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L'INTERVISTA

Fabrizio Stazi: "Servirà il vaccino obbligatorio prima delle competizioni"

Il Vice Presidente dell'Urbetevere: "C'è il rischio di fermarsi di nuovo. Potenzialmente siamo ancora a rischio restrizioni"

31 Luglio 2021

Fabrizio Stazi ©Lori

Fabrizio Stazi, Vice Presidente dell'Urbetevere ©Lori

Come al solito senza peli sulla lingua, senza mezze misure. Fabrizio Stazi dice la sua dopo una stagione a dir poco travagliata e mettendo nel mirino la prossima, con la speranza - non tanta - che possa essere finalmente normale. Il vicepresidente dell’Urbetevere come suo solito non si tira indietro a tocca tante tematiche scottanti fornendo il suo pungente punto di vista.

Partiamo dai campionati giovanili, che inizieranno ad ottobre, il 3 l’Elite e il 31 i Regionali e Provinciali.
“Dico subito che nelle convocazioni mandate ai nostri ragazzi, stiamo consigliando alle famiglie di presentare il classico tampone antigienico fatto almeno 48 ore prima del raduno e inoltre ho messo una postilla, che chiaramente non è vincolante per la partecipazione agli allenamenti, con richiesta di far fare il vaccino ai ragazzi, quello indicato per l’età del giovane, dal momento che frequentano il centro sportivo incontrando altri ragazzi e altre persone. Lo raccomando fortemente perché altrimenti da questa situazione veramente non ne usciamo”.

Ti vedo più scettico che ottimista...
“Si può riprendere sì, ma se poi aumentano i casi e sospendono tutto come nelle ultime due stagioni, allora stiamo da capo a 12 e davvero non si può. È vero che ora siamo nella scia d’entusiasmo per la vittoria degli Europei e per questo ci sono stati assembramenti, però vedo anche tanti ragazzi, ma non solo, che vivono come se ormai non ci fosse più il virus: siamo ricaduti di nuovo nella spensieratezza, senza prender accorgimenti, e così rischiamo di finire nuovamente a casa senza giocare. Secondo me c’è un rischio che vengano rifermati i campionati e, trattandosi della terza volta, sarebbe troppo”.

Che cambiamento vorresti vedere?
“Finché la Federazione, anzi il Governo, non si decide a dare un’ulteriore stretta e a rendere obbligatorio il Green pass, soprattutto per i ragazzi che tra poco ricominceranno ad affollare scuole e mezzi pubblici, penso che potenzialmente siamo ancora a rischio restrizioni. Serve un’azione risolutiva e così a quel punto, se qualcuno non vuole rispettare le regole, allora neanche può partecipare a determinate dinamiche: ognuno diventa responsabile delle sue azioni. Non posso certo pagare io, come migliaia di altre persone, per le convinzioni dei no-vax o di altri. Quindi credo che ripartiremo, tornando al discorso di prima, ma con la paura di essere nuovamente bloccati. Certo possono interdire nuovamente l’uso degli spogliatoi, ma secondo me non è una misura così efficace come sembra”.

Rispetto all’anno scorso ci sono milioni di vaccinati, ma le riaperture sono avvenute molto prima.
“È sciocco adesso perché ci siamo già passati, sappiamo cosa ci aspetta e soprattutto ora abbiamo i vaccini, cosa che l’hanno scordo mancava e non è di poco conto. Allora vuoi partecipare a un torneo o a un campionato? Ti fai il vaccino prima, visto che siamo tutti in giro da aprile. E non mi riferisco solo al calcio, ma a tutte le discipline sportive. Non si chiede tanto alla gente, solo un minimo di buon senso. Ma siccome troppo spesso questo incredibilmente manca, allora penso che la strada da percorrere sia quella di rendere certe cose obbligatorie”.

Sono giorni di tanti movimenti, allenatori, dirigenti e giocatori: che campionati ti aspetti l’anno prossimo?
“Secondo me stiamo andando appresso ad una situazione che a breve diventerà un bel campanello d’allarme da non ignorare”.

Ovvero?
“Mi spiego: siamo a fine luglio e ancora ci sono ragazzi che vanno in giro a fare provini di dubbio valore, ancora ci sono società che hanno battuto i record di giocatori svincolati fra Serie A, B e C e infine ancora ci sono i soliti personaggi che si nascondono dietro tali operazioni portando in giro ragazzi a destra e a sinistra, levando anche soldi alle famiglie. Poi il fatto che diversi club professionistici o di Serie D stanno avendo problemi a livello d’iscrizione si sta ripercuotendo anche sul nostro panorama: avevamo ragazzi pronti a partire, cessioni già chiuse, poi sono iniziati a cambiare i dirigenti e a saltare le società, ed ecco che ad andarci di mezzo sono i ragazzi ed i loro sogni. La cosa più brutta è che certi personaggi ancora girano nell’ambiente, riuscendo non so come a convincere persone con l’intento di fare soldi e non di fare il bene del giovane giocatore, perché magari dietro a tutto non c’è un vero interesse di uno certo club professionistico, quindi magari dopo tre mesi il ragazzo di nuovo fermo”.

