione del premio firma la doppietta, dopo che Restante aveva trionfato nella seconda tappa: “Alessandro è molto bravo. È più piccolo di me essendo un 2003 ed ha avuto la grande occasione di potersi allenare e di poter giocare in Eccellenza, cosa che lo farà crescere e maturare ancor di più, non solo come calciatore. Credo che se continuerà con questo atteggiamento avrà un bel futuro davanti a lui: siamo due giocatori bravi e con la testa sulle spalle”. Passando proprio al campo, che tipo di giocatore è Nicolò: “Quando ero più piccolo giocavo sempre da trequartista, poi col passare degli anni ho arretrato il mio raggio d’azione. Gioco a centrocampo, ho fatto sia la mezz’ala che il play davanti alla difesa nel centrocampo a 3: ora sto ricoprendo questo specifico ruolo e devo dire che mi piace molto, perché comporta grande responsabilità, si riceve molto spesso la palla dettando i tempi di gioco - spiega il regista - Mi appassiona avere le redini del gioco, farmi trovare pronto e libero dai compagni per avviare l’azione: penso di essere un giocatore con un buon piede, non troppo rapido ma che mette sempre grinta in campo, che dà il 100% senza mai tirarsi indietro e lottando”. Fuori dal campo invece… “Da settembre a gennaio ho lavorato ad Amazon tutte le notti, facevo il possibile per poter dare una mano alla famiglia, essere indipendente e potermi allenare. Poi purtroppo non mi è stato rinnovato il contratto e quindi per ora sto cercando lavoro e nel frattempo sto anche considerando l’idea di iscrivermi all’università per l’anno prossimo - chiude Ciaraglia - Per quanto riguarda il calcio mi piacerebbe giocare con continuità in Eccellenza o perché no, salire anche di categoria: poi spetta a me darmi fissare dei traguardi fattibili e farmi valere. Spero di poter continuare a giocar bene e migliorare sempre più”.

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