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L'intervista

Audace, Micheli: "Peccato aver perso due anni, ma sono pronto per il salto"

Il capitano dell'Under 17 genazzanese fa il punto: "Lo stop definitivo un duro colpo per tutti noi"

02 Aprile 2021

Micheli

Stefano Micheli, capitano Under 17 dell'Audace

A un anno dallo scoppio della pandemia la situazione sportiva dei giovani non è migliorata. Con la prematura sospensione della passata stagione e l’ormai chiaro abbandono della corrente, non si è trovata una soluzione per permettere ai ragazzi di continuare a disputare i campionati in sicurezza. La nuova stretta, che ha collocato il Lazio in zona rossa, ha interrotto anche gli allenamenti individuali. Con l’obiettivo di continuare a dar loro voce proseguiamo con la rubrica di interviste ai protagonisti di questo sport. Ha parlato con noi anche Stefano Micheli, centrocampista e capitano classe 2004 dell’Audace. Il legame con la società: "Sono all’Audace da quattro anni e questo è il secondo da capitano. Con la società ho un rapporto ottimo, così come con i compagni di squadra, con la maggior parte dei quali giochiamo insieme dal primo anno". Il primo confinamento è datato marzo 2020, ma la situazione non è migliorata: "Tra la stretta di un anno fa e quelle di questo periodo, ho sofferto di più quelle odierne. Eravamo pronti per ripartire dopo una stagione interrotta e invece il campionato è stato fermato subito. Sia per me che per la squadra è stato un duro colpo perché venivamo da un anno difficile e volevamo riscattarci". La situazione ha portato diversi ragazzi alla scelta di abbandonare prematuramente questo sport: "Io, per quanto mi piace il calcio, sinceramente non ci ho mai pensato, voglio continuare a tutti i costi. Nella mia squadra non ha smesso nessuno, anche se qualcuno viene ad allenarsi con meno frequenza". Reazioni normali nello stato di incertezza in cui viviamo ormai da mesi. Situazione in cui Stefano, nonostante la giovane età, sente una certa responsabilità: "Sì, sento la responsabilità perché è questo il senso di essere capitano; mister e compagni contano su di me e io cerco di convincere loro a venire e stimolarli durante l’allenamento". Allenamenti che sono cambiati molto rispetto a un anno fa: "Inizialmente erano sempre i soliti, corsa e fatica, e il pallone si vedeva poco perché l’importante era mantenere la forma in vista di una possibile ripresa. Poi, nell’ultimo periodo abbiamo ricominciato a utilizzare la palla (con le dovute distanze), e ci è servito per mantenere viva la speranza. Speranza che ora è calata ancora un po’, perché siamo consapevoli quasi sicuramente non torneremo in campo". Ai classe 2004, che hanno quasi saltato a piè pari gli anni degli allievi, è riservato un doppio salto in Juniores o addirittura in prima squadra: "C’è un po’ di ansia e di paura, ma personalmente mi sento pronto, anche se guardando indietro mi accorgo di aver saltato i due anni più importanti. Quelle degli allievi, secondo me, sono le stagioni che ti permettono di fare il salto di qualità, di capire chi sei". Stefano e i suoi coetanei non hanno potuto capirlo fino in fondo e con lui ripercorriamo gli obiettivi e il difficile inizio di stagione: "La prima partita è andata molto male, le nostre aspettative ovviamente non erano quelle. Ci eravamo convinti che potesse essere un anno importante per noi e che potevamo lottare per arrivare in alto. È difficile parlare del prossimo anno, ma con la società mi trovo bene e la Juniores elite è una categoria importante. L’obiettivo primario di ognuno di noi deve essere il divertimento, ma anche crescere come giocatori e persone. Questa società ci ha dato tanto e vogliamo ripagarla con una grande stagione".

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