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L'INTERVISTA

Attilio Ortenzi: "Felice della ripresa, adesso speriamo di non fermarci"

Voce al ds della Spes Montesacro: "È stata la stagione più difficile della mia carriera. Il mercato? Ho trovato il solito ambientino..."

01 Agosto 2021

Attilio Ortenzi

Spes Montesacro, il ds Attilio Ortenzi (Foto ©Facebook)

Sulle sponde del Lago di Misurina, al fresco e immerso nella natura incontaminata, ma sempre sul pezzo. Attilio Ortenzi è fatto così, anche quando stacca non lo fa mai del tutto. Questione di una passione sconfinata per il calcio, ma anche di una personalità a tratti dirompente, trascinante, fondata su quell’entusiasmo che appartiene solo a chi ama quello che fa. E lui, uno dei più abili direttori sportivi del settore giovanile laziale, capace di proiettare due società dai Provinciali all’Elite nel giro di massimo tre stagioni - è accaduto con Fidene e Accademia Calcio Roma –, in grado di lanciare decine di giovani di belle speranze nel professionismo, anche quando sembra che si stia riposando, sta progettando. La stessa impresa già compiuta in altre zone di Roma con la Spes Montesacro si è impantanata a metà strada solo per colpa di questa maledetta crisi sanitaria, ma la strada è tracciata, basta solo riprenderla. Così dopo le prime dichiarazioni che hanno il sapore dello sfogo, ad emergere è come sempre la sua consueta grinta, la sua inconfondibile voglia di rimettersi in gioco per ripartire da dove ha lasciato.

Direttore, che anno è stato?
“Da quando faccio calcio è stato senza dubbio la stagione più stancante e difficile della mia carriera. Non è stato semplice andare avanti, amo il calcio e vedere questi ragazzi fermi così a lungo mi ha fatto male. Però, al di là di tutto, sono assolutamente soddisfatto di come la Spes Montesacro ha saputo reagire alle enormi difficoltà affrontate”.

Come siete riusciti a portare a termine la stagione?
“Devo dire che siamo stati bravi tutti, soprattutto i tecnici e gli istruttori della scuola calcio che hanno sempre invogliato e stimolato i ragazzi a non mollare. Il centro sportivo è rimasto sempre aperto nel rispetto delle norme, non ci siamo mai fermati con le sedute individuali e abbiamo lavorato molto sulla loro testa perché con il passare delle settimane la voglia cominciava a venire meno. Ma questo non è il calcio, il nostro è uno sport di squadra, di contatto, dove ci si allena per vivere nel fine settimana l’adrenalina della partita e della competizione. Sono molto soddisfatto, se pensate che non abbiamo perso nessun ragazzo dell’agonistica e solamente cinque, forse sei della scuola calcio. È un vero e proprio miracolo gestionale”.

A giugno qualcosa è cambiato.
“Finalmente si è respirato un po’ di sport vero, passatemi il termine. La prima amichevole l’ho vissuta come un bambino di seconda elementare che non vede l’ora che riapra la scuola per riabbracciare i propri compagni. Lo stesso vale per i nostri giovani, molti di loro sono arrivati al campo con oltre un’ora di anticipo sull’orario di convocazione. Quello che mi dispiace è che questa pausa forzata a qualcuno non è servita e mi riferisco a qualche genitore. Ricominciate le partite siamo stati costretti ad assistere alle solite scene di accanimento, a comportamenti vergognosi contro ogni forma di buon senso. Poi dicono che il Covid ci ha fatto riscoprire le cose veramente importanti... non mi sembra sia così per tutti”.

La Spes Montesacro riparte con lo stesso entusiasmo di sempre.
“In questo anno abbiamo cercato di migliorare la nostra struttura organizzativa. La sinergia con la Fiorentina è stata studiata proprio in questa ottica, per dare la possibilità a tecnici, calciatori ma anche noi dirigenti di apprendere una realtà professionistica importante. Ci saranno partite, stage, incontri formativi, ma oltre alle competenze tecniche i nostri calciatori potranno apprendere come ci si deve comportare per arrivare a certi livelli”.

E si ricomincia anche con lo stesso obiettivo di sempre: difficilmente ti iscrivi ad una competizione senza voler vincere.
“Se un club è iscritto ai Regionali e non parte con l’dea di vincere il campionato che senso ha? Me ne stavo a casa. Poi nelle dichiarazioni è evidente che tutti espongano il loro desiderio di primeggiare, le loro ambizioni, ma alla fine a festeggiare è una sola squadra. Posso dire che sono convinto di aver allestito, insieme ai miei collaboratori, rose adatte a raggiungerei traguardi prefissati. Per far questo sono molto orgoglioso di aver dato la precedenza a chi era già con noi, soprattutto con i 2008 dove solamente due elementi non sono cresciuti nella nostra scuola calcio”.

