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L'INTERVISTA

Giampiero Guarracino: "Il Real Testaccio presto tra le big del calcio romano"

Le parole del direttore sportivo più vincente della nostra regione: "I DS bravi? Oggi sono quelli che raccontano meglio le fregnacce"

31 Luglio 2021

Giampiero Guarracino

Giampiero Guarracino, direttore sportivo del Real Testaccio ©Real Testaccio

"Io sono ancora qua, è già..." canta Giampiero Guarracino, con un sorriso che non vedevamo spuntare sul suo volto da qualche tempo. Lo scorso inverno la grande paura, il malore e il ricovero d’urgenza in ospedale. Giorni lunghissimi, superati con la forza di un leone e affrontati con una determinazione unica. Poi, dopo una lunga terapia e una ripresa che ha sorpreso medici, famiglia e amici, il ritorno al campo, il suo habitat naturale. Un quartier generale tutto nuovo, perché il Real Testaccio ha cambiato casa, spostandosi dal Fiorini al Dopolavoro Cotral Metro di via Dante, in attesa di capire il destino di Campo Testaccio, sul quale sembra esserci l’interesse diretto della LND. Pochi chilometri di distanza, ma finalmente un centro sportivo "in esclusiva", da non condividere con altre realtà giovanili e dilettantistiche. Un cambiamento importante, che consentirà al direttore sportivo più vincente della nostra regione di programmare nel migliore dei modi la stagione che sta per iniziare. Le ambizioni sono sempre le stesse, quelle di portare il Real a livello delle altre big romane. Le squadre sono pronte, il Dopolavoro è un via vai di ragazzi nuovi e confermati che vengono a firmare e con ognuno di loro il Guarra non manca di scambiarci una battuta, con le sue solite raccomandazioni sul comportamento da tenere tra l’ironico e il burbero. È tornato il Generale, ringiovanito e rinvigorito, pronto a condurre il suo esercito alla conquista di nuovi lidi.

Giampiero, si è conclusa una stagione particolare, strana.
"Non è mai iniziata in realtà".

Quanto ti è mancato il calcio giocato.
"Onestamente poco, avevo cose più importanti di cui occuparmi, perché ero in ospedale e dovevo necessariamente pensare alla mia salute. Per qualche mese l’ho dovuto mettere da parte".

A vederti oggi, però, sembri più agguerrito di prima.
"Mi sento in una forma strepitosa, anche perché qualche mese fa non c’erano più le condizioni per lavorare nel migliore dei modi per via dei problemi che mi affliggevano, ora che ho perso oltre settanta chilogrammi mi sento come non mi sentivo da molto tempo. È come se avessi fatto un patto con il diavolo, sono tornato indietro di vent’anni".

Come stai affrontando questa ripresa dell’attività?
"Con grinta e con estremo entusiasmo., perché ritengo, anzi riteniamo, di aver formato delle squadre importanti".

Questo per il direttore sportivo è il momento più importante della stagione.
"Forse per me, che sono della vecchia guardia. Ora ci sono direttori sportivi giovani e rampanti, che non hanno scoperto né un giocatore né vinto un campionato, bravissimi a raccontare fregnacce, come si dice a Roma. E più sono grandi le fregnacce, più si alza il livello del club che li ingaggia. Fanno breccia soprattutto nei genitori, perché se a mamma e papà dici la verità mica ti danno retta, anzi, si convincono che non capisci nulla. Ma se racconti loro che il figlio è forte come Messi, allora ecco che diventi il dirigente più competente di Roma".

A contattarli sono anche i presidenti, però.
"Ma ci sono anche tanti presidenti fregnacciari. Comunque ne vedo di tutti i colori, proprio oggi per esempio ho saputo che in un’importante società della Capitale, colui che era addetto alle riprese della squadra da affrontare nel turno successivo, è stato «promosso» direttore generale. Boh, faccio davvero fatica a comprendere come si possa fare calcio seriamente in questo modo. Ecco, questi sono i dettagli al quale dovrebbero stare attenti ragazzi e chi per loro quando scelgono una squadra, non ascoltare le promesse fasulle di chi sta appollaiato e ben nascosto sulle tribune".

Il progetto Real Testaccio va avanti spedito.
"Non solo a livello calcistico attenzione. Ci sono tutti i presupposti per far diventare il club uno dei migliori di Roma. Le novità non mancheranno, ma spetta al Presidente e a Fabio Di Marco svelarle, stanno lavorando a qualcosa di molto importante. Intanto siamo qui, un nuovo impianto tutto per noi, senza doverlo condividere e dove poter lavorare nel migliore dei modi. Presto sveleremo il resto".

D’Antoni è un Presidente appassionato.
"Se il Real Testaccio diventerà grande sarà soprattutto grazie a lui e alla sua passione. Poi, chiaramente, è merito anche del lavoro di chi lo affianca come il nostro DG ma non solo, tutti stanno lavorando per creare una struttura dirigenziale e tecnica sempre più importante".

