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L'editoriale

L'importanza delle lacrime per chi non ha mai conosciuto la sconfitta

Martedì sera la Roma ha perso la finale Scudetto di Primavera contro l'Inter. É stata la prima delusione per tanti giallorossi, soprattutto quelli nati nel 2004

03 Giugno 2022

Filippo Missori

Filippo Missori (Foto ©De Cesaris)

Quando sei in svantaggio in una finale Scudetto e senti il primo dei tre fischi dell'arbitro ti crolla il mondo addosso. La consapevolezza di aver dato tutto e di meritare il tricolore viene annientata dalle urla e dalla gioia di chi ha in mano la coppa. "Chi vince ha sempre ragione" e come dargli torto. Non senza qualche ingiustificata pernacchia alle spalle, in tempi non sospetti, dalla panchina del Sassuolo Roberto De Zerbi disse che lui e i suoi ragazzi o vincono o imparano. Eccolo il concetto che la Roma deve far proprio dopo la delusione consumata proprio al Mapei Stadium. E il motivo vien da sè: i tanti 2004 che hanno affrontato l'Inter, compresi quelli rimasti in panchina, fino a pochi giorni fa non sapevano nemmeno cosa volesse dire uscire sconfitti da una gara con la coppa a bordo campo. Il concetto non poteva che farlo proprio Giacomo Faticanti che nel post partita - dopo aver concluso la finale da capitano - ha ringraziato tutti con una frase emblematica: "A volte si vince, a volte si impara". Lui ha vinto spesso, praticamente sempre. Martedì sera ha imparato. Ha imparato insieme a Davide Mastrantonio, Filippo Missori, Riccardo Pagano, Cristian Padula, e Luigi Cherubini, oltre a Gabriele Baldi, Jacopo Del Bello e Niccolò Pisilli rimasti in panchina, che non avevano mai provato questa sensazione sulla propria pelle. Lo Scudetto di Under 15 nella stagione 2018/2019 e quello conquistato lo scorso anno in Under 17, oltre ad una miriade di partite e tornei dai quali sono usciti vittoriosi. Mancherebbe all'appello quello in Under 16, ma perché una pandemia aveva bloccato il mondo. Solo Pagano aveva assaporato le lacrime che gli colavano sul viso dopo la finale Scudetto di Under 18 (in cui giocò da sotto età) persa con il sorprendente Genoa, mentre Davide Mastrantonio veniva piegato da super Cortinovis nei Quarti di Finale in Primavera 1 condannando i giallorossi all'eliminazione. Forse è proprio per questo che martedì sera il fantasista è entrato con la voglia di spaccare il mondo, prendendo per mano la Roma nell'assalto finale alla porta di Rovida. Sta di fatto che l'assalto è stato presto neutralizzato e l'ondata di gioia nerazzurra si è subito abbattuta sui romanisti. Romanisti che nella finale si sentivano - giustamente - superiori pur essendo consapevoli della forza dell'avversario. D'altronde la classifica della regular season aveva parlato piuttosto chiaro. Romanisti che dopo la grande delusione sono andati a ringraziare amici e sostenitori in un cielo, quello sopra al Mapei, costellato dei coriandoli interisti, con uno sfondo a tinte fortemente giallorosse. "Siamo diversi" ha scritto capitan Filippo Tripi (del 2002) con una foto romanista che più romanista non si può. Lui che ci ha provato in tutti i modi a riportare il tricolore nella Capitale, come ci aveva provato tre anni fa nella finale Scudetto di Under 17, ma fu sempre l'Inter a negargli la gioia. La maturità di questa squadra è emersa veemente anche nelle parole, oltre che nei piedi e nella testa, e pure dopo una delusione del genere. Come ha scritto Filippo Missori, dopo essere scoppiato in lacrime e venire consolato da Bruno Conti: "La Roma è passione, la Roma è coraggio, la Roma è felicità". 18 anni, uno Scudetto perso pochi minuti prima. La lucidità di un gigante. Ecco perché queste lacrime sono - e soprattutto saranno - fondamentali. Perché a tanti di questi ragazzi, Missori in primis, finora era andato tutto troppo bene. E invece il calcio è anche e soprattutto dolore, perché nella maggior parte dei casi le sconfitte sono sempre di più rispetto alle vittorie. I 2004 della Roma si sono scontrati con la realtà anche troppo tardi, ma questo non riduce il valore di questa sconfitta, piuttosto lo amplifica. Viviamo un calcio in cui il risultato è tanto, se non tutto, e proprio per questo le lacrime, quelle lacrime, valgono anche da insegnamento per tutti i bambini e ragazzi che si affacciano su un campo per la prima volta. Vincere sempre è bello, ma anche impossibile. É nelle sconfitte che si cresce. É nelle cadute che si capisce quanta forza abbiamo per rialzarci. "Ogni fallimento è un passo verso il successo" e se una finale di Scudetto Primavera persa è un fallimento grande, il successo lo sarà ancor di più.  

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