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l'intervista

Ermanno Fasciani: "Riparto da Bologna. Dilettanti? Il mio calcio non esiste più"

Volto noto del calcio laziale, in questi ultimi anni si è occupato dello scouting della Roma. Ora la nuova avventura con il club felsineo

30 Luglio 2021

Ermanno Fasciani: "Riparto da Bologna. Dilettanti? Il mio calcio non esiste più"

Ermanno Fasciani

Con l'entusiasmo di sempre. Come se cinquant'anni di calcio siano passati veloci come uno schiocco di dita. Ermanno Fasciani riparte dal Bologna, curerà lo scouting del club felsineo a Roma e nel Lazio, coprendo anche altre zone del centro Italia. Lo storico volto del calcio laziale, che ha lasciato il dilettantismo qualche anno fa per iniziare il suo percorso lavorativo con la Roma, è pronto a vivere una nuova avventura. Con la solita verve, una passione mai sopita e quella tenacia che non gli è mai mancata. Un'occasione, quella di collaborare con il club rossoblù, nata poche settimane fa, dopo l'addio al club giallorosso. Se di addio si può parlare: “Non ho più sentito nessuno da maggio. Ho aspettato novità in vista della nuova stagione poi, quando mi è stato prospettata la possibilità del Bologna e visto che da Trigoria nessuno chiamava, ho deciso di accettare questa proposta”. Frasi espresse senza vena polemica, Fasciani è uno sportivo in tutti i sensi: “La società ha il diritto di fare le sue scelte, magari una telefonata me la sarei aspettata, ma non sono uno che se la prende – racconta al telefono – Alla Roma sono stati anni felici, Bruno Conti dopo essere rientrato ha scelto di puntare, giustamente, sui suoi uomini. Spero solamente che non venga vanificato il lavoro fatto in questi anni, soprattutto con la scuola calcio del Giulio Onesti – sottolinea – È stata una scelta felice, negli ultimi anni da quel progetto sono sbarcati a Trigoria ben 96 bambini, un risultato direi eccellente. Almeno sette fanno parte della rosa che si è laureata campione d'Italia a giugno con l'Under 17”. Una scuola calcio che ha fatto storcere il naso a tanti club dilettantistici: “E che invece ha aiutato anche i club dilettantistici – replica Fasciani – Secondo voi i ragazzi che non potevano essere tesserati dalla Roma, per mere ragioni numeriche, dove sono finiti? Nelle società romane più blasonate. Se andate a vedere chi ha vinto il titolo regionale nei Giovanissimi gli ultimi anni, state certi che più di qualche elemento è stato formato all'Acquacetosa e magari, qualche mese dopo, è stato addirittura ceduto ad altre professioniste”. Ora però è il momento di guardare avanti, di concentrarsi sui rossoblù con determinazione e voglia di rimettersi in gioco: “Sono felice, arrivo in una realtà da sempre attenta alle giovanili e che vuole crescere ulteriormente. Sono già stato in Emilia per conoscere il responsabile Daniele Corazza e ho avuto modo di visitare le strutture: Castel Debole è stupenda, ci sono i presupposti per lavorare nel migliore dei modi”. Lo scouting, un mondo in continua evoluzione, ma che ha ancora bisogno di osservatori di esperienza: “Molte cose sono cambiate, ora si usa molto di più la tecnologia e anche le caratteristiche di un ragazzo che può essere inserito in determinati contesti sono mutate – spiega Fasciani – La struttura fisica è sempre più importante, ma l'aspetto fondamentale che deve essere riconosciuto in un giovane talento è lo stato di apprendimento. Il nostro lavoro non è quello di segnalare il ragazzino più bravo, ma quello che potrebbe diventare il più bravo. La capacità di imparare è un aspetto fondamentale, incide per il 60, 70% sulla carriera di un calciatore”. E come si capisce se un bambino o ragazzo ha tra le sue doti questa abilità? “Penso sia una questione di occhio – spiega Fasciani – Non è semplice individuare chi può fare il calciatore sotto il profilo mentale, i tanti anni passati in questo mondo però ti possono dare una grossa mano. Certe cose le respiri, un po' come lo chef che entra in cucina: si accorge subito dal profumo se un piatto è valido, poi c'è sempre tempo per migliorare, ma la base la riconosce immediatamente”. Con Fasciani, che per anni ne è stato primo protagonista, è impossibile non sconfinare con le domande sul mondo dei dilettanti: “Sì ma adesso è tutto cambiato. Sono cambiati i presidenti e di conseguenza tutto il sistema. Stava accadendo già negli ultimi anni in cui ero impegnato su quel fronte, è anche per questo che ne sono uscito”. Cambiano i presidenti e dunque anche le altre poltrone: “Il discorso è molto semplice: prima chi aveva una società, che vale come un'azienda come impegno gestionale, delegava a persone competenti. Ora invece chi è presidente vuole essere protagonista, decidere tutto lui e quindi che fa? Si affida a chi ne capisce meno di lui, perché con qualcuno bravo al loro fianco vanno in difficoltà. È successo anche a me”. Fasciani non fa nomi ma racconta la sua esperienza: “Lavoravo per una società dove, ad un certo punto, è subentrato un nuovo patron. Mi ha fatto fuori, scegliendo al mio posto come DS quello che era una volta il mio dirigente accompagnatore. Magari non ne capiva molto, ma senza dubbio non avrebbe oscurato la sua figura. I meriti li vogliono loro, per qualsiasi cosa. Purtroppo non sono mai riuscito ad adattarmi a queste scelte poco meritocratiche, non sono una persona in grado di restare nel mio angolino e rispondere sempre sì. Infatti ho cambiato completamente mestiere”. Eppure l'interesse è quello di una volta: “Seguo l'Eccellenza, mi piace, conosco i movimenti di mercato, gli allenatori, controllo sempre risultati e classifiche”. E se arrivasse una nuova chiamata? “Non credo possa arrivare, ho 71 anni e nel Lazio ogni sei mesi spuntano fuori centinaia di giovani allenatori. Loro hanno i computer, gli smartphone e i gps: faccio parte di un calcio che non c'è più, lo sport viaggia veloce ed inoltre la competenza non sembra più così fondamentale per essere ingaggiati”. E qui sì, un po' di ironia la percepiamo. Al di là dell'entusiasmo per la nuova avventura, un po' di amarezza per come sono andate le cose trapela: “Ma non porto rancore a nessuno: amo quello che faccio, lanciare i ragazzi nel professionismo, dare loro la possibilità di giocarsi le proprie carte su palcoscenici importanti è più appagante che vincere un campionato, ve lo posso assicurare”. E noi gli crediamo, perché se c'è una dote che Ermanno Fasciani ha sempre dimostrato di avere è una schietta sincerità. La stessa che lo ha tradito nel mondo del dilettantistmo, ma che allo stesso tempo gli ha spalancato le porte di Trigoria e Castel Debole.

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