Intanto in panchina tante conferme e un paio di novità.
"In prima squadra abbiamo puntato su una vecchia volpe come Paolo Montella, che conosce benissimo la categoria (Prima, ndr) e sa coinvolgere i ragazzi. Picariello resta all’Under 19, Passalacqua ai 2004, Frattali guiderà gli Allievi Regionali, Di Noia condurrà i 2006 mentre nei 2007 la novità con Giannotta. Ma il top è nei 2008 con l’ingaggio di Paolo Corazzi. Uno staff di primo ordine".

Uno staff chiamato ad un impegno gravoso, sei uno che non si accontenta facilmente.
"Hanno il materiale umano per fare bene, ma quello che mi preme sottolineare è che la nostra è una gestione collegiale. Da noi c’è la democrazia, la libertà di esprimere la propria opinione, sono abituato così. Non c’è la dittatura, non gestisco ordini né li dò, è un modus operandi che fa parte di altre società, non della nostra. Una collaborazione franca, aperta e con il sorriso, come in una famiglia. Poi noi approfittiamo del fatto che il Presidente ha le macellerie e le decisioni le prendiamo davanti a delle belle braciolate".

Quanto è cambiato il calcio e cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa?
"Mi sono accorto che tutti i giocatori che ho preso e confermato sono legati da un pensiero comune: la voglia di tornare a giocare. Le nuove leve poi hanno aderito al nostro progetto perché sono estremamente deluse dalle loro vecchie società. Qui appena varcato il cancello respirano calcio, da noi si fa calcio e basta senza altre questioni e pratiche che in alcune zone di Roma sono all’ordine del giorno".

Torniamo al ruolo del direttore sportivo, sei molto apprezzato da moltissimi colleghi. C’è qualche giovanotto che ti piace, che possiamo considerare in qualche modo il tuo erede?
"Sì uno c’è, come stazza mi assomiglia anche un po’ (ride, ndr). Parlo di Michele Maragliulo, è cresciuto con me e credo che abbia le competenze e la personalità per togliersi tante soddisfazioni. Dotato di grande furbizia e intelligenza, sa come muoversi e sa prendersi le responsabilità e questo fa la differenza. La maggior parte di queste nuove leve non le sanno prendere, sono canne vuote".

Sei una persona sempre molto chiara e schietta: quale sono le categorie dalle quali ti aspetti di più?
"Partiamo dal presupposto che faccio il tifo per tutti i nostri ragazzi, tutte le categorie possono fare bene. Certo, io ho un debole da sempre per le categorie Allievi, i 2005 sono strutturati benissimo e mi aspetto ottime cose. Sono all’altezza della situazione, così come i 2004. Vediamo, sono convinto che a piccoli passi raggiungeremo i nostri obiettivi. Siamo tranquilli, calmi, dobbiamo pensare solamente a giocare a calcio e i risultati arriveranno. Nessun trionfalismo, ad agosto tutti hanno vinto il proprio campionato, ma i conti si fanno a maggio, giugno, ne deve passare tanta di acqua sotto il ponte".

Si respira grande fermento. Che messaggio vuoi inviare ai tuoi compagni di avventura?
"Uno in particolare, a Fabio Di Marco. Lavora nell’ombra e spesso non è chiara la sua importanza all’interno della società. Fare il direttore generale non è semplice, ora è una carica che spesso si assegna a chi si vuole dare un contentino, ma non funziona così. E Fabio mi ha dato ulteriore dimostrazione del suo lavoro sia come persona, che come uomo di calcio. Lui sa cosa vuol dire svolgere questo ruolo, invece ne sento di tutti i colori".

Per esempio?
"Sento persone presentarsi come amministratori delegati, direttore generali, ma in realtà di cosa parliamo? Sono personaggi senza arte né parte che occupano caselle giusto per fare i complimenti al loro presidente".

L’ultima domanda la riserviamo per i ragazzi: cosa vuoi dire ai tuoi giovani calciatori?
"Intanto sono felice che sono rimasti tutti i confermati, anche se c’era qualche fenomeno che girava di nascosto cercando di portarcene via qualcuno, ma forse si sono dimenticati con chi hanno a che fare. Quello che voglio dire loro è che qui non si fanno false promesse, se sono bravi li aiuteremo a giocarsi le proprie chance nel professionismo, ma qui non esistono fantomatici provini o quant’altro. Tanto se un club professionistico è interessato al calciatore te lo chiede direttamente, senza stage o pagamenti di convitto. Lasciate perdere queste persone, scegliete la società dove giocare in base alla serietà delle persone che la compongono, come hanno fatto i giovani che hanno scelto di sposare la causa del Real Testaccio".

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