Cerca

L'INCHIESTA/1

L'Italia s'è persa - Un calciomercato privo di logica: ci rimettono solo i ragazzi

Zero scrupoli e false promesse: nel movimento laziale si registra un viavai sempre più frenetico tra squadre dilettanti

15 Aprile 2022

L'Italia s'è persa - Un calciomercato privo di logica: ci rimettono solo i ragazzi

Parliamo di fenomeno che negli ultimi anni ha avuto un'impennata smisurata. Il calciomercato giovanile, nello specifico quello che coinvolge esclusivamente trasferimenti da club dilettante a club dilettante, ha subìto in queste ultime stagioni una crescita dovuta più agli interessi delle società che a quelli del giovane calciatore. In estate i cellulari di mamma e papà squillano in continuazione – con qualche genitore che resta anche ammaliato da questo suo nuovo ruolo di “procuratore” – e la corsa al giovane talento è sempre più spietata e improntata alla vittoria di un titolo, piuttosto che sulla formazione del tesserato. Così, anche in campionati in cui dovrebbe prevalere la possibilità di “aspettare” la crescita effettiva di un ragazzino, ecco che gli allenatori puntano sulla fisicità. Perché in Under 14 e in Under 15 è più facile vincere con una punta e un centrale difensivo dalle caratteristiche fisiche superiori alla media, piuttosto che lavorare su un ragazzo meno formato fisicamente, ma che vanta un bagaglio tecnico di prospettiva. E per gli allenatori, spesso esonerati per motivazioni legate esclusivamente al risultato, diventa una scelta quasi obbligata a tutela del loro ruolo puntare su chi dà più garanzie di raggiungere il traguardo sportivo, tutto questo a discapito di chi ha potenzialità importanti ma è in ritardo dal punto di vista dello sviluppo. Motivazioni che in estate mal consigliano anche i direttori sportivi, che domandano "quanto sei alto" invece di preoccuparsi se il nuovo arrivato è in grado di effettuare il giusto gesto tecnico per uno stop o un tiro. Fattori, inoltre, che suggeriscono di puntare su un tecnico con un bagaglio di conoscenze non eccelse ma con la propria corte di papà e figlioli al seguito, che su un insegnante di calcio però estraneo a questo tipo di dinamiche. Con lui porta il "fenomeno" di turno, insieme ad altri cinque, sei calciatori funzionali alla conquista di un play off o di una salvezza, non preoccupandosi minimamente di curare la crescita di talenti importanti ma che hanno bisogno di più tempo. Ma se non diamo la possibilità a questi giovani di crescere a 14 anni nel dilettantismo, come possiamo pensare che accada nel professionismo o nelle prime squadre? Come indignarsi quando nelle massime competizioni italiane un diciannovenne non viene gettato con coraggio nella mischia di un match di cartello, se nella nostra cultura calcistica non si ha la fermezza di farlo nei tornei per adolescenti? In questi ultimi anni abbiamo visto giovani di belle speranze perdersi tra i vari settori giovanili del Lazio, cambiando società ogni stagione durante il loro percorso nell'agonistica attratti dalla "certezza" di un immediato passaggio al professionismo che non avverrà mai. Questo significa ogni anno ricominciare, ogni anno cambiare metodologie di lavoro e compagni di squadra, senza dare valore a quanto imparato nella precedente esperienza calcistica e umana. Tutte situazioni esasperanti per un ragazzo che a diciotto anni, disilluso dalle tante promesse mai mantenute e ascoltate ogni estate sotto l'ombrellone, semplicemente smette di giocare. Così il suo talento, in molti casi, lo potrete continuare ad ammirare mentre passeggiate in riva al mare, o per strada, o in un torneo amatoriale di calcio a 5. Dove può dare sfogo alle sue capacità e alla sua fantasia, senza essere più ingabbiato da un sistema che ha scelto di sfruttarlo e non di formarlo.

L'Italia s'è persa - Un sistema che non coltiva più il talento

Dribbling dimenticati, tecnici poco preparati e l'ossessione del risultato: coraggio e fantasia si spengono

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE