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Roma: Almaviva, Feola, Ragone, De Franceschi e non solo. Le certezze

La vecchia guardia ha rappresentato lo zoccolo duro sul quale è stato costruito il successo tricolore. Gli ultimi arrivati la marcia in più

30 Giugno 2022

Almaviva, Feola, Ragone e De Franceschi

Almaviva, Feola, Ragone e De Franceschi (©De Cesaris)

Dubbi sul gruppo dei 2006 della Roma non ce ne sono mai stati. Gli interventi di Bruno Conti tramite il mercato ad arricchire una rosa già importante avevano creato tante aspettative nei confronti della truppa di Gianluca Falsini. La stagione giallorossa, però, come più volte sottolineato ha vissuto di alti e bassi. "Bisogna accettare anche errori e prestazioni negative nel percorso di crescita" ha spiegato l'allenatore romanista dopo la finalissima Scudetto. "Si lavora per otto mesi con l'obiettivo di sviluppare le qualità dei ragazzi, poi negli ultimi due si cerca la quadratura del cerchio" ha poi proseguito Falsini. Alla fine dei giochi ha avuto ragione lui, con una Roma che dagli Ottavi di Finale in poi ha espresso tutto il proprio potenziale. E se alcuni innesti del mercato di due anni fa si sono rivelati fondamentali per il successo tricolore (Mattia Mannini e Marco Litti su tutti), la vecchia guardia del gruppo capitolino ha rappresentato lo zoccolo duro sul quale è stato fondato il trionfo. Dalla porta, gelosamente custodita da Leonardo De Franceschi, passando per la difesa - dove William Feola e Diego Ragone hanno spadroneggiato, fino all'attacco, fino a Mattia Almaviva, che tutto è meno che un attaccante. L'estremo difensore giallorosso ha decisamente alzato l'asticella nelle ultime gare, quelle decisive, completando la stagione con una prova da applausi nella finalissima di Ascoli. Il Milan non ha avuto troppe occasioni nell'arco dei 100 minuti, ma tre sono state sicuramente clamorose. Su tutte il portierone ha compiuto dei veri e propri miracoli mantenendo il bersaglio grosso inviolato. A proposito di miracoli, chiedere a William Feola per maggiori informazioni. All'ultimo secondo, sempre contro il Milan, si è piazzato davanti alla linea di porta costringendo Martinelli all'errore. É stata solo la ciliegina sulla torta di una splendida gara in cui, oltre ad aver difeso con coraggio e attenzione la propria zona per tutta la sfida, ha anche innescato quel cross al bacio partito dal suo piede destro e terminato sulla testa di Manuel Nardozi (a proposito di vecchia guardia). Il gol, i pugni stretti, l'incredulità di un ragazzo che ha iniziato la finale da centrale di sinistra e l'ha terminata da terzino destro dopo il forfait di Alessandro De Luca, costretto ad uscire per crampi. Eppure la stagione di Feola non era iniziata nel migliore dei modi: quattro panchine consecutive nel primo mese di campionato e la sfiducia che avrebbe potuto prendere il sopravvento. E invece no. Testa bassa e pedalare, sempre e comunque, con la consapevolezza che il proprio momento, in un modo o nell'altro, arriva sempre. É arrivato nell'istante più importante della stagione. Proprio quando era necessario che ognuno sfoggiasse le proprie migliori qualità. Feola allora cos'ha fatto? Si è confermato come "Il leader difensivo dai piedi buoni". Insieme a Matteo Plaia e Diego Ragone ha innalzato un vero e proprio muro nella fase finale. Un muro costruito con coraggio, intraprendenza ed estrema intelligenza. E se parliamo di intelligenza, tattica e assoluta, Ragone ne ha da vendere. Difensore centrale a quattro, a tre, mediano, intermedio. Ha giocato quasi ovunque e sempre tenendo altissimo il livello. Il percorso del jolly romanista sembra essere quello compiuto da Filippo Tripi (classe 2002 e capitano della Primavera nell'ultima stagione) nel corso degli anni all'interno del vivaio romanista. La prossima annata ci dirà di più su quale possa essere l'effettivo cammino di Ragone, ma senza dubbio rappresenterà una della colonne portanti dell'Under 17 che verrà. Ai radar di Gazzetta Regionale non era certamente sfuggita la sua crescita, ne parlammo proprio dopo la sfida di ritorno contro l'Inter e prima del doppio derby con i cugini biancocelesti. In realtà, già due anni fa la sua duttilità iniziava ad essere un fattore, al tempo era allenato da Alessandro Rubinacci, ma le cose non sono cambiate. Per sua fortuna. E se parliamo di vecchia guardia, di profili cresciuti sui campi di Trigoria e che ad Ascoli hanno conquistato il trono di campioni d'Italia, la lente non può che spostarsi su Mattia Almaviva. Come Feola, anche lui ha vissuto pochi momenti positivi nella prima parte dell'anno. Tra una collocazione tattica nella quale non riusciva a calarsi del tutto e qualche difficoltà generale che non facilitava certamente le cose, il 10 ha cambiato marcia solo da gennaio in avanti. Il primo scossone nel derby di andata della regular season, al Green Club. Partito dalla panchina e gettato nella mischia ad una mezz'ora dalla fine, il fantasista aveva perlomeno riacceso le speranze giallorosse, senza comunque riuscire ad incidere nel risultato. Poi l'evoluzione completata negli ultimi due mesi, quando da trequartista alle spalle di un attaccante, Falsini ha deciso di proporlo nel ruolo di falso nueve. Capacità tecniche e comprensione del gioco sopra la media hanno fatto il resto. La sua struttura fisica, di certo non da gigante, non lo favoriva al cospetto di difensori maggiormente piazzati. Eppure Inter, Lazio, Juventus e Milan si sono dovute arrendere tutte anche e soprattutto ai suoi colpi. Nella finale Scudetto ha letteralmente messo davanti alla porta i suoi compagni in almeno otto circostanze. Tocchi delicati, dolci, che raramente si vedono a questa età. Il tutto condito da una grinta ed una determinazione che con un numero 10, di solito, centrano davvero poco. Dopo tutti i festeggiamenti del caso, adesso le meritate vacanze e poi il ritorno a Trigoria per iniziare a preparare la prossima stagione. Da chi ripartire? Dalle certezze: Leonardo De Franceschi, William Feola, Diego Ragone e Mattia Almaviva. E non solo.  

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