Un dato importante.
“Non solo, un dato che conferma anche la bontà del lavoro svolto con l’attività di base. Se tu con gli Esordienti a 11 hai 70, 80 tesserati e l’anno dopo non riesci ad allestire una squadra idonea per i Regionali, significa che evidentemente in precedenza hai operato male”.

Alberto Aquilani, nonostante gli impegni gravosi con la Fiorentina, è sempre stato presente.
“Il tempo a disposizione è poco, lui ha l’ambizione di diventare un allenatore e l’avventura con la Primavera della Fiorentina lo assorbe molto. Detto questo non appena ha due ore a disposizione è da noi, si cambia e scende in campo con la scuola calcio.  Partecipa, è presente e l‘affiliazione con la viola è farina del suo sacco. Non potrà essere con noi tutti i giorni, ma è un presidente partecipe e noi questo lo sentiamo”. 

Pensi che la situazione di emergenza si potesse affrontare meglio?
“Questo è un discorso complicato da affrontare. Posso dire che attaccare Zarelli e il Comitato sia inutile, se i governi decidono che non si gioca c’è poco da dire: che potere ha il CR Lazio? Secondo me è stato fatto quello che si poteva, però su una cosa mi sento di fare un appunto: non avrei mai chiuso la sede definitivamente. Una persona, anche solo per rispondere al telefono, doveva esserci sempre. Inoltre mi sarei aspettato maggiore vicinanza ai club nel senso di sostegno almeno burocratico, per aiutarci ad accedere ai fondi e ai ristori, ma anche per un semplice consiglio. La Spes magari non ha questo problema, ma ci sono tante piccole realtà che non vantano, per ovvie ragioni, organizzazioni come la nostra o di altre società più grandi”.

Per la ripresa sei ottimista?
“Sono ottimista di natura, inoltre dopo quello che abbiamo visto gli Europei, con l’Europa in piena emergenza e le squadre in giro per tutto il continente, così come i tifosi ammassati nelle piazze senza mascherina per i festeggiamenti, mica ricominceremo con il lockdown per i dilettanti? Poi se la gente non crede più a nulla non stupiamoci”.

L’estate è la stagione dei direttori sportivi: post pandemia cosa è cambiato?
“Personalmente ho trovato il solito ambiente, con società con quaranta tesserati per rosa che continuano a chiamare ragazzi, genitori con la borsa del figlio sempre pronta nel bagagliaio per accompagnarli a decine di provini inutili, gente che vende sogni che poi non si realizzeranno mai. Senza mezzi termini il solito schifo. Parliamoci chiaro, anche io chiamo i giocatori delle altre squadre, non sono un santo, ma quando mi rispondono che stanno bene dove giocano gli faccio un grosso in bocca al lupo e vado avanti. È l’accanimento che non mi va giù, che poi sono gli stessi che mi telefonano e mi domandano tutti scandalizzati: «Ma che hai contattato tizio?» e magari nel frattempo stanno parlando con quindici genitori dei miei. Tutti cercano di formare le squadre migliori, ma è il modo che per me fa la differenza”.

Quindi dalle tue parti i procuratori restano ancora alla larga...
“Non si presentano, sanno con chi hanno a che fare. Quando viene da me un procuratore chiedendomi di far svolgere un provino ad un mio tesserato la prima cosa che chiedo è che la società professionistica interessata invii un fax ufficiale. Devi portare qualcuno al Verona? Bene, fammi scrivere dal Verona. Invece questi personaggi sono subdoli e creano crepe nel rapporto con i genitori. Fortunatamente io sono sempre chiaro con tutti, mamme e papà compresi, così si evitano situazioni che possono diventare spiacevoli. Prevenire è meglio che curare”.

Direttore, hai un saluto particolare da fare in vista di questa attesissima nuova stagione?
“Voglio prima parlare della stagione precedente e ringraziare la società. Tecnici, istruttori, dirigenti, il mio Responsabile di Scuola Calcio Massimo Cerinei, Massimo Sandroni e Antonio Rosati, il nostro magazziniere Peppe e infine Angelo e Valentina della segreteria. In questo periodo sono stati loro due il fulcro di tutta la nostra organizzazione. Per quanto riguarda il futuro noi il 25 ci raduniamo al campo, il 29 partiamo con tutte e quattro le squadre dell’agonistica e speriamo di non fermarci più, in nessun ambito. Questa è la mia speranza più grande”.

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