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Edoardo Bove, Pietro Boer e Nicola Zalewski: la gioventù della Roma campione

Il portiere non ha mai giocato, un paio di apparizioni per l'ex Boreale Don Orione. Il polacco invece...

30 Maggio 2022

Bove, Boer e Zalewski

Bove, Boer e Zalewski

Ci sono anche loro nella vittoria della Conference League. C'è anche chi con la Roma ci è nato e cresciuto, ma pure chi sotto la Lupa ci è arrivato più tardi. Edoardo Bove, Pietro Boer e Nicola Zalewski hanno festeggiato con il resto della truppa in quel di Tirana un trofeo che ha mandato in estasi un'intera città. Oramai scendere nel dettaglio tecnico, nelle specifiche che hanno permesso a questi tre giovanotti di conquistare la prima squadra lascia il tempo che trovano. Oramai fanno parte dei grandi, sono andati in tv e li conoscono tutti. A Roma, in Italia e in Europa. Senza distinzioni per qualità, ruolo o minutaggio, tutti sono stati importanti. A dircelo è stato lo stesso Special One in una commovente lettera di saluti prima di partire per le meritate vacanze: "Io ho bisogno di abbracciare tutti. Ho bisogno di esprimere la mia gratitudine a tutti i calciatori: da Rui (Patricio, ndr) che ha giocato 54 partite, fino a Pietro (Boer, ndr) che non ha giocato neanche un minuto. Ma in questa squadra tutti hanno giocato ogni singolo istante di ogni singola partita". Se ne sono fatti una ragione anche Boer e Bove, a cui sarebbe curioso chiedere se avessero preferito disputare qualche partita in più altrove oppure vivere emozioni come quelle di Tirana. Sul primo qualche dubbio potremmo averlo, alla fine a Roma ci si è quasi ritrovato iniziando il viaggio nella laguna di Venezia. Per Bove parlano i suoi occhi quando qualcuno pronuncia quelle quattro lettere.

Dalla Boreale Don Orione con furore: EDOARDO BOVE

Quelle quattro lettere che gli stavano per sfuggire perché si era dimenticato di andare a Trigoria per il secondo provino, dopo aver superato il primo. Ma era troppo forte per non entrare nell'academy giallorossa e il primo a rendersene conto fu proprio Bruno Conti quando durante il campus estivo organizzato dalla Roma gli chiese: "Tu che ci fai qui? Sei stato preso". Il resto è storia nota, anche quella delle under, che vi abbiamo raccontato di stagione in stagione. Sin dall'Under 15, quando ha iniziato subito a brillare di luce propria. Poi qualche problemino fisico lo aveva lì per lì frenato, ma anche le noie muscolari si sono presto arrese al suo talento. E allora il tempo che continua ad essere scandito dalla maglia giallorossa, mentre gli anni vanno avanti e le categorie aumentano per coefficiente di difficoltà. Per gli altri, mica per lui. L'esordio in Primavera, le prime prestazioni da big anche nel massimo campionato giovanile. Da una prima all'altra, di volta in volta più bella. Il debutto in Serie A insieme a Zalewski nel finale della scorsa stagione fino all'emozione più grande di tutte: il primo gol in maglia giallorossa

From Rui to... PIETRO BOER 

Inizia a giocare a calcio nel Favaro Veneto, società dilettantistica di Venezia, prima di compiere il salto nel settore giovanile arancioneroverde. Nel 2018 Roma e Venezia si affrontano per un'amichevole e lì il sogno capitolino prende forma per Boer che in estate approda a Trigoria. Pian piano inizia ad affermarsi nel vivaio romanista, crescendo esponenzialmente in Under 18 nella travagliata stagione 2019/2020 in cui Boer emerge come uno dei migliori in assoluto. Lo stesso nella successiva annata in Primavera, dove però inizia pian piano a doversi contendere il posto con Mastrantonio. Boer nel frattempo esordisce in prima squadra nella sfida di Europa League andata in scena a Sofia contro il CSKA, per poi continuare da terzo portiere con i grandi. Insomma, anche Pietro Boer si è fatto apprezzare quest'anno e se Josè Mourinho lo ha citato in quel modo un motivo deve pur esserci. Molto probabilmente in estate saluterà la Capitale per mettersi in gioco e accumulare minutaggio, ma le emozioni vissute nella Capitale lo accompagneranno per sempre. 

Il polacco più romanista di tutti: NICOLA ZALEWSKI  

Nell'introduzione abbiamo appena scritto che tutti sono stati importanti, dal primo all'ultimo, nessuno escluso. Tutti con la stessa dose di importanza. Però un battito di mani in più Zalewski lo merita. Perché nella prima parte di stagione ha giocato poco e niente. Poi la scintilla nella mente di Josè Mourinho. Per certi versi ci si aspettava un fuocherello, magari timido, insomma le classiche prime apparizioni da giovane. Qualche giocata da applausi dovuta a talento e spensieratezza, alla voglia di mettersi in mostra, accompagnata da un paio di sbavature di cui, solitamente, tutti gli esordienti si rendono protagonisti. É il solitamente che ha fregato i più. Le considerazioni sul 2002 sbocciato nella Nuova Spes Poli hanno presto cambiato forma: si è passati allora dal "Questo Zalewski compie diverse giocate molto interessanti" al "Passa il pallone a Zalewski che difficilmente lo perde". Come se non bastasse, oltre a non sbagliare mai, è diventata una vera arma in più per la Roma, che ha trovato nel suo nuovo esterno sinistro quel fantasista che illuminava in zona offensiva con la Primavera. L'efficacia con cui attacca gli spazi è quella che abbiamo imparato a conoscere negli anni. La solidità difensiva che lo ha contraddistinto, invece, ha in parte sorpreso. Quella spavalderia nell'affrontare gli avversari, qualunque essi siano, ha fatto invece il paio con un atteggiamento da romanista. Con giocate quasi imprudenti, ma mai banali, come le parole che ha pronunciato quando tutti i riflettori erano rivolti su di lui. Un po' come il pallone su cui si è avventato nella notte contro il Manchester United. L'arte di non aver paura lo ha sempre contraddistinto - ricordate? La strada sembra ormai tracciata per Nicola Zalewski che di questi tempi, quattro anni fa, portava a considerazioni del genere. La certezza, se pur di una pasta completamente diversa rispetto al 2018, è sempre lui. Stavolta, però, il sogno si è fatto realtà. La truppa di Josè Mourinho è arrivata in un porto festante, tutto giallorosso. E col vessillo. 

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