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L'intervista

Vescovio, D'Auria: "Ci aspettavamo lo stop definitivo. Ora testa alla ripresa"

Il capitano dell'Under 17 biancorossa analizza gli ultimi mesi e guarda al futuro

02 Aprile 2021

D'Auria

Il capitano dell'Under 17, Stefano D'Auria

Sono trascorsi i primi tre mesi del 2021, ma siamo messi come un anno fa, almeno dal punto di vista sportivo. I campionati giovanili sono sospesi da inizio novembre e, in base a ciò che filtra, non riprenderanno prima del prossimo anno. I ragazzi sono tra le categorie più colpite dal punto di vista della socialità e sono privati dello sport che amano da ormai un anno. Per continuare a dar loro voce, proseguiamo con la rubrica di interviste a capitani e leader delle varie squadre giovanili laziali. Ha parlato con noi Stefano d’Auria, difensore e centrocampista classe 2004, bandiera dell’Atletico Vescovio in cui milita da settembre 2016. Sul legame con il club: "Con la società c’è un legame speciale. Me ne ero innamorato già prima di arrivare, il mister mi contattò dopo una partita e decisi subito di andare. Qui c’è gente che fa sul serio, che vuole lavorare. L’ambiente è quello di una grande famiglia, che mette in comunicazione le diverse categorie rendendole un gruppo unico, poi c’è il fascino dei tifosi… In quattro anni abbiamo raggiunto due promozioni e non è casuale, qui c’è ambizione e voglia di vincere". Da un anno a questa parte però questi ragionamenti sono stati costretti a farsi da parte: "Il primo confinamento è stato difficile da sopportare perché il nostro grande obiettivo, terzi a dieci giornate dal termine, era di essere promossi sul campo. Essere promossi così, grazie al nuovo format, ti lascia un po’ l’amaro in bocca. Per quanto riguarda il secondo stop, posso dire che ce l’aspettavamo, io anche ho avuto il covid, ed eravamo psicologicamente preparati a una non ripartenza. Tra i due, questo è stato meno traumatico, ma dura ormai da cinque mesi ed è il tempo a renderlo pesante". Proprio la lontananza dai campi ha spinto alcuni ragazzi ad abbandonare: "Non conosco persone che hanno smesso, ma i pensieri ti vengono, l’ho sperimentato anche personalmente. Provi una vita senza calcio e sondi il terreno per capire come sarebbe; a questo si aggiunge la pesantezza mentale di non giocare il fine settimana". Gli allenamenti sono cambiati molto: "Prima della zona rossa ci si poteva allenare individualmente al campo e, anche se distanziati, è bello stare insieme alle persone che conosci da una vita. Non ho mai avuto bisogno di motivare i miei compagni perché non ci sono state assenze in questo periodo. In zona rossa è diverso, dipende da ognuno di noi. Io sono super severo con me stesso e cerco di dare il massimo anche da solo". L’anno prossimo alcuni classe 2004 giocheranno già in prima squadra, mentre per molti ci sarà un doppio salto in Juniores: "Si tratta di un salto importante, giocare contro avversari più grandi è una cosa bella, che ti forma. Non mi spaventa perché quando scendo in campo e mi concentro sulla partita non penso più all’età". Come tutti, Stefano spera di tornare in campo prima dell’estate, magari per un torneo o per qualche partita simbolica, e chiude raccontandoci inizio e obiettivi della stagione corrente: "L’obiettivo di quest’anno, che rimarrà anche per il prossimo, era quello di salvarsi e stupire. La prima partita è stata rinviata, nelle altre due disputate abbiamo perso contro Vigor Perconti e Urbetevere, facendo qualche errore ma ben figurando. Avevamo imparato ed eravamo pronti a reagire, poi però è iniziata questa situazione. Per quanto riguarda l’anno prossimo ammetto che non ci sto pensando, le somme si tireranno a fine stagione".

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