Altro tema spinoso e attuale: le libertorie. Che ne pensi?
“Ecco, su questo discorso credo proprio che la Federazione non ci voglia mettere mano, generando così il fenomeno dei litigi e delle discussioni delle famiglie con le dirigenze dei club per lo svincolo del figlio. Ci sono società di Serie C o D che poi pretendono di acquistare giovani calciatori senza considerare minimamente il premio di preparazione. Il problema in questa dinamica non è il vincolo, ma il fatto che sono proprio le regole ad essere sbagliate. Il vincolo servirà sempre, perché se si vuole trasferire un giocatore in una finestra di mercato, anche invernale, il vincolo è necessario, mentre se ne parla come se fosse il demonio: il vero nodo è il premio di formazione, che nessuno vuole regolamentare in maniera precisa e in questo caso vanno limitati al minimo i contatti fra famiglie e società, perché è anche comprensibile che un genitore, esasperato da prese in giro e falsi provini, poi perda la pazienza”.

Possibili soluzioni?
“In FIGC dovrebbero interpellare di più la base, il movimento dilettantistico. Serve semplicemente confronto con chi vive queste situazioni quotidianamente e quindi potrebbe fornire spunti interessanti per appianarle. Serve cercare soluzioni con noi. L’unica cosa che hanno fatto è portare a 9 la categoria Esordienti sul modello spagnolo di gioco di squadra, anche se all’Europeo come tutti sappiamo abbiamo dimostrato che basta avere tecnica per giocare ai massimi livelli ed arrivare fino in fondo. è sulla tecnica che si deve investire”.

Hai citato gli Europei, la tua sul percorso dell’Italia?
“Abbiamo trovato 4-5 giocatori tecnici e quando ci sono certi elementi in squadra si può arrivare lontano. Dimostrazione che se metti una buona squadra in mano alla persona giusta, che conosce il calcio e non ha paura di fare certe scelte, allora si può fare davvero bene. Però ecco stona vedere una Nazionale del genere, per gran parte giovane, e poi le Primavere dei club professionistici con l’80% dei giocatori stranieri. E quindi succede che chi non trova posto deve ridursi a scendere in categorie poco formative”.

E per quanto riguarda la formula dei campionati?
“Non sono importanti le categorie, l’Elite piuttosto che i Provinciali. Va abbassata l’esasperazione che ci sta ormai con questa stratificazione. Noi abbiamo vinto la Coppa Lazio Under 15 e sono successe scene incredibili, pur venendo da mesi di lontananza dal campo. Manca proprio un collegamento con i club, con le loro esigenze. Va coinvolta la base, chi fa calcio dalla mattina alla sera tutti i giorni: è il solito discorso della necessità sempre maggiore del confronto. Invece le preoccupazioni sono i regolamenti, le postille, i vincoli, ma se invece si facesse un riforma fatta bene, ascoltando le proposte, il calcio giovanile ne gioverebbe parecchio. Al centro di tutto va messo il ragazzo. Invece ognuno pensa alla sua poltrona o a fare un favore all’amico di turno e poi non si aiuta veramente il movimento. Per esempio fare l’Under 18 per me non ha molto senso, hanno semplicemente cambiato il nome alla vecchia Juniores Primavera. Ci sono squadre che hanno problemi economici seri, non gli serve una categoria in più, bensì altro”.

Chiudiamo con l’Urbetevere, che stagione sarà per voi?
“Anche in tempo di Covid siamo riusciti a mandare tanti giocatori nei professionisti e questo è motivo d’orgoglio. Stiamo ricostruendo delle squadre perché quando cedi 4-5 elementi a categoria, vanno trovati altri ragazzi all’altezza. In Under 14 e 15 come nostro solito possiamo fare molto bene, abbiamo buone individualità provenienti dalla scuola calcio e abbiamo inserito ottimi innesti. Vogliamo mettere subito in mostra i 2008 e 2007 nei tornei Serilli e Bini, poi i risultati sono la conseguenza dei buoni profili che si formano. Vedi l’ultima Coppa Lazio vinta con la classe 2006, futura Under 16. Con l’Under 17 abbiamo dovuto cambiare tanto, quello 2005 è il gruppo modificato di più, ma contidiamo di poter fare un buon campionato; stesso discorso per l’Under 19, anche se quel campionato è sempre un punto interrogativo. L’Urbetevere cerca conferme in generale e dà tante opportunità ai ragazzi: poi vediamo che verdetto darà il campo”.

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