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L’INTERVISTA

Roma, Fabrizio Piccareta: "Noi troppo difensivi? Non sono d’accordo"

Il tecnico giallorosso ha risposto alle nostre domande dopo la vittoria dello Scudetto

30 Giugno 2021

Fabrizio Piccareta

Fabrizio Piccareta, tecnico della Roma (Foto ©Torrisi)

Ieri la Roma si è laureata Campione d’Italia, confermandosi il gruppo più forte dell’intero panorama nazionale classe 2004 dopo il tricolore conquistato in Under 15 (Clicca qui per l’articolo completo). Per il tecnico Fabrizio Piccareta si tratta del primo Scudetto in giallorosso: anche due anni fa raggiunse la finale di Under 17, con i 2002, perdendo però all’ultimo atto con l’Inter trascinata da un meraviglioso Sebastiano Esposito. In seguito al triplice fischio del match con il Genoa e a tutti i festeggiamenti del caso, l’allenatore capitolino ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni.

Negli ultimi mesi hai spostato Filippo Missori intermedio di centrocampo, un cambio che si è rivelato vincente ed intelligente, anche perché in questo modo non hai rinunciato a Leonardo D’Alessio, uno dei giocatori maggiormente in crescita nel corso di questa stagione. Come mai questa scelta?
”L’esplosione di Leonardo e la straordinaria qualità di Filippo mi hanno portato a pensare di utilizzarli entrambi, perché avrei dovuto rinunciare ad uno dei due? Devo sempre trovare il modo di far giocare i ragazzi bravi. In contemporanea all’esponenziale crescita di D’Alessio, che ha confermato anche in finale, ho visto che Missori stava diventando un giocatore diverso, per me sarà un grande intermedio di centrocampo. Calciatore intelligente, capace di convergere verso il centro del campo quando gioca da esterno. Nel nostro modo di giocare i ruoli ovviamente contano, ma ancor di più la funzionalità dei vari interpreti nel sistema di gioco”.

Da almeno cinque partita a questa parte hai cambiato modulo, passando da una difesa a quattro al 3-5-2. Uno schieramento, o meglio l’interpretazione di questo assetto tattico, forse troppo difensivo, come nel primo tempo della semifinale contro la SPAL. Qual è il tuo pensiero a riguardo?
“Non sono d’accordo. Prima di dare un giudizio bisogna capire chi si ha di fronte. Se nel primo tempo con la SPAL avessimo fatto una partita diversa avremmo subito tre gol. Non è stata una scelta di subire l’avversario, perché si può dominare anche quando gli avversari hanno la palla. Facendo sempre l’esempio della partita con la SPAL, l’unica occasione che hanno avuto nei primi 45 minuti è stata quella del rigore. Avevano giocatori molto forti tra le linee, non potevo mandare la squadra allo sbaraglio. La scelta è stata fatta per proteggere i ragazzi. Pressarli alti con una difesa a quattro avrebbe significato consegnarci a loro. Siamo andati in svantaggio e poi la gara è cambiata, abbiamo fatto cose diverse ed è andata bene. In più, ci tengo a sottolineare, è anche un insegnamento per i ragazzi, perché faranno i calciatori e magari troveranno allenatori che chiederanno loro cose diverse, devono perlomeno conoscerle. In prima squadra conta il risultato, potranno trovarsi nelle condizioni di dover fare una fase difensiva più bassa, non pressare sempre alti e lasciare il possesso all’avversario”.

Perché nel secondo tempo della finale sei passato di nuovo alla difesa a 4?
“Nella prima frazione eravamo sull’1-0 per noi ma era come se stesse vincendo il Genoa. Non si può restare limitati al punteggio, c’è un risultato numerico ma anche quello che risulta dalla partita, e dalla partita risultava che noi stavamo subendo. Il Genoa ci ha evidentemente studiati, ha capito che chiudendo gli appoggi noi facevamo fatica ad uscire ed i ragazzi si sono innervositi. Poi, ovviamente, le difficoltà in una finale si amplificano a livello psicologico. Nel secondo tempo ho cambiato tanto perché il risultato maturato fino all’intervallo era solo numerico, in realtà noi la partita la stavamo subendo e probabilmente l’avremmo persa se non avessimo cambiato”.

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