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Speciale derby

Roma, Litti un top player. Bene Ragone, spicca Mirra. Nardozi lottatore

I giallorossi si aggiudicano il primo round dei Quarti di Finale Scudetto contro la Lazio. Ennesima prova più che convincente dei ragazzi di Gianluca Falsini

23 Maggio 2022

Esulta la Roma

Esulta la Roma (Foto ©Cervera)

Se forse mercoledì non era bastato per avere un'idea più decisa del percorso nella post-season della Roma, la sfida di ieri a Trigoria ha fornito ulteriori conferme. Nel ritorno degli Ottavi di Finale Scudetto, contro l'Inter, la formazione di Gianluca Falsini era riuscita ad arginare totalmente la qualità dei nerazzurri. Lo stesso si può dire del derby con la Lazio. I due grandi nomi biancocelesti, Gelli e Serra - se pur non al meglio della condizione fisica - hanno sofferto tantissimo la gabbia costruita dalla Roma non riuscendo di fatto mai a pungere. E Falsini sapeva bene quanto i due "terribili" di Alboni fossero in grado di far male a chiunque. Il tecnico giallorosso lo ha provato sulla propria pelle nei mesi precedenti. Nell'andata al Green Club, quando Serra soffiò a Mirra il pallone prima di essere steso in area dal centrale romanista conquistando il penalty trasformato poi da Gelli. Oppure nel ritorno a Trigoria, quando sempre Serra s'innalzò a trascinatore assoluto con una splendida prova, due assiste e giocate fenomenali. Sempre insieme a Gelli, faro delle offensive biancocelesti. Nulla di tutto questo si è rivisto nel primo round dei quarti Scudetto ed il merito è tutto della Roma. 

Il modulo convince

Già nella doppia sfida con l'Inter Gianluca Falsini aveva proposto il 3-5-2, se pur con un'interpretazione leggermente diversa rispetto al derby di ieri. Caso eloquente quello di Mattia Almaviva, che tutto è meno che prima punta, ma che contro i nerazzurri aveva vestito alla grande i panni del falso nueve. Lo stesso con la Lazio, ma con un'interpretazione del ruolo ben diversa, molto più da centravanti alla ricerca della profondità che da finto attaccante volto ad abbassarsi per orchestrare la manovra. Ciò che più ha convinto, però, è quella difesa a tre che sembra sposarsi alla grande con le caratteristiche dei centrali giallorossi. A giocare un ruolo fondamentale in mezzo a Plaia e Mirra è stato Diego Ragone, nostro Osservato Speciale in vista della stracittadina. Il jolly di Falsini nel primo tempo ha ricoperto alla grande l'incombente compito di restare in marcatura su Serra, aprendosi poi in fase di possesso per l'impostazione dell'azione. Come accennato, però, un grande plauso va fatto anche a Jacopo Mirra che nel primo tempo ha avuto qualche incertezza in copertura, ma che nella ripresa si è innalzato a leader difensivo, neutralizzando ogni possibile pericolo proveniente dai piedi di Serra e proteggendo al meglio la porta di De Franceschi insieme a Plaia. Da sottolineare l'intuizione tattica di Falsini: all'intervallo il tecnico avanza proprio Ragone sulla linea dei centrocampisti acquistando un uomo in mezzo al campo, passando così alla difesa a quattro che senza il numero 4 riusciva comunque a contenere Serra & Co. Un rischio, per certi versi, quello che si è preso l'allenatore giallorosso, ma che alla fine dei giochi gli ha dato ragione. Restando sempre in tema di "modulo che convince", l'accortezza difensiva dei tre centrali ha permesso ai due esterni di dare sfogo alle proprie capacità offensive. Marco Litti a sinistra e Alessandro De Luca sulla destra hanno fatto il bello ed il cattivo tempo. L'esterno ex Frosinone ha sfiorato anche la rete nel primo tempo, mentre nella ripresa si è guadagnato il fallo da cui nasce poi il vantaggio giallorosso firmato dal collega. Nota di (stra)merito per Litti, su cui ci sono sempre stati pochissimi dubbi, ma che negli ultimi mesi è cresciuto in maniera esponenziale e sotto tutti i punti di vista. La magistrale punizione (Clicca qui per gli highlights) che ha spezzato la supremazia della Lazio - vittoriosa nei precedenti due derby - è la ciliegina su un momento di forma strepitoso. 

Centrocampo e attacco: quando il sacrificio conta più della qualità

Pochi dubbi sulla qualità tecnica dei due reparti in questione. Almaviva, Della Rocca, Pedro Lopes e Mannini, ma non solo, sono giocatori che al pallone danno del tu, soprattutto il primo della lista. Contro una Lazio come sempre ostica da affrontare, però, la tecnica non sempre basta e le due stracittadine perse ne hanno dato la conferma. Tutti loro hanno "snaturato" le proprie capacità tecniche per infondere alla Roma corsa e atletismo. Eloquente la prova di Mattia Della Rocca, che non è certamente un mediano naturale, ma che ha corso senza sosta dietro a tutto e tutti in fase di non possesso, così come nei momenti in cui la Roma ha attaccato, riuscendo a fornire sempre un'opzione in più al portatore di palla. O Pedro Lopes, che quando ha visto Della Rocca uscire dal campo stremato ha indossato i suoi panni, abbandonando un'interpretazione prettamente da playmaker e rimboccandosi le maniche da mastino davanti la difesa. E Mattia Mannini, che in quanto a dedizione e sacrificio non scopriamo certamente ora, ma che ha confermato ancora una volta tutta la sua voglia, a maggior ragione se consideriamo il diretto concorrente decisamente impegnativo con la quale si è battuto, ovvero l'ex Tor Tre Teste Marco Volpe. Dulcis in fundo Mattia Almaviva e Manuel Nardozi, quest'ultimo non inserito appositamente nella lista ad inizio paragrafo. Il perché arriva a breve. Partendo da Almaviva, la sua è stata un'altra riprova importante dell'atteggiamento con cui la Roma ha approcciato al derby. Parliamo di un fantasista tutta tecnica e qualità, il classico numero 10 che ama spaziare alle spalle dell'attacco per imbeccare i compagni e metterli nelle migliori condizioni per battere a rete. Invece all'Agostino Di Bartolomei si è battuto come un leone in mezzo ai due giganti Bordoni e Barone, tenendoli impegnati per tutto l'arco della gara con continui movimenti ad attaccare la profondità. L'obiettivo? Tenere la Lazio il più lunga possibile nei reparti. Detto e fatto. Discorso molto simile per Manuel Nardozi, che in questa stagione ha avuto un leggero calo rispetto agli anni passati, almeno dal punto di vista dello score. Qualche prestazione anche, va detto, non è stata all'altezza delle sue possibilità, così come qualche scelta da rivedere nel corso della sfida di ieri. Nonostante tutto, però, un allenatore non può mai rinunciare ad un giocatore che si batte così con tutto e tutti, lottando su ogni pallone come se fosse quello che vale la Coppa del Mondo. Ieri poteva fare sicuramente meglio in alcuni frangenti - vedi l'occasionissima davanti a Renzetti - ma non è stato neanche fortunato (il colpo di testa su corner aveva battuto il portiere biancoceleste e allora capitan Silvestri gli ha negato la gioia respingendo il pallone sulla linea di porta). Insomma, mai come nel derby di ieri abbiamo visto una Roma unita e compatta, tatticamente e caratterialmente. Una Roma unita che in questa post-season sta tirando fuori tutto il proprio potenziale, rimasto a tratti inespresso durante la stagione. 

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