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L’evoluzione di Ciuferri. Flavinho non è più un semplice fantasista

L’ex Lodigiani ha dimostrato di essere in grande crescita. I suoi progressi nascondono un discorso ben più ampio

26 Ottobre 2021

Flavio Ciuferri

Ciuferri in azione nel derby (Foto Torrisi)

E allora vai Flavio, ancora e ancora. Si concludeva così l’ultimo articolo che avevamo dedicato a Flavio Ciuferri, quando il 29 settembre 2020 ne elogiammo il primo gol nei professionisti. Una bordata dai venticinque metri sotto l’incrocio dei pali per l’1-5 finale in casa dell’Ascoli. Ma il tempo scorre veloce, mai come a quest’età, ed evolversi, a maggior ragione nel calcio moderno, diventa fondamentale. Soprattutto se arrivi dalle giovanili dilettantistiche. Ed infatti nei suoi primi mesi di Roma l’ex Lodigiani ha fatto sempre bene, ma si vedeva che il passo non era ancora quello dei compagni. Giusto sottolineare anche le difficoltà, a prescindere di chi sei e da dove arrivi, nell’integrarsi in un gruppo forte come quello dei 2004 giallorossi “Per voi è quasi normale, per me è tutto nuovo” esclamò mamma Barbara - che ci perdonerà per aver reso pubblica l’emozione di quel momento - sulle tribune del Benelli di Ravenna dopo che l’Under 17 aveva alzato lo Scudetto. Mai frase fu più vera, per lei, sicuramente, ma anche per Flavio, che da trequartista tutta tecnica e fantasia è diventato, pure, un intermedio di rottura, calandosi in questo nuovo contesto, tutto giallorosso. In realtà, anche ai tempi della Lodigiani Ciuferri mostrava una certa attitudine al sacrificio e all’attenzione in fase di recupero palla, ma mai come adesso. Emblematico il match di ieri pomeriggio contro il Bologna in cui recupera una decina di palloni, uno più importante dell’altro per la potenziale pericolosità dell’azione, e ne sporca altrettanti. Senza contare i posizionamenti col corpo ad indirizzare l’avversario verso una zona di campo piuttosto che un’altra. Poi la tecnica e la fantasia ci sono sempre - e sono migliorate, anche quelle - l’imbucata verticale per il gol di Pisilli lo dimostra. Ma quando c’è da mettere il piede, Ciuferri raramente si tira indietro. Pure se quel piede dovrebbe soprattuto dedicarsi a pennellare palloni verso rete e compagni. In fondo ci sarà un motivo se Gerson Caçapa, tecnico della prima squadra della Lodigiani, a La Borghesiana lo aveva soprannominato “Flavinho”. E se lo dice un brasiliano…

La fase difensiva L’evoluzione di Ciuferri nasconde un concetto che mai come negli ultimi tempi è diventato piuttosto evidente in casa Roma. I primi segnali sono arrivati proprio nel post gara della finale Scudetto vinta dalla Roma, quando Fabrizio Piccareta, che “accusammo” di essere stato troppo difensivo, rispose così: “È anche un insegnamento per i ragazzi, perché faranno i calciatori e magari troveranno allenatori che chiederanno loro cose diverse, devono perlomeno conoscerle. In prima squadra conta il risultato, potranno trovarsi nelle condizioni di dover fare una fase difensiva più bassa, non pressare sempre alti e lasciare il possesso all’avversario”. Un concetto, quello della fase difensiva, ripreso più volte anche da Alberto De Rossi. Il messaggio è chiaro: la fantasia, la qualità e la tecnica sono necessarie, ma non può essere l’unico fattore, “dobbiamo far crescere la mentalità di non prendere gol” tanto per citare proprio le parole di mister De Rossi in una recente intervista. Non è un caso se lo stesso aspetto è stato rilevato anche in Niccoló Pisilli qualche settimana fa (Clicca qui per l’articolo completo). E non è neanche un caso se la Roma abbia scelto un allenatore così esperto per l’Under 18 come Giuseppe Scurto. Un tecnico proiettato verso la Primavera ed il calcio dei grandi. Questa Roma sembra molto più matura, sembra più una prima squadra che un under.

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