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L'INCHIESTA/3

L'Italia s'è persa - Chi paga e chi viene pagato: provini e ritiri, ma se sei bravo...

In questa seconda tappa le problematiche nelle giovanili regionali: regali e rimborsi ai possibili "campioni" e le nuove forme di guadagno dei club

15 Aprile 2022

L'Italia s'è persa - Chi paga e chi viene pagato: provini e ritiri, ma se sei bravo...

Dopo aver analizzato la situazione della Scuola Calcio, la seconda tappa della nostra inchiesta 'L'Italia s'è persa' punta i fari sul Settore Giovanile delle società dilettanti. Una volta chiuso il percorso dell'attività di base, i giovani che decidono di andare avanti entrano nel mondo dell'agonistica e le cose non migliorano di certo, anzi... A eccezione di rari casi, non esistono più i tempi in cui non si pagava per giocare nelle giovanili. Oggi la maggior parte dei club, per “rendere sostenibile” l'attività, prevede il pagamento di una quota dal primo anno di Giovanissimi fino alla Juniores, i più virtuosi si riducono all'acquisto del kit e chiudono un occhio “se il ragazzo vale”. Le cifre sono inferiori all'iscrizione della Scuola Calcio, anche se poche centinaia di euro per la stagione bisogna considerarle, e pertanto non rappresentano un business portante per il club. Così sono altri gli escamotage per introitare.

Ritiri e provini Sono sempre più in voga negli ultimi anni. Nel precampionato le società si organizzano per portare le squadre fuori città al fine di svolgere la preparazione. Ovviamente i costi (anche in questo caso parliamo di qualche centinaia di euro per viaggio, vitto e alloggio), sono a carico delle famiglie. Fin qui nulla di male. I dubbi sorgono quando verso la fine dell'estate si assiste alla partenza di rose numericamente spropositate. Conveniamo sul fatto che per affrontare una stagione sportiva un gruppo squadra composto da 22/25 giovani calciatori sia più che sufficiente? Eppure quando si parte, in alcuni casi, si contano oltre 40 atleti. Ovviamente non tutti faranno parte dell'organico, ma intanto pagano e garantiscono un piccolo guadagno. Così di ritorno dal ritiro sono due le possibilità per i giocatori che non verranno inseriti nel team: verranno lasciati liberi, in alternativa saranno vincolati ed eventualmente girati in prestito o resteranno praticamente un anno seduti tra tribuna e panchina (quando gli va bene) a guardare i compagni. Ma non è l'unica forma di ricavo, perché da qualche anno hanno preso parecchio spazio anche i raduni per “mostrare alle professioniste” i propri talenti. Come funzionano? Anche in questo caso una somma contenuta (intorno ai 100/200 euro) riconosciuta alle società di appartenenza o quella organizzatrice consente di poter partecipare a provini davanti a pseudo-osservatori di club di Serie A, B e C. Scendono in campo i calciatori paganti con l'illusione di giocarsi la grande chance, ma alla fine non viene selezionato nessuno e, stando ad alcune rivelazioni a microfoni spenti, in alcuni casi questi rappresentanti neanche fanno parte delle società professionistiche. Una sorta di attori, roba da rabbrividire.

E se è un fenomeno? Si ribalta completamente la situazione, perché il talento può garantire introiti molto più interessanti, quelli del premio di preparazione. Ora non ci addentreremo nel dettaglio di come funziona questo meccanismo che prevede, come tutti sappiamo, il riconoscimento del pagamento di una somma ai club che abbiano formato giovani calciatori nel proprio settore giovanile e che matura al momento della stipulazione di un tesseramento pluriennale con una prima squadra. Per tantissimi anni è stato l'incentivo per eccellenza per chi svolge attività con il vivaio, ma con la crisi economica del calcio e le professioniste sempre meno abbienti lo scenario è cambiato. Fondamentalmente sono diminuiti gli investimenti più rischiosi: le grandi chiedono sconti quando non vi sono probabili garanzie di successo o spendono solo quando le possibilità che un giovane sfondi sono maggiori. Così quando si annusa il profumo del campioncino molte dilettanti fanno di tutto per accaparrarselo e lo fanno con metodi poco trasparenti o al di fuori di quanto è concesso dalla legge. Gli esempi che possiamo fare sono svariati: dal regalo al giovane (abbigliamento, cellulari, motorini, c'è chi si è spinto oltre e ha offerto le minicar), fino ai premi e a veri propri accordi economici (soldi per gol fatti, numero di presenze, gettoni a partita, rimborsi mensili). Ma se proprio non bastasse, per mettere le mani sul ragazzo si coinvolgono anche i genitori, magari con qualche omaggio, oppure con un vera e proprio pagamento in stile procuratore, addirittura c'è chi offre un posto di lavoro. E in questo scenario, immaginarsi un quattordicenne di valore capace di restare con i piedi per terra con tanta strada e sacrifici da affrontare o che custodisca in sé la fame giusta per arrivare, sembra quasi utopia.

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