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L'intervista

Fabrizio Piccareta: "A Roma sono stato benissimo. Vi racconto la mia storia"

L'ex tecnico della Primavera della SPAL, sollevato dall'incarico da poche settimane, ha parlato della sua esperienza nella Capitale

18 Febbraio 2022

Fabrizio Piccareta e lo staff dopo lo Scudetto (©De Cesaris)

Fabrizio Piccareta e lo staff dopo lo Scudetto (©De Cesaris)

Giro del mondo: dalla Finlandia al Portogallo. E quella volta a Wembley con Di Canio

"Purtroppo non sono stato un calciatore professionista, ho giocato nelle giovanili della Sampdoria ma la mia carriera si è sviluppata perlopiù in ambito dilettantistico. Ho deciso allora di iniziare il percorso da allenatore. Nel 2004 ho cominciato a girare il mondo con Inter Campus, imparato la lingua inglese e fatto tante esperienza. Successivamente ho avuto la possibilità di partecipare ad un corso a Coverciano e lì ho conosciuto Paolo Di Canio, era il 2008. Abbiamo condiviso quel percorso a dir poco formativo, le nostre idee calcistiche si sposavano alla grande" ha esordito ai nostri microfoni Fabrizio Piccareta, il tecnico che nella scorsa stagione ha condotto i 2004 della Roma allo Scudetto di Under 17. La sua carriera, tra un paese e l'altro, iniziò però molto tempo prima. "Quando Paolo ha iniziato ad allenare in Inghilterra mi ha chiesto di fargli da vice. Sono stati tre anni pieni di successi e soddisfazioni. Alla prima stagione in League Two, alla guida dello Swindon Town, abbiamo subito vinto il campionato, arrivando poi alla finale di coppa giocata a Wembley. 52mila spettatori, in quello stadio, ho ancora i brividi. Nell'anno successivo eravamo primi in classifica in League One, ma a febbraio siamo andati via per alcune incomprensioni con il club. Allora l'impresa con il Sunderland, che siamo riusciti a portare in salvo in Premier League con sole sette partite. Pochi mesi più tardi, sempre in Premier, alle prime difficoltà siamo stati esonerati".

Perché Di Canio non ha più allenato?
"Ha dimostrato di essere una persona che non scende a compromessi. Dopo Sunderland, ad esempio, gli arrivò una proposta dal Celtic, ma lì c'era già uno staff. Pur di non abbandonarci Paolo rifiutò l'incarico. Questo la dice lunga sullo spessore umano della persona. Poi ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale il percorso che ha avviato in ambito televisivo, penso che sia stato gratificato da quello e adesso prosegue per quella strada".

Come sei tornato personalmente in pista?
"Diciamo che ho aspettato un paio d'anni per tornare a lavorare insieme ma così non è stato. Mi sono ritrovato a dover ricostruire il mio percorso. Ho girato un po', tra Serie B in Portogallo, poi ho svolto il ruolo di osservatore nelle giovanili italiane, un anno di vivaio Sampdoria e poi la Finlandia, per due stagioni e mezzo. Anche lì mi sono tolto belle soddisfazioni come la vittoria della Coppa di Finlandia con l'Inter Turku. Ero in procinto di firmare il rinnovo ma arrivò la chiamata della Roma. La voglia di tornare in Italia era tanta, per di più in una società blasonata come quella giallorossa".

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