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L'intervista

Nettuno, Borelli: "Ci piacerebbe tornare a giocare, ma è giusto fermarci"

Il capitano dei tirrenici: "Il club ha dimostrato sempre grande professionalità, tiene al nostro divertimento e ci ha sempre lasciato a disposizione il campo e l'attrezzatura per farci allenare"

12 Marzo 2021

Matteo Borelli

Matteo Borelli, capitano dell'Under 19 del Nettuno

Due anni con la maglia del Nettuno e già la grande responsabilità di indossare quella fascia al braccio spetta a lui. Un onore e un orgoglio per Matteo Borelli, capitano dell’Under 19 della formazione verdeblu, che ha raccontato quanto il suo ruolo sia fondamentale per tenere alto l’umore della squadra in un momento così complicato: "Per me essere capitano è un privilegio, poiché sento che posso invogliare i ragazzi della mia squadra in questo periodo in cui la pandemia ci sta pian piano togliendo la voglia agonistica di praticare questo sport. Prima dello stop, abbiamo giocato alcune partite amichevoli con risultati positivi che ci stavano mostrando la vera qualità del gruppo squadra, quindi cominciavamo già a fantasticare le prime posizioni della categoria, se non la vittoria". Obiettivi e ambizioni sono improvvisamente svaniti e hanno lasciato il posto ad una preparazione inaspettata e diversa dal solito: "Durante il primo lockdown, nel quale la situazione era più complicata di quella attuale, ci sono stati assegnati degli allenamenti specifici a casa, mentre con le restrizioni attuali possiamo allenarci tutti insieme al campo con i dovuti limiti. Le disposizioni del Governo, che ci impongono un allenamento meno divertente ma più tecnico, di alta concentrazione e la mancata possibilità di fare qualsiasi tipo di partita, rendono più difficile la completa partecipazione della squadra e la voglia di giocare. Il Nettuno Calcio però dimostra sempre una grande passione per questo sport e dà importanza al nostro divertimento, quindi ci ha sempre lasciato a disposizione il campo e l’attrezzatura per farci godere questo gioco il più possibile. Fisicamente non ci siamo mai fermati. Non siamo nella nostra forma ottimale ma non abbiamo perso tutte le abilità che avevamo sul campo". Matteo cresce con il desiderio di calpestare presto i prati del grande calcio, partendo dalla sua società, il Nettuno, con la quale ha vissuto già grandi emozioni. Una fede, quella biancoceleste e un idolo, campione in campo ma soprattutto al di fuori, sono ciò che spingono questo giovane difensore a sognare mantenendo sempre i piedi per terra: "Qui ho vissuto un momento molto significativo per me, il mio esordio nella stagione precedente con la prima squadra. Tutto sommato posso dire che non c’è mai stato realmente un brutto momento in questa società, forse quando ci sono stati dei problemi tra compagni di squadra. Il mio obiettivo è quello di riuscire ad arrivare nella categoria più alta possibile, anche se fin da bambino ho preso il calcio non come un lavoro ma come un puro divertimento. Da sempre sono un tifoso della Lazio, ed essendo un difensore il mio idolo è l’attuale centrale biancoceleste Francesco Acerbi, infatti per scherzare molti miei amici mi chiamano come lui. Ovviamente vorrei giocare anch’io come altre categorie stanno facendo, però penso che sia importante limitare al massimo i danni che può provocare questa pandemia. Credo che sia giusto che solo le categorie professionistiche con le dovute restrizioni continuino con i campionati, mettendo sempre al primo posto la sicurezza. Se si ha una vera e propria passione per il calcio, il mio consiglio è quello di resistere a continuare ad allenarsi con i dovuti limiti. È necessario aspettare che questo terribile momento passi, così che tutti possiamo rivivere le emozioni che ci ha sempre regalato questo sport".

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