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L'EDITORIALE

Ciao Antonio, grazie per aver insegnato ai ragazzi ad inseguire i propri sogni

Il nostro omaggio al fondatore e patron della Tor Tre Teste Di Bisceglia. Il calcio laziale piange un gigante del movimento

31 Maggio 2021

Antonio Di Bisceglia (foto © Paolo Lori)

Antonio Di Bisceglia (foto © Paolo Lori)

La notizia è piombata sulla redazione come un macigno. E la nostra reazione è stata quella di chiunque: incredulità e sgomento, come se tutte le voci che si stavano rincorrendo giovedì pomeriggio non fossero concepibili. Antonio Di Bisceglia, fondatore, patron e per anni Presidente della Nuova Tor Tre Teste, ci ha lasciato. Se ne è andato a soli 69 anni, sconfitto da quel virus infame che proprio quando sembra sul punto di essere debellato ci ricorda che ancora si insinua meschino tra noi, pronto a strapparci i nostri cari. Ha lottato il Presidente, come ha sempre fatto nello sport e nella vita, ma non ce l'ha fatta. Così da giovedì scorso il calcio laziale non sarà più lo stesso e non è un modo di dire. Perché a salutarci è un Signore del nostro movimento, capace con poche parole di creare opinione, di dare forza a nuove idee e di arrivare dritto alle istituzioni. Di dirti la sua sempre con grazia ed eleganza, di non andare mai oltre le righe se in disaccordo, anche se quando voleva farsi sentire lo sapeva fare, eccome. Senza tralasciare la sua dote più grande, quella capacità innata di darti sempre il consiglio giusto al momento giusto.

Una storia unica Per comprendere la grandezza dell'uomo, basta ripercorrere la sua vita sportiva. Le vittorie della Nuova Tor Tre Teste negli ultimi quindici anni sono sotto gli occhi di tutti. Dove è arrivata la società, la sua creatura rossoblù, anche. Antonio Di Bisceglia l'ha creata, l'ha presa per mano e l'ha condotta in cima all'Italia dopo una serie di finali perse che avrebbero scoraggiato anche il più tenace. Non si è mai arreso, voleva che il suo amato club arrivasse tra i migliori e ci è riuscito. Poi, dopo aver vinto i primi titoli con Alfonso Greco e Federico Coppitelli, ha passato il testimone al figlio Alessio osservando da "fuori" quell'inarrestabile scalata al calcio giovanile italiano. Una scelta che racchiude tutta la sua grandezza, la sua personalità. Lui il suo lavoro l'aveva portato a termine, la sua Tor Tre Teste era dove se l'era immaginata, gli bastava questo. La gloria e i riflettori degli anni a seguire l'ha concessi con amore alle persone che avevano condiviso con lui quel percorso e a coloro che sono arrivati dopo. Eppure la sua figura è sempre rimasta centrale, fondamentale. Per il figlio Alessio, chiaramente, ma anche per dirigenti, allenatori, calciatori e tutte le figure che hanno fatto parte della famiglia rossoblù. Antonio era un professionista prestato ai dilettanti, un intenditore di calcio come pochi altri, un visionario capace di trasformare una società di borgata nel fiore all'occhiello del calcio giovanile dilettantistico italiano.

L'uomo L'ultima volta che ho sentito il Presidente - escluse le classiche ricorrenze - è stato durante la campagna elettorale del Cr Lazio. Ci siamo scambiati le nostre opinioni su programmi a candidati, parlato del futuro del movimento e come ogni volta che mi capitava l'occasione gliel'ho buttata là: "Antonio, ma perché non ti candidi". "Perché ora faccio il barista" ha ribattuto con quella sua risata inconfondibile. E non sono stato l'unico negli anni, a proporgli di entrare nella politica sportiva. Siamo stati tanti, più di quanti si possa immaginare. Perché era una conseguenza quasi ovvia, perché quando c'era un problema la sua voce contava più delle altre e le sue idee per migliorare il nostro calcio erano affascinanti e mai irrealizzabili. Sapeva affrontare con semplicità e competenza ogni argomento, metteva a suo agio qualsiasi interlocutore si trovasse di fronte, ma sempre mantenendo quel carisma naturale che finiva per metterti, senza possibilità di sfuggirgli, in soggezione. A lui questa cosa lo divertiva e, allo stesso modo, ancora lo meravigliava. Come se non si rendesse contro del peso che aveva nel mondo del calcio laziale, quasi noncurante delle pagine di storia che aveva scolpito negli annuari. Se ti voleva bene, o se ti rispettava, ti metteva sul suo stesso piano. Una dote che solo i grandi possono vantare. E di questo gli sono riconoscente anche personalmente, perché durante i nostri confronti sono cresciuto come giornalista e come uomo. Averlo avuto ospite nella sede di Gazzetta Regionale poi, dopo anni di assenza dal video per una puntata di Gr Review che è già leggenda, è stato l'attestato di stima "pubblico" più grande che potesse concedermi. Grazie.

Le reazioni Giovedì pomeriggio, un paio d'ore dopo quel macigno piombato sulla nostra redazione, il saluto al Presidente è diventato di dominio pubblico e sono stati centinaia gli attestati di stima e di cordoglio pubblicati sui social. Dai "nemici" sportivi di sempre, agli allenatori che durante queste stagioni hanno avuto la fortuna di lavorare per il club di via Candiani, le bacheche sono state inondate di commiati densi di commozione. Qualcuno lo riportiamo sulle nostre pagine, gli altri non ce ne vogliano: era davvero impossibile pubblicarli tutti, l'amore e l'ammirazione verso il Presidente è impossibile da racchiudere su un giornale. Agli occhi, però, balzano immediatamente al cuore le parole dei suoi ragazzi. Giovani di belle speranze ai quali Antonio ha donato il coraggio di inseguire i propri sogni. La sua vittoria più bella. Il suo capolavoro.

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